«Sono stato l’uomo derby ora è Alessi il mio erede»
Massimo Minetti rievoca una vittoria con la Spal: «Era la Reggiana di Cadregari partivo dalla panchina e al novantesimo ho realizzato il gol del successo»
REGGIO EMILIA. Pensi all’uomo simbolo di Spal-Reggiana e alla mente c’è un solo giocatore: Massimo Minetti. Eppure l’ex attaccante granata (153 partite con la Reggiana) ha segnato un buon numero di gol con la maglia granata, 19 per la precisione e anche uno al Milan in serie A eppure “Mino” resta l’uomo-Spal. «Ho due ricordi indelebili – sottolinea Massimo Minetti – il primo fa riferimento all’infortunio di un nostro tifoso quando un petardo gli fece perdere un dito. Eravamo a pochi minuti dall’inizio della partita e i tifosi ci chiesero di non giocare il derby».
Poi finì diversamente.
«Abbiamo giocato e perso. Era la Reggiana di Bruno Giordano che poi arrivò ai play off e tutti sappiamo come andò a finire».
E l’altro episodio?
«Con Adriano Cadregari (stagione 2002/2003) io che parto dalla panchina e al novantaduesimo segno il gol del successo. Una gioia indescrivibile».
Si sente l’uomo derby?
«Non sta a me dirlo, però in effetti nella Reggiana ho giocato oltre 150 partite e segnato anche un buon bottino di gol ma la sfida con la Spal ha sempre avuto un sapore speciale».
Potrebbe essere l’occasione giusta per tornare al Mazza in qualità di tifoso granata.
«Torno a Reggio, presto. Questo derby Spal-Reggiana me lo gusterò in televisione facendo il tifo per i granata».
Segue la Reggiana?
«Chiedo il risultato e poi qualche amico reggiano mi tiene informato su come vanno le cose. So, ad esempio, che quest’anno la squadra è giovane ma di valore e pratica un buon calcio. I tifosi sono contenti».
Servirebbe l’approdo alla serie B.
«E’ fondamentale che la dirigenza non faccia come è successo in passato: una continua rifondazione. Occorre dare continuità a un gruppo e avere stabilità a livello dirigenziale per costruire una Reggiana ambiziosa».
A chi vuole passare il testimone di uomo derby?
«Alessi. Ha le qualità e poi in questa povertà tecnica lui è un gigante. Adesso i giocatori corrono corrono ma con la palla in mezzo ai piedi sono in difficoltà».
Fa ancora il locandiere?
«No, adesso faccio il papà tempo pieno. Da un anno è nata Zoe».
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