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Menetti: «Non sono un curvaiolo ma amo stare nella Sud»

di Roberto Tegoni
Menetti: «Non sono un curvaiolo ma amo stare nella Sud»


Il coach della Pallacanestro Reggiana: "Qui a Reggio siamo abituati che quando si fa 30 era sempre meglio fare 31"

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REGGIO EMILIA. Forse non tutti sanno che la Reggiana ha un tifoso speciale. Si tratta di Max Menetti, coach della Pallacanestro Reggiana targata Grissin Bon, che racconta la sua fede granata promuovendo a pieni voti la formazione del suo omologo Alberto Colombo. Una fede, quella per la Reggiana, che gli scorre nelle vene da quando era bambino.

Max Menetti, era allo stadio contro il Forlì?

«Sì, ero in curva come piace a me. Non sono un cosiddetto curvaiolo, ma è da lì che preferisco vedere la partita, con i miei amici».

Da dove nasce questa passione per la Reggiana?

«Ce l'ho praticamente da sempre. Abitavo vicino al Mirabello e mio padre, che giocava a calcio e ha allenato, mi ci portava. Erano i tempi di Eberini, Sola, Carnevale... Nel tempo si è conservata questa passione e a maggior ragione si è rinforzata negli anni d'oro della serie A con Marchioro. Chi non tifava Reggiana allora?».

Più difficile appassionarsi negli ultimi quindici anni...

«Se pensi ai 15-16enni di oggi, che hanno sempre visto della serie C, ti spieghi il perchè. Ma è normale, noi reggiani viviamo di ricordi e anche grazie a quelli resta la passione in molti di noi».

L'allenatore della terza forza del campionato italiano di basket che va in curva a vedere la Reggiana. Per molti lei sarà un alieno.

«E perchè mai? E' giusto tifare la squadra di calcio della propria città! A me piace il calcio in generale, a tutti i livelli e c'è sempre da imparare in fatto di comunicazione. Poi ci sono Alessandro Dalla Salda (amministratore delegato della Pallacanestro Reggiana, ndc) e Filippo Barozzi (team manager, ndc) altrettanto appassionati che mi catechizzano. Filippo poi è molto più preparato nei discorsi tattici».

La prima partita dal vivo se la ricorda?

«Un Reggiana-Milan di serie B al Mirabello. Finì 3-2 per il Milan, avrò avuto una decina d'anni, e mio papà mi portò nei Distinti».

C'è un giocatore che le è rimasto nel cuore?

«Troppo facile: Andrea Silenzi. Oppure "Rambo" Facciolo: un mito. Pensa che recentemente eravamo vicini a una cena benefica ma non mi attentai a salutarlo per quanto fossi emozionato. Che bambinata...».

Il ricordo più entusiasmante? E la delusione più cocente?

«La delusione è senz'altro la finale di Pagani del 2007. Noi tra l'altro retrocedemmo in Legadue quell'anno. Mentre per il ricordo più bello vado lontano nel tempo: un Reggiana-Spezia (stagione '87/'88, serie C, ndc) con gol di Maurizio Neri nel finale. Fu un'emozione meravigliosa. Poi, è ovvio, c'è la promozione a Cesena...».

Torniamo al presente. A Ferrara contro la Spal era in tribuna?

«Io e Dalla Salda eravamo ospiti dell'avvocato Sacerdoti, nostro grande tifoso. Per questo eravamo in tribuna, altrimenti sarei stato dall'altra parte senza dubbio».

Domenica non è stata una Reggiana brillante.

«Negli ultimi anni avremmo fatto la firma per vincere una partita 1-0 giocando male. E poi ricordiamoci che ci sono sempre gli avversari in campo che in uno stadio come il Giglio possono trovare coraggio».

Una Reggiana da play off? Da tifoso, manca qualcosa?

«Qui a Reggio siamo abituati che quando si fa 30 era sempre meglio fare 31. La Reggiana ha un gruppo ben preciso, sta facendo una bella annata e dirigenza e allenatore sanno cosa manca. Decideranno loro, io non sono così tecnico...».

Cosa le piace dei granata?

«E' una squadra motivata, che gioca un buon calcio, e penso al primo tempo di Ferrara. Anche domenica ho visto giocate che da tanto non si vedevano al Giglio».

Mister Colombo non è contento però...

«Mi è piaciuto quel che ha detto, e lo capisco. Ma quando si hanno ragazzi giovani è giusto tenerli motivati e "in tiro". Lui li conosce quindi sa quello che possono dare».

Chiudiamo con un gioco: c'è un giocatore della Reggiana che starebbe bene nella sua Pallacanestro Reggiana?

«Beh, noi siamo una squadra davvero aliena: molti italiani e giovani. Nelle ultime due uscite mi è piaciuto molto Andreoni, che per quanto corre starebbe bene nel nostro gruppo. Oppure per la sicurezza che infonde alla squadra, Feola potrebbe essere il Kaukenas della Reggiana».

Invidia qalcosa al mondo del calcio?

«In generale, invidio la visibilità. Non dico che sia troppa per il calcio, ma che noi del basket non siamo capaci di vendere il nostro prodotto. E quando andiamo in televisione, il prodotto - ovviamente non parlo del contenuto - è a dir poco scadente».

Tornerà a vedere la Reggiana?

«Per quest'anno l'ho vista solo contro Spal e Forlì. Tenendo conto che sono leggermente scaramantico e abbiamo fatto 6 punti, io potrei chiudere la stagione qui, poi devo fare».

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