Cinciarini è ko «Troppi rischi devo fermarmi»
La caviglia non si sfiamma, stop obbligato «Non voglio compromettere i prossimi mesi»
REGGIO EMILIA. «E’ dura ma devo fermarmi, altrimenti non migliorerò mai. Ma sono convinto che con Capo d’Orlando la squadra farà benissimo, con la Virtus abbiamo risposto come dovevamo». Al solo pensiero di saltare la prossima gara, il capitano della Grissin Bon – Andrea Cinciarini – storce la bocca, ma sa che non vi sono soluzioni.
Per i medici si sarebbe già dovuto fermare prima di Bologna, ma il derby, da capitano, non se lo sarebbe mai perso: «Per quello che provo per Reggio, per quello che Reggio mi ha dato, questa partita ci tenevo davvero tantissimo a giocarla, un derby è sempre speciale e volevo dare una mano».
Adesso però dovrà fare una sosta. Perché?
«In tre settimane mi sono allenato pochissimo per un problema ai muscoli della caviglia».
Non è gestibile?
«No, perché a ogni allenamento la caviglia si infiamma nuovamente. Ho provato a gestire la cosa diminuendo gli allenamenti».
Non ha funzionato?
«Nella settimana appena conclusa non sono mai riuscito ad allenarmi, per via del dolore. Il rischio è che il problema diventi cronico».
Quindi, pausa forzata? «L’unica cura è il riposo, assieme alle terapie per disinfiammare. Adesso non posso pensare solo alla prossima partita, ma ai prossimi mesi».
Quanto soffre a stare fuori? «Io vorrei sempre giocare e allenarmi, anche perché la penso proprio come Kaukenas, è solo il lavoro che ti migliora».
E adesso non ci riusciva.
«Sì, il punto è quello, non potevo lavorare e anzi rischiavo di perdere del tutto la condizione, già con la Virtus un po’ ho sofferto».
Quando pensa di riprendere?
«Nella settimana dopo la partita con Capo d’Orlando credo di ripartire».
Nel frattempo, si gode il derby vinto. Soddisfatto?
«Ovviamente, questa partita non volevo perdermela per nessun motivo. Abbiamo fatto una grande gara».
E non era facile.
«Gli allenamenti sono stati sempre a formazione ridotta, diventa difficile, però tutti hanno reagito benissimo, e un plauso va ai giovani».
Altre note di merito?
«Lavrinovic. Deve ancora tornare al massimo, ma ci ha dato una dimensione nuova, diversa, sapere di poter appoggiare la palla in post basso, dove ha movimenti incredibili, è un grande vantaggio».
E ancora non lo abbiamo visto al meglio...
«Anche lui ha avuto problemi in settimana, per via della schiena. Si è sacrificato giocando sul dolore, e si vede già bene cosa sa fare».
Il coach della Virtus ha parlato di partita molto fisica, in cui l’esperienza viene premiata. Che ne pensa?
«Io ricordo solo che partita abbiamo giocato noi a Roma, qual era l’approccio fisico dell’Acea».
Chi gioca in casa vuole ricordarlo?
«Sì, è giusto cercare di dare un tono alla gara, anche noi dobbiamo farlo, e con Bologna ci siamo riusciti».
Eravate in difficoltà e avete reagito benissimo. Quando siete al completo non sempre succede. Perché?
«In una grande squadra tutti dobbiamo accettare di avere meno spazio e di contribuire in poco tempo. Mi rendo conto che non è facile».
È questo l’inghippo?
«No, il problema è che abbiamo sempre avuto infortuni, e quindi chi era in campo aveva tanto spazio, e si sentiva responsabilizzato. E dopo non è facile cambiare».
Una questione di salute, quindi?
«Con tutti questi infortuni non abbiamo praticamente mai potuto lavorare bene tutti insieme».
La prossima gara sarà in Sicilia con Capo d’Orlando...
«Possiamo fare molto bene, perché contro la Virtus ho visto segnali molto positivi: difesa e intensità. Abbiamo vinto facendo 3 su 18 da 3».
Inusuale?
«Siamo una squadra che dipendeva molto dal tiro da fuori. Se vinciamo con 3/18, quando le percentuali si alzeranno, e lo faranno, possiamo fare molto bene anche fuori casa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
