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ALBERTO COLOMBO

«In campo undici giocatori ma non una squadra vera»

di Cristiana Filippini
«In campo undici giocatori ma non una squadra vera»

PIACENZA. Inizia dalla fine la disamina di Alberto Colombo, esattamente dalla baruffa scoppiata al triplice fischio dell'arbitro Stefano Giovani di Grosseto. «C'è qualche ragazzo che deve imparare a...

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PIACENZA. Inizia dalla fine la disamina di Alberto Colombo, esattamente dalla baruffa scoppiata al triplice fischio dell'arbitro Stefano Giovani di Grosseto. «C'è qualche ragazzo che deve imparare a stare al mondo – spiega Colombo forse riferendosi al difensore della Pro Piacenza Castellana reo di aver mostrato il dito medio alla panchina granata – per questo ho preferito fare la doccia e sbollire la rabbia per evitare di arrivare in sala stampa e dire cose delle quali forse mi sarei pentito».

Mister, veniamo subito al sodo: cosa è successo nei primi dieci minuti di partita?

«Probabilmente ho fatto un errore io domenica scorsa».

Si riferisce al fatto di essersi lasciato andare negli elogi alla squadra?

«Esatto, ho sbagliato. Mi sono lasciato andare, pur sapendo che questo è un gruppo che ha sempre bisogno di essere pungolato. Faccio ammenda e mi ritengo l'unico responsabile: ho messo in campo undici giocatori e non una squadra».

In cosa ha sbagliato?

«Probabilmente in qualche scelta e nel non far capire alla squadra quale doveva essere il giusto atteggiamento in merito a quello che ci avrebbe aspettato a Piacenza».

Detto che i primi dieci minuti sono stati un disastro, come giudica gli altri ottanta?

«Anche se con in mano il pallino del gioco, ho visto reparti scollegati e distanze sbagliate, soprattutto nel primo tempo. Siamo entrati in campo con smoking bianco per giocare su un campo di fango e con presunzione. Quindi, se non è l'allenatore il responsabile, non so chi possa esserlo».

Forse i giocatori? Non è la prima volta che si scivola sulla classica buccia di banana.

«Essendo il responsabile so con chi ho a che fare e dove mettere in campo tutte le forze per evitare che sbaglino. Evidentemente ho sbagliato io in settimana».

Più che i singoli non crede che sia stato un fallimento di tutta la squadra? Nel primo tempo sulle ribattute e sulle seconde palle, non c'eravamo mai.

«L'ho detto sabato in fase di presentazione: la Pro Piacenza si chiuderà in difesa e ripartirà e noi non possiamo concedere tanto spazio sulle ripartenze».

C'è una domanda che tutti si fanno a proposito di questa sconfitta: perché?

«Perché siamo questi. Perché è nel nostro dna, quando alziamo la cresta, essere subito bacchettati. Perché pensiamo che tutto sia più semplice di quello che è nella realtà".

Si può parlare di 2 episodi?

«Le partite sono sempre decise da episodi, ma se diciamo di aver visto la solita Reggiana allora prendi in giro la gente».

Con questa sconfitta la Reggiana getta al vento l'ennesimo esame di maturità: non può più essere un caso.

«Ogni settimana, soprattutto quando giochiamo in trasferta, ho sempre il timore di vedere come reagisce la mia squadra. Lì devo probabilmente crescere anch’io».

C'è qualche critica che vuole muovere alla squadra?

«L'ho già detto in altre occasioni: ci vogliono giocatori che attaccano ma anche giocatori che pensano che le cose possano andare in modo negativo. L'ideale sarebbe avere cinque giocatori con un pensiero positivo e cinque giocatori con un pensiero negativo. C'è chi pensa che la palla arrivi pulita e va ad attaccare la profondità, c'è invece chi pensa che la palla possa capitare sui piedi degli avversari. Contro la Pro Piacenza hanno pensato tutti in modo positivo, peccato che alla fine abbiano esultato i nostri avversari».

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