«Ora dimostriamo di essere grandi»
Il monito di Paterlini: «Grissin Bon, mai più come a Pistoia»
REGGIO EMILIA. «Con Cantù speriamo di riprenderci. Di riprendere il nostro cammino perché la sconfitta a Pistoia faccio fatica a spiegarmela...Arrivavamo da due grandi partite eppure abbiamo giocato male».
E’ ancora lì. E brucia. La sconfitta in Toscana è ben presente nei pensieri del presidente della Pallacanestro Reggiana Ivan Paterlini che, in vista della volata finale della regular season e soprattutto degli ormai prossimi play off, si augura che non si debbano più ripetere simili scivoloni.
Momentaneo appannamento o pensa che ci siano problemi più seri?
«Ho visto alcuni giocatori non in partita. Elementi importanti di cui avevamo bisogno e che invece ci sono mancati come Kaukenas, Cinciarini, Della Valle e anche Diener che però era reduce da un attacco influenzale particolarmente forte e non era al meglio. Senza il contributo di questi giocatori che non sono soliti sbagliare in quel modo una gara, ci è stato impossibile vincere. Mi auguro che sia stato solo un appannamento prima dei play off».
Di positivo c’è il ritorno di Cervi. Pensa che le insistenti voci di un suo approdo a Milano la prossima stagione ne condizioneranno le prestazioni?
«A noi Riccardo ripete che ancora non ha firmato nulla. Firma o non firma, la realtà è che gli conviene fare una fine di campionato esaltante. I play off sono una vetrina incredibile e noi abbiamo bisogno di lui, così come di tutti gli altri».
Lavrinovic sta finalmente arrivando...
«Quando lo vedo, mi chiedo chissà cosa avremmo fatto con un giocatore come lui in forma dall’inizio della stagione. Adesso non ci resta che sperare che tenga botta fisicamente e che arrivi ai play off in forma».
Cosa pensa di Chikoko?
«Ogni volta vedo dei miglioramenti. Si sta sbloccando anche in attacco e a Pistoia ha realizzato i suoi primi canestri. Peccato che poi la gara sia andata come è andata...».
Pistoia è comunque un campo che storicamente vi fa soffrire parecchio.
«Il pala Carrara non ha canestri più stretti rispetto agli altri campi. E’ vero che il tifo è molto caldo ma non ho notato tutta questa pressione. Tanto più che l’arbitraggio è stato molto soft. Abbiamo perso perché abbiamo giocato male e speriamo che non si ripeta con Cantù».
Come sta vedendo l’AcquaVitasnella?
«In ripresa. Anche se è una buona formazione in un buon momento, non è imbattibile. Ho visto la squadra canturina giocare contro Cremona rischiando di perdere».
Cantù ha inserito Metta World Peace-Ron Artest. Teme questo campione, un’arma potenzialmente letale?
«Il suo inserimento è una di quelle mosse che piacciono tanto a me. Al di là del valore del giocatore, è stata una mossa di marketing incredibile e i risultati si sono visti subito. La notizia ha avuto un grandissimo impatto sui media e l’effetto trascinamento è ancora presente. Il club ha anche scelto di giocare al pala Desio per far fronte a tutte le richieste di biglietti. Quest’ultima cosa ci deve far riflettere in vista dei play off».
Avete quindi deciso di giocare i play off al pala Dozza?
«Ovvio che se ai quarti incrociassimo la Virtus Bologna ce ne guarderemmo bene dal farlo (scoppia a ridere, ndr). Per il resto decideremo a giochi fatti, ben consapevoli del fatto che stiamo perdendo moltissimo. Le richieste di biglietti fioccano e noi dobbiamo dire sempre di no. Oggi in un impianto come il Bigi non si dovrebbe giocare più di una serie A2».
Una stima dei mancati incassi?
«Potremmo aver perso fino a 600mila euro. E le lamentele si moltiplicano perché siamo costretti a lasciar fuori sempre tantissime persone. Ci sono tifoserie ospiti che si muoverebbero in massa e cui dobbiamo dire di no perché non sappiamo dove metterle. Pensi che siamo costretti a sistemare i presidenti dei club avversari in un angolino in cui non vedono praticamente nulla. Ma me la lasci dire una cosa...».
Prego.
«Voglio scusarmi con tutti quelli che mi chiedono di venire domenica al palasport per la partita con Cantù e che non posso far entrare. L’effetto Metta ha creato tanta attesa anche fuori Reggio e le richieste di biglietti sono elevatissime. E noi dobbiamo dire di no a tutti. Pensi che ci sono arrivate richieste di biglietti anche da chi da anni avversa un nuovo impianto. Le sembra possibile?».
L’idea del palatenda l’avete accantonata o è ancora d’attualità?
«Di idee ce ne sono tante e molte sono valide. Il punto è un altro: i soldi. Senza finanziamenti, senza che ci vengano in aiuto i nostri amministratori noi non possiamo fare i miracoli. Non spetta a noi costruire un impianto. Il nostro compito è un altro. Noi dobbiamo dimostrare di avere costruito una grande squadra che dà sempre il massimo e fa un grande campionato. Lo dobbiamo dimostrare già domenica nella partita con Cantù».
Ai quarti play off potreste incontrare proprio Cantù. Ipotesi che gradisce o preferirebbe altro?
«Non saprei, davvero...Certo, di Roma ai play off ne ho avuto abbastanza in passato e se potessi la eviterei. Per il resto vedremo. L’importante è non avere paura di nessuno e non subire più cali come a Pistoia».
Per ora potete festeggiare il raggiungimento del primo risultato stagionale fra quelli che vi eravate prefissati in estate: arrivare ai play off fra le prime quattro. Soddisfatti?
«Non è stata una stagione facile per noi. Siamo stati massacrati dagli infortuni fin dall’inizio della stagione. Avevamo un potenziale incredibile e purtroppo non siamo riusciti a esprimerlo».
Il secondo posto è ancora a un passo. Ci credete?
«Da secondi a terzi potrebbe cambiare poco. Dopo la gara di domenica con Cantù si potranno iniziare a fare certi ragionamenti».
Dopo l’AcquaVitasnella vi aspetta l’ultima trasferta della regular season, a Caserta, che a quel punto potrebbe veramente dover giocare alla morte...
«Trasferte facili ce ne sono poche, soprattutto adesso che tutte le squadre hanno qualcosa da dire. In ogni caso dovremo abituarci a giocare in campi difficili perché ai play off sarà sempre così».
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