Il velo che s’alza dopo la batosta marchigiana
Convinciamoci che ci sono sconfitte che fan bene. Che ti fan voltare la stagione. Che riescono a infonderti la grinta per andarti poi a prendere risultati impensabili. Se la batosta rimediata all’Adri...
Convinciamoci che ci sono sconfitte che fan bene. Che ti fan voltare la stagione. Che riescono a infonderti la grinta per andarti poi a prendere risultati impensabili. Se la batosta rimediata all’Adriatic Arena sarà una di queste, si potrà sapere già nei prossimi giorni. Intensissimi giorni, visto che dopo il tour de force (si spera) in Coppa Italia, un calendario dispettoso mette subito la trasferta al Forum contro l’EA7.
Potrebbe però avere un ruolo ancora più importante, l’inattesa débacle pesarese. Potrebbe aver levato il velo calato sulla squadra dopo le ultime esaltanti vittorie in volata e messo tutti - volenti o nolenti - davanti alla realtà. La Grissin Bon - questa Grissin Bon che ancora aspetta il centro titolare designato Darjus Lavrinovic - vive praticamente un’unica dimensione: quella perimetrale. Ed è quindi troppo prevedibile e troppo facilmente disinnescabile.
A Pesaro i reggiani hanno preso 29 tiri da tre e appena 28 da due. In più s’è subito l’inverosimile a rimbalzo. E per quanto fossero in serata di grazia, i lunghi pesaresi - con tutto il rispetto - non hanno un passato in Nba, né prospettive di finirci a breve.
Con Cervi in difficoltà davanti ad avversari molto mobili (e per di più gestito non certo benissimo dalla panchina), Pini completamente fuori fase dopo il recente stop per infortunio, Polonara abulico per tutta la prima parte della gara e Silins ancora troppo discontinuo in campo, non si poteva pensare di tener testa a un reparto come quello della Vuelle motivato all’inverosimile. Poi con un atteggiamento generale meno remissivo in difesa, si poteva anche vincere una gara così. Ma forse è un bene aver preso una batosta simile a Pesaro e aver aperto finalmente gli occhi su ciò che è oggi questa squadra.
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