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Alessi: «Vorrei chiudere la carriera con la serie B»

di Juri Panciroli
Alessi: «Vorrei chiudere la carriera con la serie B»

«Lo scorso anno la panchina mi faceva arrabbiare, ora privilegio la qualità. Per il futuro spero di raggiungere le 200 presenze»

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REGGIO EMILIA. Oggi festeggia i suoi 38 anni Beppe Alessi, il capitano per antonomasia della Reggiana. Arrivato a Reggio nella stagione 2007-08 è stato uno degli artefici della cavalcata che ha riportato i granata di Pane in C1 e, da allora in poi, sono tanti i record che sta inanellando anno dopo anno. Adesso nel mirino ci sono le 200 presenze in campo (194 attualmente ) e il sesto posto nella classifica dei marcatori di tutti i tempi ad un solo gol da Francesco Romano a quota 46.

Alessi si ricorda le tappe della sua lunga carriera?

«Credo di essere al 18° anno di professionismo: ho iniziato a Torre Annunziata, nel Savoia, dove ho vinto la C1 del girone B, poi sono andato al Napoli vincendo un campionato di Serie B ma giocando poco. Il Napoli successivamente mi prestò al Livorno in C1 e poi tornai a Napoli, una stagione, prima di approdare 5 anni a La Spezia dove abbiamo vinto un campionato di C1 e salvato la categoria ai play-out nello spareggio col Verona. Poi sono arrivato a Reggio».

Rimpiange non aver giocato la Serie A?

«Arrivato a fine carriera il rimpianto per non aver giocato nemmeno una partita in Serie A c'è, almeno per capire di cosa si tratta, ma per quella categoria non bastavano solo i piedi».

Come spiega l’amore con Reggio e la Reggana?

«Un città a misura d'uomo, perfetta; nascendo a Torino ma poi giocando solo in posti di mare pensavo di faticare di più. Mi manca il mare ma mi son trovato bene e la gente ha capito ero una persona seria e questo ha contribuito molto all'amore dei tifosi nei miei confronti».

Che anni sono stati a Reggio?

«Per lo più fantastici ma con qualche delusione: la sconfitta nei play-off promozione con la Pro Patria non l'ho digerita bene mentre la soddisfazione, al primo anno, della promozione non la dimenticherò mai».

Ci sono giocatori con cui ha legato di più?

«Grieco e il "povero" Paolino Ponzo già li conoscevo poi aggiungerei i vari Stefani, Zini, Viapiana, per arrivare agli attuali Zanetti e Ruopolo».

E gli allenatori?

«Vado d'accordo con tutti. Forse i due che mi hanno dato qualcosa di più sono stati Pane, sotto il profilo calcistico in due stagioni eccezionali, e Colombo a livello umano. Vorrei sottolineare che non cito l'attuale allenatore per fare il ruffiano».

La fascia di capitano ha cambiato qualcosa?

«A livello di responsabilità sì perché dovevo pensare di più al gruppo, alla società e a tutto l'ambiente che ci circonda piuttosto che al livello personale».

Come ha vissuto questi ultimi anni spesso relegato in panchina?

«L'anno scorso c'era un po' di rabbia perchè non capivo il motivo della situazione, adesso non mi interessa più giocare anzi voglio contribuire a fare qualcosa di importante per lasciare un bel ricordo ai tifosi».

Le premesse ci sono?

«Abbiamo tutte le carte in regola per fare e non ci possiamo più nascondere».

Si aspettava questo campionato ricordando la passata stagione?

«No ma si era capito già dai primi giorni di ritiro che eravamo una bella squadretta: non pensavo fino a questo punto, nonostante il rimpianto dei tanti punti lasciati per strada. Ci sono tanti giovani di qualità e di prospettiva di cui sentiremo ancora parlare».

E' contento della sua stagione?

«Calcisticamente è stato un anno importante, è ovvio che uno vorrebbe sempre giocare, ma non ho mai alzato la voce o detto parole che potessero andare contro l'interesse del gruppo. E' vero, ho giocato poco, però penso di aver dato di più a livello di gruppo di altre stagioni dove ero protagonista sul campo».

Nell'ultimo mese sta ritrovando una seconda giovinezza?

"«i impegno, sono umile e sempre a disposizione: questo mi ha fatto meritare qualche chance in più che cerco di giocarmi al meglio».

Si sente al top della condizione?

«Sto bene ma, se necessario, spero di entrare all'ultimo minuto dell'ultima partita per fare il gol più importante: meglio giocare pochi minuti ma di qualità».

L'obiettivo sono i play-off?

«Continuare a controllare chi sta dietro di noi per entrare nei play-off, magari in una posizione più favorevole».

Play-off da vincere?

«E' ovvio che ci crediamo, ci dobbiamo credere».

Quali sono i suoi obiettivi personali?

«Lasciarsi con una promozione sarebbe bellissimo mentre a livello personale poter superare le presenze in granata di Danilo Zini o i 46 gol di un grande ex come Romano è sempre stimolante».

Le restano tre anni di contratto. Con quale mansione?

«Tutto dipende dall'esito di questa stagione poi mi siederò al tavolo con la società. Al momento non saprei cosa dire perchè voglio mettere tutte le mie energie emotive a disposizione di questo interessante finale».

Ma da "grande" cosa le piacerebbe fare?

«Entrare in società con un ruolo di qualità, magari anche nel settore giovanile».

C’è un suo erede?

«Giannone ha tutte la caratteristiche per prendere il testimone e, vista l'età, può ancora crescere. Lo conosco poco perché è arrivato a gennaio ma ho già intravisto in lui delle qualità che rispecchiano le mie».

Alla sua veneranda età fa ancora caso agli incitamenti ed agli applausi della curva?

«Dal campo si sentono bene e fanno sempre piacere"».

Cosa chiedeai tifosi?

«Ho ben poco da chiedere perché quest'anno sono stati veramente il dodicesimo uomo in campo e, da qui alla fine, dobbiamo stare tutti ancora più uniti per raggiungere un traguardo storico».

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