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I MONDIALI DI SCI

Razzoli verso Beaver Creek: «Questa volta sto bene...»

di Luigi Vinceti
Razzoli verso Beaver Creek: «Questa volta sto bene...»

Il reggiano si è preparato in Val di Fassa per il grande appuntamento negli Stati Uniti: «Faccio gli scongiuri ma conosco bene quella pista e mi sento ottimamente»

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VILLA MINOZZO. Dalle piste di Febbio – dove ha imparato a sciare e dove nei giorni scorsi è stato raggiunto da una troupe di Sky per una intervista sui suoi esordi sulla neve – alle pendici di Beaver Creek, sulle montagne del Colorado, dove si stanno svolgendo i Mondiali.

E’ l’avventura che Giuliano Razzoli sta per vivere dopo quattro giorni di sosta in Val di Fassa: domani l’ex campione olimpico targato Reggio Emilia volerà negli Stati Uniti. Oltre che dal trentenne campione reggiano la squadra azzurra di slalom speciale è composta da Stefano Gross, Patrick Thaler e Manfred Moelgg.

E’ su di loro che gli appassionati italiani di sport invernali puntano per far bella figura nella competizione iridata che si disputa il prossimo15 febbraio. Anche la breve permanenza a casa non è stata leggera. Ogni giorno ore di lavoro in palestra intervallate da qualche discesa sul manto bianco ricompattato dall’ultima nevicata, e poi via di nuovo a sudare con i pesi per conservare il tono muscolare di gambe e braccia. La sua specialità richiede in effetti potenza su tutti gli arti per scivolare sul fondo ghiacciato e allontanare i pali direzionali che segnano i percorsi cronometrati.

Il Razzo ha il morale alto. I due quarti e il sesto posto messi a segno nel mese di gennaio nelle prove di Coppa del Mondo disputate ad Adelboden, Kitzbuhel e Schladming, gli hanno fatto ritrovare il sorriso. «Ai Mondiali sono stato in tre occasioni ed in due non sono riuscito a completare la discesa: sono uscito nel 2011 e poi nel 2013, a Schladming, ho inforcato. Ho tagliato invece il traguardo nel 2012, proprio sulle piste in cui si svolgono i Mondiali quest’anno. Purtroppo mi sono classificato oltre il ventesimo posto ma a mia giustificazione c’è il fatto che ero reduce dall’infortunio ad una spalla e quando mi presentai all’appuntamento ero ancora visibilmente ammaccato».

Dunque conosce il... campo di gara?

«Sì, ho già sperimentato quella neve che è molto più dura di quella che siamo soliti trovare in Europa. Non fosse altro che per il fatto che si scia in quota, a quasi tremila metri di altitudine, e con temperature molto rigide».

Come si sente?

«Faccio gli scongiuri ma fisicamente mi sento ottimamente ed ho ritrovato una buona sciata. Vedremo cosa riuscirò a fare. Il mio proposito è di arrivare in fondo molto bene, anche se la concorrenza è nutrita e decisamente forte».

Due podi sfiorati, una netta virata rispetto inizio stagione: c’è un segreto?

«Se ci fosse – scherza – non lo rivelerei, perché lo imparerebbero anche gli altri».

Finalmente partirà nei primi quindici.

«Questo è certo, poi serve fortuna per pescare il numero giusto».

La trasferta mondiale è molto lunga e costosa, non ci sarà la solita schiera di “fans” ad attenderla all’arrivo?

«No, siamo troppo lontani. Si fa scalo a Francoforte poi si atterra e si risale sul suolo americano. Comunque sono certo che mi seguiranno in diretta tivù e quindi mi sembrerà ugualmente di averli vicini, con tutto quel calore che mi fanno sempre sentire».

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