La bandiera granata per l’ultimo saluto al mitico Ezio Galbiati
Adriano Guidetti: «Era un allenatore stupendo e simpatico» Montanari: «Un positivo», Scienza: «Uomo straordinario»
REGGIO EMILIA. Tanti ex granata avrebbero voluto essere presenti ai funerali di Ezio Galbiati, 83 anni ma hanno rispettato la volontà della famiglia che ha preferito una cerimonia in forma privata. Il corteo è partito dalla camera mortuaria dell’Arciospedale per il cimitero di Coviolo dove è stato cremato. La bara è stata avvolta da una bandiera della Reggiana, sì perché Ezio Galbiati per tutti è stato il simbolo della reggianità anche se era nato a Como.
«I miei ricordi – sottolinea il medico Adriano Guidetti – si perdono nella notte dei tempi. Sono stato il suo medico sociale ed Ezio mi faceva anche giocare qualche minuto con la squadra. Ero abbastanza bravo. Ezio era una persona umile e sempre disponibile tanto che quando ero presidente del Montecavolo, una volta alla settimana veniva ad allenare la squadra e come premio Marastoni gli donava sempre una punta di formaggio. Ezio era un tecnico preparato e un uomo stupendo ma anche molto simpatico. Alla domenica, ogni volta che cambiava qualcosa mi diceva “dottore va bene così?”. Quella esperienza con lui alla guida della Reggiana è stata fantastica».
Marcello Montanari era presente assieme alla moglie Monica al funerale: «Ezio è stato il mio accompagnatore negli anni che ho allenato il settore giovanile. Una persona sempre pronto a darti una pacca sulla spalla. Un positivo, sempre e comunque. Mi confrontavo con lui, gli chiedevo sempre “come sono andato” e lui aveva sempre una parola d’incoraggiamento. Una figura che mi ha sempre dato tanta energia e coraggio per andare avanti».
Beppe Scienza, oggi allenatore del Feralpisalò, è uno dei tanti ex giocatori granata che ha vissuto epidosi memorabili con Galbiati. «Quando abbiamo vinto il campionato con Marchioro – ricorda Scienza – Pippo mi ha fatto il più bel regalo invitando Ezio all’Angloitaliano. Furono tre giorni spassosi. Mi ricordo che una volta era in difficoltà nell’attraversare una strada di Londra molto trafficata e allora prese un bastone e si finse cieco per poter passare dall’altra parte. Ma è solo uno dei tanti episodi che mi legano a lui».
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