«Mi aspetto più gente a tifare Reggiana»
Stefano Compagni, azionista dal cuore granata, auspica un maggior numero di spettatori... e di imprenditori
REGGIO EMILIA. Compagni, la Reggiana ha mancato l’ennesimo salto di qualità, significa che non può ambire alla serie B?
«Non farei un ragionamento così drastico e definitivo», frena il consigliere granata. «Capisco la delusione dei tifosi che è anche la mia ma è in questi momento che occorre uno spirito positivo».
Però la sconfitta di Ancona non solo ha impedito l’aggancio alla vetta ma ha escluso la squadra dai play off.
«E’ vero, ma questo è un campionato equilibrato ed avremo ancora le nostre occasioni per poter ambire ai primi posti. Occorre anche tenere conto che la squadra ha pagato le assenze di Siega e Ruopolo e le non perfette condizioni di alcuni giocatori».
E’ mancata la prestazione e la squadra è apparsa stanca.
«Ci sono i tecnici preposti per capire cosa non va e come porvi rimedio. Mi sembra che l’allenatore sia stato chiaro a tale proposito e anche il direttore Ferrara è intervenuto».
La sua idea?
«Dipende sempre quanto incide la testa sulle gambe. E’ evidente che l’Ancona è apparsa più brillante ma forse la Reggiana è stata condizionata dal gol subito, dato che aveva iniziato bene la partita».
Sbollita la rabbia?
«No ma ora dobbiamo pensare ad affrontare il Grosseto nel modo giusto».
Cosa chiede alla squadra?
«Vorrei rivedere la solita Reggiana che abbiamo applaudito al Città del Tricolore».
Forse la vittoria col Forlì e le critiche di Colombo erano campanelli d’allarme che la squadra non ha raccolto?
«E’ possibile ma bisogna guardare avanti».
Lei era deluso dopo la vittoria col Forlì, perché?
«Non per la prestazione non brillante ma perché c’erano solo tremila tifosi. Mi sono detto: ma come, veniamo da un successo importante e sentito come il derby con la Spal, giochiamo un calcio che tutti definiscono il migliore della Lega Pro e siamo così pochi? Ma cosa bisogna fare per smuovere i reggiani? Eppure Reggio e provincia vantano più di cinquecentomila abitanti».
E sabato col Grosseto?
«Vale lo stesso discorso: occorre che la gente di Reggio dimostri con la presenza di tenerci, alla Reggiana».
E’ un discorso che vale anche per le trasferte?
«Sì. Ho parlato con alcuni ragazzi della curva Sud e sanno come la penso. Rispetto il loro pensiero ma non lo condivido anche perché ormai tutte le tifoserie hanno accettato la Supporter card. La Reggiana senza i suoi tifosi al seguito perde un valore aggiunto».
La Mectiles la scorsa settimana ha aumentato le sue quote, cosa significa?
«Che crediamo nel progetto e vorremmo che anche tanti altri imprenditori reggiani, ben più radicati e forti della Mectiles, fossero disposti a dare un piccolo contributo a una società che rappresenta la nostra identità a livello nazionale».
A livello di pool granata, però, ci sono buone risposte.
«Sapete quanto costa il campionato della Reggiana? Attorno ai 4 milioni di euro. Servono risorse che non piovono dal cielo. Non c’è più il mercato o non ci sono i diritti tivù come in serie A. Alla Reggiana servono incassi, sponsor e aiuti concreti».
C’è sempre aperto il discorso Vavassori.
«Lo aspettiamo. Quando avrà risolto il suo legame con la Pro Patria sarà il benvenuto, ma nel frattempo tocca a noi reggiani andare avanti».
Parla da presidente?
«Non lo so, di sicuro da appassionato, anzi da tifoso granata che vuole bene alla Reggiana. Che ha messo tempo, soldi e idee per la società».
Sono arrivati Giannone, Messetti, Bianciardi, Vacca ma serve anche una punta.
«Non entro nel merito tecnico ma vorrei fare presente che forse non è stato valutato a fondo ciò che ha fatto la società fino a oggi, gli sforzi che sta compiendo. Vacca è un giocatore che volevano in B, Giannone è un lusso per la Lega Pro. Mi pare che la Reggiana ha fatto la sua parte».
Ora tocca ai tifosi?
«Sabato sarà l’occasione per dimostrare in modo tangibile la vicinanza alla società».
Il biglietto nominale, i tornelli, il caro prezzi...
«No, fermi tutti. La società sta facendo di tutto per mettere nelle condizioni di tifosi di poter avere un servizio. C’è una prevendita capillare, i botteghini aprono al mattino, gli under 18 pagano 3 euro. No, chi fa questi ragionamenti è perché vuole trovare degli alibi che non accetto».
Chi c’è allo stadio, però, trasmette passione.
«Non finirò mai di ringraziare i ragazzi della Sud e il Vandelli perché rendono lo stadio magico, la squadra sente la passione che anima il popolo granata. Mi piacerebbe condividere questo tifo con tanti altri reggiani».
Ma ci crede nella serie B?
«Io amo vincere, poi se il nostro massimo sarà il quinto posto, i play off o la B lo stabilirà il campo. Dalla squadra pretendo il massimo».
In ogni caso a monte c’è un progetto futuro.
«Anche questo elemento è stato poco evidenziato. In passato ogni anno si ripartiva con allenatore nuovo, squadra rifondata e via dicendo. Quest’anno abbiamo una rosa giovane, di valore e di proprietà ma non solo. Su questo organico stiamo inserendo dei giocatori importanti per il futuro. E’ evidente che non siamo una meteora ma – ripeto – Reggio Emilia ci deve dare una mano».
Si dice che la BiTecnology entrerà nella proprietà.
«Per il momento è sponsor, poi vedremo. Mi aspetto, però, che lo stesso ragionamento lo facciano altri imprenditori che sono tifosi della Reggiana».
E il Sassuolo?
«Ho amici a Sassuolo e nel Sassuolo, li rispetto, mi hanno fatto star male quando Squinzi ha comprato lo stadio ma la Reggiana è un’altra cosa. E’ la nostra storia calcistica, è un simbolo della nostra vita che ci accompagna fin da ragazzini. E’ una bella donna che ci ha fatto palpitare il cuore e che amiamo profondamente».
E il rapporto con Alessandro Barilli?
«Ognuno di noi ha pregi e difetti. Come in tutte le buone famiglie ci possono essere dei punti di vista diversi ma ciò che conta è lavorare tutti per il bene della Reggiana».
E’ vero che state pensando di comprare Villa granata?
«E’ un progetto di capitalizzazione della società che può essere percorribile ma ad una condizione: deve essere un progetto condiviso. Il che significa che tutti devono fare la propria parte».
Lei vorrebbe tirare per la giacchetta il sindaco?
«Non mi permetto, però, vorrei far presente che la Reggiana è un patrimonio culturale, non soltanto sportivo, della città di Reggio. E’ un simbolo della reggianità come il Valli, la Mediopadana, i ponti di Calatrava o piazza San Prospero. La marcia dei tremila tifosi mello scorso gennaio aveva chiesto un preciso impegno agli amministratori ed al futuro sindaco Luca Vecchi. Mi auguro che quell’impegno sia ancora valido».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
