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«Farò il tifo per la Regia anche da avversario»

di Juri Panciroli
«Farò il tifo per la Regia anche da avversario»

Luca Mancini è un simpatizzante della formazione granata di Alberto Colombo «Anni fa provai ad acquistare il club e da allora non ho mai smesso di seguirlo»

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REGGIO EMILIA. Il commercialista cesenate Luca Mancini, attuale presidente del San Marino, è stato a un passo dal rilevare la Reggiana da Iniziativa Tricolore nell’era pre-Barilli.

Anche se l’accordo poi è sfumato, Mancini è rimasto tifoso granata e a volte si fa vedere al Città del Tricolore. Si è visto, ad esempio, in occasione di Reggiana-Pisa.

«Sono stato invitato da Fontanili e Barilli – conferma il patron dei Titani – nell’Hospitality prima della partita».

Si è parlato di calcio?

«Ovvio. Ma ero venuto per tifare Reggiana e mi è dispiaciuto per il pari. Così come mi è dispiaciuto per la sconfitta di Savona, domenica scorsa, perché ha danneggiato anche noi».

Domenica sarà di nuovo ospite?

«In Italia non è come in Spagna, con i presidenti avversari seduti uno vicino all'altro in tribuna a veder la gara, quindi domenica ci sarò ma col mio gruppo, concentrato sul San Marino».

Gara fondamentale per entrambe le squadre?

«Noi cercheremo di portare a casa il punto per non perdere il nostro treno, la Reggiana ne ha meno bisogno di noi ma sappiamo che sono più forti e sarà dura. Però noi siamo una squadra strana: ce la giochiamo sempre con tutti, raccogliendo spesso meno del meritato, quindi tutto è possibile».

Ricorda la rocambolesca gara d’andata?

«Una serata magica: 5 gol alla squadra all’epoca meno battuta del campionato e questo probabilmente la infastidì e le fece capire che non bastano buoni giocatori per vincere. Purtroppo la vittoria ci ha sbloccato solo in casa, con un cammino quasi da play off, perché in trasferta i punti non arrivano mai».

Due annate difficili a San Marino.

«Nel 2013 decidemmo di approfittare dell’anno senza retrocessioni per sistemare un bilancio molto magro, senza sponsor e con pochi tifosi, sfruttando le regole degli incentivi sui giovani. I risultati sportivi non sono arrivati ma alcune valorizzazioni importanti sui giocatori invece sì. Era un rischio preventivato».

Con l’arrivo dell’ex granata D’Adderio in panchina le cose sono cambiate?

«Sono arrivati punti importanti: una bella vittoria casalinga col Gubbio, che sembrava averci ridato slancio, poi però un pari col Grosseto, arrivato per un rigore inesistente che ci è costato anche l’espulsione del nostro difensore».

Ancora arrabbiato con gli arbitri?

«Ne ho subite di tutti i colori: rigori contro, continue espulsioni, mai una decisione a favore. Sono arrivato persino a dire che avrei ritirato la prima squadra e avrei fatto giocare la Berretti, se non volevano il San Marino. Non credo nella cattiveria ma nella sudditanza psicologica nei confronti di una piccola realtà. E poi è innegabile che facciamo sempre da cavia per gli arbitri esordienti in categoria».

La vicenda Iodice-Lotito l’aveva parecchio turbata?

«Sono d’accordo su un cambiamento della Lega Pro perché i presidenti non possono, al momento, sganciare milioni di euro, ma intercettare le persone, facendo azioni scorrette o tranelli fra di noi, è una cosa schifosa».

Se il San Marino retrocede, lascia?

«Si faranno riflessioni, anche se siamo malati di calcio, perché con la retrocessione cambierebbe lo status giuridico da professionisti a dilettanti, La continuità societaria ci sarà comunque e poi… aspettate a darci per morti».

È possibile, in futuro e magari solo come socio, un ritorno di fiamma per una Reggiana ambiziosa?

«Si sa che ero già pronto ad entrare anni fa e da allora tutte le domeniche mi informo sui risultati della Reggiana».

Perché questo amore?

«L’amicizia con Sisto mi portò a un passo dall'iniziare una sfida nuova in una realtà come Reggio, che ha conosciuto la serie A e ha uno stadio appetibile per tifosi e sponsor, e da allora sono sempre rimasto tifoso».

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