La Correggese è in finale vi troverà il Monopoli
Calcio, serie D: i biancorossi battono (2-1) lo Scandicci anche nel ritorno Ora puntano a conquistare la Coppa Italia, intanto i play off sono già sicuri
CORREGGIO. La Correggese batte di nuovo lo Scandicci e vola alla finale di Coppa Italia dove affronterà il Monopoli, uscito vincitore dal confronto con la Lupa Castelli Romani. Ed è già un ottimo bottino: sia reggiani che pugliesi avranno infatti diritto di accesso agli ottavi (i perdenti) o alla semifinale (i vincenti) dei play off.
Nonostante la vittoria nell’andata (2-0) per la Correggese non è stato semplice mandare al tappeto il tutt’altro che rassegnato Scandicci. I biancorossi hanno dovuto metterci determinazione e spirito di sacrificio nonostante il team fiorentino abbia giocato il finale del primo tempo e tutto il secondo con un uomo in meno e, nonostante si trattasse di un pezzo da novanta come Carnevale, ha sopperito bene all'assenza.
Unica nota negativa, la gestione dei cartellini da parte dell'arbitro che è apparsa molto fiscale. Se si toglie l'espulsione di Carnevale per fallo di reazione, le altre sanzioni sono state frettolose. In una partita mai troppo fallosa, arrivare due espulsi, un allenatore allontanato dalla panchina e cinque ammoniti è un troppo.
Peccato perché uno dei cartellini giallo lo ha preso Alessandro Chiurato che, essendo diffidato, salterà la finale.
Dopo il minuto di raccoglimento per la scomparsa dell'arbitro Luca Colosimo ha preso il via una gara giocata a viso aperto: vantaggio dei locali grazie ad una punizione di Selvatico. Il pareggio dei toscani è arrivato al 4' della ripresa con l'appena subentrato Papini mentre il gol della vittoria porta la firma di Lorenzo Lari a tempo scaduto.
L'unione fa la forza. Il gruppo a Correggio c'è ed è un gruppo unito. Stefano Selvatico quando ha realizzato il gol del vantaggio della Correggese è andato, assieme ai compagni, a festeggiarlo con Matteo Bertoli che – infortunato – ha seguito la partita dall'altra parte della rete di protezione.
Un gesto fraterno che fa capire che anche se non si è in campo si è parte di una famiglia.
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