Barilli, Vavassori e il futuro della società
L’industriale milanese ha illustrato il suo progetto: la maggioranza dovrà essere in mano a imprenditori reggiani
REGGIO EMILIA. Anche nel calcio ora c’è “il terzo tempo” almeno per quanto concerne la Reggiana. Non stiamo parlando del buffet a fine partita tra giocatori e tifosi come nel rugby bensì delle riunioni cui gli azionisti granata, sia mercoledì dopo il match col Pisa, sia ieri sera dopo la vittoria sulla Carrarese, hanno dato vita. Attorno a un tavolo si sono seduti Barilli da una parte e dall’altra Vavassori e Compagni, con Ferrara in qualità di trait d’union.
Niente vino o pasticcini sul tavolo ma solo un bicchiere d’acqua eppure la riunione è durata quasi tre ore. Di cosa si è discusso? Del futuro assetto societario della Reggiana.
E’ vero, come sostiene Barilli, che i reggiani sono specialisti nel farsi del male da soli. Anziché godere per un terzo posto che vale i play off si contesta perché c’è il timore che Barilli tenda a conservare la sua maggioranza chiudendo le porte in faccia a Pietro Vavassori. In parte il presidente ha ragione perché oggi la Reggio sportiva dovrebbe esultare perché i play off sono dietro l’angolo ma è anche vero che mercoledì la Reggiana deve onorare gli impegni con i giocatori pagando stipendi e relativi oneri, diversamente scatta la penalizzazione e la cancellazione dei contributi federali. Allora sì che sarebbero guai.
La Reggiana, è bene ricordarlo per chi non lo sapesse, è un’azienda che perde ogni campionato dal milione e mezzo ai due milioni di euro. Non si fa calcio in Lega Pro pensando al pareggio di bilancio e la società granata non si estranea da questo contesto. Per cui nessuno, tanto meno Alessandro Barilli che non è un magnate dell’industria, può pensare di tirare avanti da solo la baracca. Se in passato ha potuto sfruttare dei jolly vedi i contributi delle Coop o del Gruppo Mapei, oggi l’unica strada da seguire è ricreare un modello stile Iniziativa Tricolore, vale a dire l’unione di più soci in grado di far fronte, ognuno per la propria parte, alle esigenze finanziarie della società.
In questa logica va visto l’arrivo di Pietro Vavassori che ha più volte ribadito la sua volontà di non volere, in futuro, la maggioranza del club perché deve essere in mano a imprenditori reggiani. In pratica il progetto Vavassori prevede l’ingresso, oltre alla Mectiles, anche di altri soci (vedi BiTecnology) e altri imprenditori che si stanno avvicinando o che potrebbero essere interessati a questa idea di società.
Di questo si è discusso nelle due serate post-partita e certamente se ne discuterà anche prossimamente, pur tenendo conto che il tempo per decidere, vale a dire per mettere soldi nella cassaforte granata, è poco, anzi è scaduto.
La contestazione, a voce e con striscioni, che la curva Sud ha messo in atto è probabilmente determinata dal timore che per egoismi personali si possa rovinare una Reggiana che, dopo tanti anni, ha dimostrato di poter raggiungere importanti risultati sportivi e anche di riportare i tifosi allo stadio. Un mettere le mani avanti, più che uno strumento intimidatorio perché nessuno è autolesionista ma tutti devono pensare a imboccare la strada giusta, quella che rappresenta il bene della Reggiana senza pensare a interessi personali. E così sarà.
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