L’ex arbitro Duilio Fraracci adesso corre le maratone
«Stavo andando bene, la rottura del tendine d’Achille fermò la mia carriera» Poi il podismo, con l’Atletica Scandiano: «Questo è un gruppo di veri amici»
SCANDIANO. Arbitro Fraracci di Reggio Emilia. Duilio Fraracci. Negli anni '90, era un classico della domenica sfogliare un quotidiano sportivo – o meglio ancora cercare la notizia sulla Gazzetta di Reggio – per avere ragguagli freschi su quel direttore di gara della nostra provincia, che a Foggia era solo nato, nel 1964.
La nostra terra è relativamente avara di grandi fischietti: Sergio Zuccolini è stato grandissimo, anche a livello internazionale, ma tra i collaboratori; Cesare Trinchieri è stato l’unico a dirigere in serie A. In terza serie invece hanno diretto con onore Casoli e Ruini mentre attualmente opera in serie A, come guardalinee, Daniele Iori.
Duilio Fraracci colpiva, anzitutto per il nome inconsueto e un cognome da scioglilingua, perché all'epoca la Reggiana era fra serie A e B ed era bello cercare nel tabellone di Coppa Italia o delle amichevoli estive anche di un certo livello e vedervi un anfitrione di Reggio.
«Ho arbitrato sino al '97 – racconta da Scandiano, dove si è trasferito nel 2006, da Albinea – quando un grave infortunio al tendine di Achille mi costrinse a fermarmi, a 33 anni».
In genere gli arbitri vengono dismessi per limiti tecnici, o perché ritenuti inidonei alla Can A e B resistono solo i migliori e più motivati.
«No, io mi fermai proprio per questioni fisiche. Il recupero sarebbe stato troppo impegnativo per tornare in perfetta efficienza ad alti livelli e allora appesi il fischietto al chiodo fatidico».
Era un arbitro fiscale oppure elastico?
«Applicavo il regolamento usando quando serviva il buon senso».
Ha diretto a lungo anche in C1. Quali sfide ricorda più volentieri?
«Molte. Un derby Partinico-Bagheria ricco di tensione sugli spalti e in campo, con l'1-1 in bilico. Civitavecchia-Monterotondo, prime a pari merito: l'allora designatore Pietro D'Elia era in tribuna, quella gara mi spianò la strada per la promozione in serie C a fine stagione».
E quel Taranto-Cerignola, con dodicimila spettatori in serie D?
«Era a due giornate dal termine, con i padroni di casa primi a +2 e la vittoria che valeva ancora due punti. Ma mi sovviene un Campobasso-Termoli tiratissimo, con un metro di neve a bordo campo. E poi tantissime altre gare, comprese molte di Primavera».
Il suo percorso?
«Dal 1982 al 1986, ho calcato i campi della provincia, per poi passare a livello regionale scalando le categorie fino ad approdare a livello nazionale nel 1990. Con gli "scambi" e campionato Interregionale per finire con la C2. Le emozioni sono state tantissime, ogni volta che un arbitro viene designato per un impegno sulla carta più difficile del solito l’adrenalina galoppa».
Oggi cosa fa?
«Il podista, per l'atletica Scandiano. E' un ottimo gruppo di persone, prima di tutto, ci sono atleti di livello alto che rendono orgogliosi, visti i risultati che portano a casa. Le soddisfazioni o sono tante: vedere i compagni offrire grandi prestazioni, ritrovarsi periodicamente per momenti di divertimento; organizzare nel territorio comunale gare di notevole visibilità e frequentazione».
Lei che obiettivi ha?
«A 50 anni, solo divertimento e mantenermi in forma. Non ho ambizioni particolari, se non quello di stare bene e gareggiare con regolarità».
Le manca l'arbitraggio?
«Era un hobby che mi ha dato grandissime soddisfazioni, girando tutts l'Italia. Rimane un'esperienza sportiva indelebile nella mente».
Ex calciatori si danno poi al podismo attivo: il 51enne Dante Bertoneri in Toscana si mantiene con i premi per i podi. Ma lei tornasse indietro farebbe l'atleta?
«Non cambierei nulla di quanto ho fatto a livello sportivo. Senza quell'infortunio la carriera con il fischietto sarebbe proseguita, in fondo si viene dismessi a 45 anni. Aspettavo di debuttare in C1, non so dove sarei arrivato, mi veniva detto che avevo qualità. Al podismo mi sono avvicinato per scommessa, mi dovevo allenare per la maratona di New York. Ora ne ho già corse una ventina. L'unico rimpianto può essere non avere mai lavorato professionalmente nel mondo dello sport».
E in famiglia?
«Siamo in cinque . Mia moglie Orietta Guidi, 48 anni, di Albinea, era assistente in Promozione ed è pure podista nell'Atletica Scandiano. Abbiamo tre figlie, adottate in Brasile nel 2005: Silmara ha 18 anni, Amanda 16 e Bianca 13».
Per che quale squadra tifa?
«Il Milan. Mi informo anche dei risultati della Reggiana, al Mapei-Città del Tricolore sono stato alcune volte, però manco dal 2009».
Che lavoro fa?
«Sono geometra. La crisi ha colpito pesantemente il settore dell'edilizia, cerco una nuova occupazione in qualsiasi settore mi possa far lavorare».
Vanni Zagnoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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