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Boranga ricorda Chiarino Cimurri

di Luigi Vinceti
Boranga ricorda Chiarino Cimurri

Al nuovo campo della Rosta anche lo storico portiere: «Farei rivivere il Mirabello»

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REGGIO EMILIA. La titolazione al compianto Chiarino Cimurri del centro sportivo di Rosta Nuova avvenuta sabato pomeriggio ha consentito ai tifosi granata di non più verde età di rivedere un manipolo di beniamini della loro gioventù.

Giocatori di quella Reggiana che faceva sognare. Ecco quindi in braghe corte e scarpe con i tacchetti i vari Bosco, Eberini, Albi, Mozzini, Nuzzo e “Bongo” Boranga mitico portiere. Facile farsi trascinare dai ricordi e lui, arrivato appositamente da Perugia, è riuscito in breve a far rivivere, come in un film, la sua esperienza nella nostra città.

«Arrivai qui all’età di 23 anni e ne approfittai per prendere la laurea in Biologia nella vicina Parma – racconta – Poi ci fu il trasferimento a Brescia in prestito in serie A, ma accettai di tornare a Reggio anche se la Reggiana era retrocessa in serie C. . Ci fu un momento di stop perché pretesi un ingaggio da serie superiore, all'epoca ero richiesto dal mercato, e solo la condiscendenza di Visconti, Lari e Degola mi diede soddisfazione. Ripagai con tanto impegno anche se, sapendo che non avrei potuto sempre vivere di solo calcio, mi dedicai anche, per altri tre anni, agli studi di Medicina. A questa città mi legano momenti importanti della vita e sebbene dopo sia andato a Cesena, Parma, Rimini e Piacenza, quindi sempre nella zona emiliano romagnola, la reggianità mi è rimasta addosso. A Reggio sono legato per la presenza di tanti amici e ci torno sempre volentieri. A maggior ragione per ricordare Chiarino, che mi è stato vicino come pochi».

Conclusa la carrellata dai ricordi non può mancare una provocazione sul futuro: come vede la Reggiana che gioca al Mapei, lo stadio di un altro club?

Boranga non impiega un secondo a rispondere. «Mi fa sorridere – dice –. Io dedicherei risorse, se ci sono, per ridare vita al Mirabello, portarlo a 18-20 mila persone: basterebbe. Per evitare inciampi affiderei il progetto a un tecnico straniero, spagnolo o francese non importa, per andare sul sicuro e avere un impianto degno della sua fama. Sarebbe bello rivedere lì il calcio. Non a caso si chiama “Mira - Bello”».

Poi se ne va con l’immancabile sorriso in una cornice di barba e capelli lunghi, mentre dispensa ai vecchi colleghi suggerimenti sulla dieta giusta – lui è vegetariano – per non mettere su pancia. Caro “Bongo” sei sempre stato un simpatico campione.

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