Gazzetta di Reggio

Sport

Pinetti dopo dieci anni ha lasciato la Reggiana

Pinetti dopo dieci anni ha lasciato la Reggiana

L’ex segretario: «In granata mi ha portato Marco Lancetti dopo tante stagioni vissute nei dilettanti, un passaggio non semplice ma molto gratificante»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. William Pinetti, storico segretario del settore giovanile, ha lasciato la Reggiana. Ma non è un “tradimento” bensì una scelta di vita.

Dopo quarant’anni di attività ed aver svolto i più svariati incarichi all’interno della società ma sempre con un occhio ai giovani, ha deciso di seguire l’unica figlia che è impegnata all’università di Padova per indossare le vesti di “nonno” del piccolo nipotino.

Pinetti, pesa davvero tanto la lontananza dai campi di gioco?

«Non posso negare che le esperienze fatte hanno vivacizzato il mio operare e mi resteranno dentro. In effetti ho vissuto sia l‘esperienza dilettantistica che quella del mondo professionistico, ambienti profondamente diversi, ed i ricordi che ho collezionato mi accompagneranno sempre».

Pinetti è stato all’opera per tre decenni nella Reggio Calcio e per altri dieci anni ha fatto parte dei ranghi tecnici della Reggiana. La sua carriera si può condensare in queste brevi note. Fino a 18 anni ha giocato come difensore centrale, il cosiddetto “libero”, ma – è lui che lo confessa – si sentiva una mezza schiappa per cui ha preferito cambiare posto in campo.

E’ quindi andato a sedere in panchina e per un paio d’anni ha fatto l’allenatore. Anche questo però era un abito non adatto alla sua misura ed allora ha cominciato ad impegnarsi nel ruolo di direttore sportivo dove è rimasto sino al 2005 prima di diventare presidente per altri due lustri.

Una “scalata” che lo ha portato a raggiungere il traguardo della pensione e quindi la libertà di scegliere e dunque di seguire l’unica figlia che nel frattempo si è sposata ed è diventata madre.

«Alla Reggiana – gli piace sottolinearlo – mi chiamò Marco Lancetti e mi occupai del settore giovanile. Il passaggio al professionismo non fu semplice ma mi consentì uno straordinario salto in avanti nella gestione dei rapporti di carattere tecnico, nella diversa mentalità necessaria a vivere ed organizzare l’ambiente».

- Qualche giocatore, qualche amico cui è particolarmente legato?

«Sono tanti, ma non faccio assolutamente nomi perché potrei scordarmi qualcuno e farei un torto a chi mi è stato vicino».

La Reggiana la segue ancora?

«Certo, ci mancherebbe, mi tengo aggiornato. Anche se da lontano le cose sfumano un poco».

Come la mettiamo con il nipotino il piccolo Leonardo? Se un giorno scegliesse di giocare a calcio che cosa gli consiglierebbe?

«Se vorrà farlo non glielo impedirò certamente io, ma gli farò un’unica raccomandazione, di tenere i piedi per terra». (l.v.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google