Gazzetta di Reggio

Sport

Luca Rabitti ha scelto «Meglio tirare frecce che calci al pallone»

di Alessandro Zelioli
Luca Rabitti ha scelto «Meglio tirare frecce che calci al pallone»

Ex giocatore e trainer, ha chiuso per sempre con il calcio «Lo sport dell’arco mi ha riconsegnato il giusto equilibrio»

4 MINUTI DI LETTURA





SCANDIANO. Si saturò a tal punto da scomparire dal calcio. Dopo una vita spesa a correre dietro ad un pallone, Luca Rabitti qualche anno fa abbandonò il mondo del calcio. Lo fece in silenzio proprio perché quello sport, che pure ama ancora, lo spense. Mollò il fischietto _ era un allenatore di grande prospettiva _ e disse basta. Quel mondo non gli apparteneva più.

Da un paio d'anni, il suo nome è tornato a circolare, ma in uno sport completamente diverso. Luca Rabitti ai Regionali di Tiro con l'Arco organizzati dalla società Arcieri Orione di Casalgrande nello scorso week end, ha vinto una medaglia di bronzo individuale e un oro a squadre.

Non male per uno che tira da poco più di due anni.

«Sono sorpreso anch’io _ ammette l'ex centrocampista _ ma questa è la bellezza di uno sport dove tutto si azzera quando sei davanti alla linea di tiro. In quel momento esisti solo tu e quel bersaglio da centrare».

Per anni le cronache erano piene del cognome Rabitti. Lei e suo fratello a Bagnolo, papà Franco come dirigente, zio Mauro prima attaccante professionista poi allenatore, suo cugino Agostino. Ora nel calcio sono rimasti solo Mauro e Agostino.

«Si, zio Mauro è al settore giovanile del Parma , Agostino è passato alla Folgore Rubiera. Ago è molto più giovane e quindi ha ancora molto tempo per riempire i giornali. Io invece col calcio ho chiuso».

Nessun litigio o delusione?

«No. Ho vissuto il calcio con passione e partecipazione emotiva. Avevo voglia di provare qualcosa di nuovo. Non c'è un motivo speciale. Ora sto provando le stesse emozioni. Ma il calcio non lo seguo più, anche se è quasi impossibile non ricevere notizie visto che te le propongono sempre. Io però non vado a c©RIPRODUZIONE RISERVATAercarle. Ero proprio arrivato, come si dice, a livello».

Ed ecco il tiro con l'arco. Come si lascia uno sport di squadra per passare ad uno individuale?

«Qui sta il cambiamento. A 40 anni dovevo ripartire da zero, ritrovare un giusto equilibrio e questo sport me lo ha permesso. Essere soli contro il bersaglio, ecco lo sconvolgimento totale. Se sbagli non ti puoi arrabbiare. Devi isolarti, calmarti. È stato il meccanismo che mi ha dato la spinta per fare questa cosa nuova. Avere fatto sport di squadra, però, mi aiuta nell'approccio al lavoro settimanale, non sempre ad orari prestabiliti. La costanza e la voglia di migliorarmi, la competizione, sono quelle di un tempo».

Ma perché proprio l'arco?

«Per diversi anni in vacanza ho frequentato villaggi turistici. Quelli dove tra i momenti di svago c'è il tiro con l'arco. Mi piaceva, ma avevo sempre impegni come calciatore prima e poi come allenatore».

«Due anni fa, invece, ero libero e mi sono detto: perché no? Ho cercato la società più vicina a Scandiano. Ho fatto un corso ed ora sto gareggiando».

Con grandi risultati.

«I risultati ottenuti mi gratificano ma devo migliorare e parecchio. Mi fa piacere essere riuscito a lavorare molto su me stesso, puntavo su questo».

Eppure ha già disputato un campionato italiano e presto gareggerà per il secondo.

«L'anno scorso riuscii a qualificarmi come riserva per la gara a squadre ai Tricolori di Carpi. Tirai anche qualche volèe e per me fu il massimo. Anche perché vidi all'opera campioni che avevo visto solo in televisione. Quest'anno cercherò di essere utile alla causa».

Dove differisce maggiormente questo sport, dal calcio?

«La cosa bella è che vai a tirare con persone diverse da te, nel calcio invece sono tutti molto simili. Nel tiro con l'arco trovi persone disabili, donne, bambini e non sai pesarli perché proprio diversi da te. Persone a cui potresti dare poco credito, magari sono cecchini insospettabili. E la schiappa può tirare a fianco del campione italiano o mondiale. È uno sport molto democratico».

Cosa non le manca assolutamente del calcio?

«Le tante chiacchiere vuote e inutili. Ma mi sono rimasti molti amici che frequento ancora».

Dovesse arrivare la chiamata della Juventus?

«La valuterei come qualsiasi altra. Due mesi fa, anche se da anni sono fuori dal giro, fuori dal giro, mi è arrivata una proposta per allenare. Ho preferito il tiro con l'arco. Chi era? Non la Juventus...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google