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Sgarbossa: «La Reggiana gioca bene, è bello ritrovarla così»

Sgarbossa: «La Reggiana gioca bene, è bello ritrovarla così»

La rimpatriata di Gegio Sgarbossa ai campi di via Agosti: «Ho allenato Alessi ma ora sono disoccupato, Reggio è sempre casa mia»

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REGGIO EMILIA. E' arrivato in punta di piedi, con un cappello in testa per passare inosservato, ma ben sapendo come muoversi nei meandri di via Agosti. Alcuni anni dopo il suo definitivo ritorno a Cittadella, Eugenio "Gegio" Sgarbossa, trovandosi a Reggio per far visita al figlio, ha sentito il bisogno irresistibile di tornare in quella che era la sua casa insieme ai vari Padovano, Accardi e Scienza; per citarne solo alcuni.

Per farla breve stiamo parlando di uno dei centrocampisti che ha vestito la maglia granata negli anni più gloriosi della Reggiana. Appese le scarpe al chiodo , Sgarbossa ha iniziato una carriera di allenatore finora povera di soddisfazioni ma il suo amore per il calcio non è diminuito col passare degli anni.

Gegio, nostalgia della Reggiana?

«Ho i figli in questa cittàpoi fa sempre piacere tornare sul luogo del delitto, qua mi sento a casa».

Sono trascorsi alcuni anni da allora...

«Però ne ho passati cinque importanti qua e penso di conoscerlo molto bene, questo posto».

Due promozioni in serie A ed una salvezza col Milan a San Siro: quante emozioni...

«La prima promozione è stata una cavalcata incredibile da squadra outsider. Dopo un anno, quello precedente, coi problemi legati a Fabrizio Ravanelli che voleva andarsene alla Juve, sennò si andava su un anno prima. Arrivò Marco Pacione ed inanellammo una lunga serie di risultati utili consecutivi fino a Verona dove perdemmo nonostante una mia traversa sullo 0-0 che poteva cambiare la partita. Poi però ci siamo rifatti qualche anno dopo a Verona vincendo 1-0 col gol di Strada e raggiungendo un'altra storica promozione in Serie A».

Qualche aneddoto?

"Tante situazioni belle con Accardi che ogni giorno aveva una trovata nuova. O Padovano che faceva sempre tardi all'allenamento ed arrivava con l'Harley Davidson, facendo arrabbiare Marchioro».

Li frequenta ancora?

«Ho sentito Pippo qualche mese fa mentre William Vecchi, di cui ho saputo della morte della madre, l'ho incontrato a Madrid. Morello lo sento spesso, Accardi so che è qua in giro, Gigi e Stefano De Agostini li vedo su in Veneto. Ogni tanto ci troviamo e sembra di non esserci mai lasciati».

Pietro Parente qualche tempo fa parlò delle incredibili accoglienze che vi riservavano i giocatori di bocce.

«Pietro è venuto a Reggio quando io non c'ero più però succedeva spesso che arrivassero dei salami da affettare, eravamo veramente in una grande famiglia».

La Reggiana attuale la segue?

«Sempre da lontano ma so che si sta comportando molto bene, speriamo che possa continuare sino a maggio con questi risultati».

Conosce qualcuno dei granata?

«Alessi l'ho avuto allo Spezia l'anno in cui venne poi a Reggio, anche Parola lo conosco bene. Molti degli altri sono troppo giovani per me».

Lei viene da Cittadella: non sarà qua per portarci via Angiulli o qualche altro pezzo pregiato?

«Purtroppo sono disoccupato, quindi potete stare tranquilli però so che ci sono ragazzi interessanti nella Reggiana e sono venuto a verificarlo di persona. Speriamo che Angiulli giochi in serie B il prossimo anno, magari nella Reggiana, perché è logico che i giocatori lavorino sempre per migliorare la loro posizione».

E' in cerca di una squadra?

«Spero di continuare a fare l'allenatore ma è sempre più difficile perché se non sei raccomandato non vai da nessuna parte. Poi il ruolo dell'allenatore è scaduto parecchio negli ultimi anni: sei sempre più l'ultima ruota del carro ma resti il primo a pagare quando le cose vanno male».

E' molto che non allena?

«A Cittadella, in Prima categoria, ho salvato una squadra un paio d'anni fa ma l’impresa è datata 2007/2008. Alla Spezia è stata l'ultima mia apparizione nei professionisti come vice di Soda».

Però ha allenato anche a Reggio.

«Quando abitavo qua iniziavo la stagione alla Reggio Calcio senza tesserarmi perché sapevo che a settembre-ottobre saltavano le prime panchine ed io ovviamente cercavo di approfittarne».

Troppi stranieri e troppi giovani nel calcio di oggi?

«Se arrivano stranieri bravi sono utili perché tutti gli altri si adegueranno ma ne vedo troppi già nelle formazioni Primavera. La verità è che bisogna ripensare le gestioni dei vivai, affidandole a persone competenti e pagando adeguatamente il personale».

Un ultimo pensiero ai tifosi granata?

«Ho visto che è tornato un certo affiatamento con la squadra. Hanno sofferto diversi anni e forse, a volte, sono stati illusi ma la squadra adesso c'è ed il tecnico sembra molto bravo quindi ci sono tutti i presupposti per togliersi qualche soddisfazione».

Juri Panciroli

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