«L’America è affascinante ma non ho ancora deciso»
Federico Mussini è rientrato dopo l’esperienza al Nike Hoop Summit di Portland «Anche nella Grissin Bon ci sono importanti prospettive future, ho preso tempo»
REGGIO EMILIA. «Un’esperienza unica, ho respirato un’aria tutta diversa, e mi è piaciuta parecchio». È ancora molto eccitato Federico Mussini dopo la sua esperienza americana al Nike Hoop Summit di Portland, dove si è confrontato con i migliori giocatori di tutto il mondo della sua annata, il 1996. L’energia fa passare anche la stanchezza, inevitabile dopo il lungo viaggio aereo, il fuso orario ancora da digerire e, ieri mattina, subito il ritorno a scuola.
Com’è l’America del basket?
«E’ stata una grandissima esperienza, gli impianti, gli allenatori, i compagni, l’atmosfera».
Molto diversa dall’Europa?
«Ci sono tante differenze, io ho respirato anche l’aria del professionismo, lì, è tutto di altissimo livello, mi è piaciuto molto, e mi sono reso conto meglio di tante cose».
E fuori dal campo?
«Anche lì è tutto diverso, credo di aver capito molti dettagli in più, e mi piacciono».
Contento della sua prestazione nella gara conclusiva?
«Abbastanza, forse non è stata la mia miglior partita ma ho fatto 9 punti, e i miei liberi nel finale sono stati importanti».
Ha fatto il tessitore di gioco. Richiesta dell’allenatore?
«No, sono io che, abituato alla serie A, cerco sempre di fare il play, di fare giocare anche gli altri».
Si cresce?
«Eh, due anni fa probabilmente mi sarei sparato 20 tiri come ridere».
Alcuni dei suoi compagni lo hanno fatto.
«E’ vero, ma li hanno anche segnati. Jamar Murray, il mio compagna di squadra canadese, è davvero fortissimo, sa fare canestro in ogni modo».
Altri giocatori che l’hanno colpita?
«Ben Simmons, l’ala australiana. È 205 cm e può anche giocare playmaker, sa fare tutto. E il lungo di haiti Skal Labissiere, 210 cm che tira benissimo anche da fuori».
Gente fortissima.
«Non a caso sono in cima a tutte le graduatorie come migliori debuttanti, e fra breve potrebbero essere nella Nba».
Anche lei non ha sfigurato, anche se era più esile fisicamente. Ci è abituato?
«E’ da quando gioco a basket che sono il più piccolo in campo, credo di sapere come fare a tener botta e a usare le mie doti».
Ha visitato il college newyorkese di St. John’s. Com’è andata?
«C’era tutto lo staff, anche il nuovo coach Chris Mullin. Tutto bene, quella è una grande realtà».
Allora arriviamo alla grande domanda. Cosa farà Mussini l’anno prossimo?
«Ancora non lo so, davvero. E non ho una data precisa entro cui decidere. So solo che prima sarà meglio sarà, per me».
Dalle sue parole, l’America l’ha intrigata. O no?
«Certamente, l’esperienza è stata bellissima, però anche a Reggio c’è una situazione ottima».
È a casa, innanzitutto.
«Ma non solo. Quello fa piacere, ma poi gioco in una grande squadra, con tanti giovani al mio fianco, in un ottimo ambiente».
Comunque vada, cascherà bene?
«Questo è vero, però la scelta è molto difficile e ancora non so proprio cosa fare».
E le impressioni sul basket americano giovanile?
«L’esperienza all’Hoop Summit è stata molto utile perché mi sono reso conto del livello degli avversari che avrei di fronte, e questi erano i migliori prospetti, ho le idee molto su chiare su cosa mi troverei di fronte».
Dagli Usa ha seguito la Grissin Bon contro Sassari?
«Mi sono fatto sempre aggiornare, sono contentissimo, Sassari è una squadra forte».
Ora a meno 4.
«E’ stata proprio una vittoria importante, e ha mostrato quanto il nostro fattore campo possa aiutarci, da qui alla fine, di quanto sia prezioso».
A proposito di play off, fra pochi giorni iniziano i play off Nba. Il suo pronostico?
«E’ molto difficile fare delle previsioni. Io ovviamente tifo per i Golden State Warriors di Steph Curry ma è quasi impossibile dirlo».
Altre favorite?
«Vedo bene i San Antonio Spurs, sono in grande crescita, Oklahoma se si qualifica, Atlanta e la Cleveland di LeBron James».
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