Carolina Pucci si racconta: il calcio è il mio pane quotidiano
"La bella presenza aiuta molto, sarei ipocrita a dire il contrario, ti si aprono tante porte ma è un arma a doppio taglio"
REGGIO EMILIA. Ad accompagnare i giocatori ai microfoni al Tuttocuoio hanno un addetto stampa speciale, anzi una addetta stampa, la bella Carolina Pucci.
E’ contenta di essere l’addetta stampa più carina della Lega Pro?
«Questo lo devono dire gli altri però è vero che sono tanti i complimenti ricevuti, forse perché sono poche le donne in Lega Pro, ma oltre l’aspetto fisico si cerca di mettere in risalto la professionalità».
Come ha cominciato?
«Ho 26 anni e sono giornalista dal 2013. Subito ho lavorato in TV per 4 anni in una emittente fiorentina che andava su SKY e trattava solo la Serie A condotta da Giorgio Micheletti, Platinum calcio. Nel mentre facevo servizi per il telegiornale poi sono entrata in Fiorentina dove spesso facevo rendiconti della partita, intanto lavoravo alla radio con rubriche sul calcio e radiocronache di partite di Serie D fino ad arrivare, l’anno scorso, a ricoprire il ruolo di addetta stampa a Scandicci sempre in D, dove ricordo di aver parlato dello scontro con la Correggese. Da agosto ho firmato per il Tuttocuoio».
Era la carriera che sognava?
«Sono nata nel mondo del calcio: il babbo Tiziano Pucci è un ex arbitro che è arrivato fino alla Serie A con qualche gara diretta di Coppa Italia - spesso veniva ad arbitrare in Emilia tra Reggio Modena e Parma -, il fratello di mia madre, Luca Giannini, come secondo ha allenato il Pisa ed è stato al fianco di Prandelli, il nonno era presidente della Sienalunghese, una squadra di Promozione della mia zona quindi il DNA del calcio l’avevo ed io gli ho abbinato la passione per il giornalismo».
E’ tifosa?
«Da figlia di un arbitro sono neutrale ma a Firenze, dove abito, dico sempre di essere tifosa viola. Diciamo che sono tifosa nero-verde del Tuttocuoio».
Come si vive in un ambiente prettamente maschile?
«Devi far rispettare il tuo ruolo in modo che gli altri ti vedano come figura professionale e non come una donna, poi arrivano battute e momenti scherzosi ma senza esagerare. L’importante è che non venga sminuito il mio ruolo e da subito ho impostato le giuste distanze ma se qualcuno ha bisogno io sono la prima a darmi da fare. Sono consapevole di aver ottenuto molta fiducia e stima da parte del presidente e questo mi stimola molto in più, se propongo progetti, vengono accettati spesso con carta bianca quindi si lavora bene. Anzi penso meglio che se fossi in un ambiente di sole donne».
Ha trovato anche l’amore nell’ambiente?
«Quando ero più giovane avevo amicizie con un ragazzo che giocava ma ora preferisco trovarlo fuori dall’ambiente».
Le piacerebbe arrivare ad una società di Serie A?
«Se fosse possibile sì, intanto cerco di fare del mio meglio poi se fossi notata ne sarei fiera ma penso che lo stesso discorso valga per un calciatore o qualsiasi altro impiego».
Per ora si senterealizzata?
«Il Tuttocuoio è un’ottima palestra per imparare, una realtà piccola dove funziona tutto e sono molto soddisfatta».
Cosa consiglia ad una ragazza che volesse seguire le sue orme?
«Di non pensare alle differenze di genere, maschile o femminile, ma ci vogliono i giusti attributi senza pensare troppo al fatto estetico, soprattutto se si è belle, ma concentrandosi sul lavoro».
Ma la bellezza aiuta?
«Aiuta molto, sarei ipocrita a dire il contrario, ti si aprono tante porte ma è un arma a doppio taglio. E’ un ingrediente importante ed io ci tengo parecchio ma essere solo belle prima o poi lo si paga; bisogna gestire bene le due cose sempre con un pizzico d’umiltà ricordandosi da dove si è venuti».
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