Colombo, un compleanno da profeta
In luglio era approdato alla Reggiana con l’etichetta di “raccomandato” ma sul campo ha conquistato l’affetto dei reggiani
REGGIO EMILIA. Alberto Colombo ha festeggiato il suo 41 esimo compleanno in modo, per lo meno speciale. Sveglia di buon mattino, la classica torta con le candeline da spegnere assieme alla moglie e ai figli prima di andare a scuola, poi il viaggio verso Reggio Emilia per riprendere la preparazione della Reggiana in previsione del match di lunedì sera (ore 20.45) contro il Santarcangelo.
Un compleanno giunto dopo la sconfitta con il Pro Piacenza e quindi un pò amaro anche se la stagione che sta inanellando la Reggiana è di quelle da ricordare. Una bella e gradevole realtà.
«Ci sono stati compleanni peggiori – rimarca Colombo – certo, anche migliori ma non dimentico da dove siamo partiti. Tutti vorremmo vincere sempre e comunque ma non è possibile. Nemmeno il Real Madrid di Carletto Ancelotti, che so essere reggiano e un totem per i tifosi granata, può permettersi tanto. Ogni tanto delle scivolate capitano ma è giusto guardare avanti».
Alberto Colombo si era presentato a Reggio in una torrida giornata di luglio, per la precisione il 15, tra lo scetticismo generale. Un emerito sconosciuto portato a Reggio dal futuro patron Pietro Vavassori che lo aveva quasi imposto al presidente Barilli in sostituzione di Marcello Montanari che oggi, guarda il caso, è l’allenatore della Pro Patria.
Un impatto non facile e il primo interrogativo posto sul tavolo è stato: riuscirà a far coesistere il gruppo dei vecchi granata con i giocatori giunti dalla Pro Patria?
Oggi non c’è nemmeno bisogno di una risposta: parla il campo. La Reggiana offre il miglior calcio del girone. Un attestato riconosciuto da tutti gli addetti ai lavori e dai suoi stessi colleghi.
«Per questo motivo – prosegue Colombo – posso essere arrabbiato con me stesso per gli errori commessi domenica mattina a Piacenza ma devo sempre ringraziare i ragazzi per il campionato che stanno facendo. Nessuno alla vigilia del torneo poteva immaginare, dopo 25 giornate, di trovarsi al terzo posto, a sei punti punti dalla vetta e con una partita da recuperare. Di strada ne abbiamo fatta tanta, siamo stati in grado di conquistare l’affetto e il rispetto dei reggiani e questo è un regalo che la squadra mi ha fatto che va oltre i tre punti lasciati al Garilli».
Una Reggiana che piace e diverte, che ha riportato entusiasmo nel popolo granata, che ha saputo conquistare il cuore della gente. Così è stato per il suo condottiero: un tecnico apprezzato per le sue capacità ma soprattutto per la sua serietà e onestà intellettuale.
“Un grande uomo e un bravo allenatore” è la sintesi perfetta di molti commenti degli sportivi reggiani.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
