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CALCIO LEGA PRO

Andata e ritorno dall’inferno

di Wainer Magnani
Andata e ritorno dall’inferno

La Reggiana vince la partita negli ultimi undici minuti dopo che era stata sotto di due gol

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REGGIO EMILIA. La Reggiana ha vinto la sfida contro il San Marino, ha conservato i quattro punti di vantaggio sulla Spal e aumentato a sei punti il divario dal Pisa a due partite dalla fine.

Questo conta in chiave play off, tutto il resto è poesia. L’essenza dei novantacinque minuti giocati dai granata è tutta nei tre punti conquistati negli ultimi undici minuti.

E’ stata una partita incredibile, allucinante, illogica ma questo è il calcio.

La Reggiana ha creato e sciupato occasioni da gol nel primo tempo, si è complicata la vita nella ripresa subendo il raddoppio del San Marino pur in superiorità numerica. Già, perché per non farsi mancare niente al sesto della ripresa Bregliano ha commesso un fallo di mano in area, quindi rigore, ammonizione ed espulsione. Ovviamente Bruccini si è fatto parare il rigore, il sesto della serie. Poi quando la partita, a sei minuti dal novantesimo, sembrava ormai compromessa ecco che l’orgoglio, forse l’incoscienza e un briciolo di fortuna porta la Reggiana prima a riaprire la partita con Ricci, poi a un minuto dalla fine Angiulli riesce a trovare il pareggio con un eurogol.

Una rete splendida, complicata, un tiro dalla distanza che appartiene al suo repertorio e che cancella ciò che in precedenza Siega, Ruopolo per due volte e Petkovic non sono stati in grado di fare: segnare un gol che sembrava ormai scritto.

A quel punto, dopo aver acciuffato il pareggio, la Reggiana ha avuto il merito, questo sì, di credere anche nel successo e ha continuato ad assediare il fortino del San Marino fino all’ultimo istante quando De Giosa è stato platealmente e ingenuamente spinto a terra da Battiono e si è conquistato il rigore.

E’ però ormai dimostrato che un penalty per la Reggiana è un terno al lotto tanto che molti, anzi quasi tutti i granata non hanno voluto vedere l’esecuzione. C’è poi un altro particolare che merita di essere raccontato: rigore su De Giosa e tutti pensano “lo calcia Alessi”. Il capitano, in effetti, prende la palla in mano ma a quel punto si avvicina Petkovic e sussurra al capitano: lo tiro io. Beppe gli cede la palla e Petkovic, un ragazzo di 20 anni, spiazza il portiere Caio, il migliore dei titani e va ad esultare sotto la Sud.

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Questo è il film di una partita che ha dell’incredibile per chi l’ha vinta come per chi l’ha persa. Ma questo è il bello del calcio e a due giornate dalla fine – ripetiamo – contava solo la vittoria.

Poi è giusto dire che è stata una Reggiana bruttissima nel primo tempo, incapace di trasformare tre occasioni clamorose, subendo un gol di Musetti (regolare) con i difensori versione statuine e solo in grado di alzare la mano per chiedere il fuorigioco. Una squadra in grado di sciupare anche un rigore dopo pochi minuti della ripresa e di subire il due a zero con una palla persa in attacco da Mignanelli. Un autentico suicidio. Ma questa è una Reggiana che non muore mai, l’ha dimostrato anche in altre occasioni e ha avuto la bravura e la fortuna di inseguire una vittoria che a sei minuti dalla fine sembrava impossibile. Una sconfitta che avrebbe cancellato il sogno play off mentre ora gli spareggi promozione sono quasi una realtà.

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