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«E’ dura ma il Cadelbosco può ancora salvarsi»

«E’ dura ma il Cadelbosco può ancora salvarsi»

Promozione, l’esordiente Cavaliere: «Spero che per me questo sia un nuovo punto di partenza»

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CADELBOSCO SOPRA. Una sconfitta interna e un ultimo posto in classifica possono, a volte, passare in secondo piano. E’ quanto accaduto domenica a Cadelbosco, nonostante a vincere sia stata la Biancazzurra. Quando a una manciata di minuti dal termine della gara Gianluca Cavaliere ha lasciato la panchina per prendere il posto di Giacomo Grazioli per lo stesso centrocampista classe 1996 è stato come mettersi alle spalle una brutta disavventura. Per Cavaliere si è trattato dell'esordio assoluto in Promozione, arrivato di fatto con una stagione e mezzo di ritardo. Il mediano, uscito dal vivaio del Progetto Intesa, faceva già parte dell'organico biancazzurro anche nello scorso campionato, ma a causa di seri problemi alla schiena lo ha trascorso interamente in tribuna. Gli ultimi mesi nella Juniores della Meletolese lo hanno piano piano riportato al calcio giocato, poi a Dicembre il ritorno a Cadelbosco per essere del tutto un protagonista.

«Contro la Biancazzurra ho giocato solo 5’ - racconta Cavaliere - ma è stata una bella sensazione. Ero emozionato, si trattava del tanto atteso debutto in categoria. Diciamo che è stato breve, ma intenso. Spero che per me possa finalmente essere un nuovo punto di partenza, perché essere stato fuori per così tanto tempo non era il massimo».

Che tipo di problemi ha avuto?

«Per un anno ho dovuto curare la schiena. Avevo un'ernia, anzi diciamo una e mezzo, dato che l'altro era un problema in parte collegato ma di minore importanza. Ho fatto tanta palestra. Niente operazioni. Ci ho messo tanto impegno e forza di volontà».

Ora è tutto superato?

«In parte, ma ora riuscendo a giocare è già tanta roba. Quando faccio degli allenamenti un po' pesanti oppure scendo in campo con tempi minori di recupero avverto ancora un po' di fastidio, ma non certo quei dolori che prima di bloccavano».

Aveva temuto per la sua carriera?

«No. Nessun dottore mi aveva mai detto che avrei dovuto smettere».

Aveva iniziato la stagione nella Juniores della Meletolese.

«E’ stato un ritornare alla vera attività agonistica. Però trovavo poco spazio, quindi con il mercato di dicembre sono passato al Cadelbosco con la speranza di giocare di più».

La classifica è impietosa.

«Si fa quel che si può. Siamo in una situazione difficile però non molliamo e ci crediamo ancora».(l.c.)

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