Gazzetta di Reggio

Sport

Il Carpi cerca una “casa” per giocare in serie A

di Wainer Magnani

Adriana Spazzoli: «A Reggio non è possibile, ci sono già Sassuolo e Reggiana» A Modena conflittualità e costi onerosi, le alternative sono Parma e Mantova

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REGGIO EMILIA. Il Carpi, dopo aver festeggiato la promozione in serie A, si pone l’interrogativo dove disputerà questo suo primo e storico campionato di massima serie. Il sogno dei tifosi biancorossi è di poter rimanere al Cabassi. Il sindaco Alberto Bellelli ha rimarcato: «Faremo di tutto per rendere agibile il nostro impianto ma servirà lo sforzo di tutta la collettività». In effetti è quasi impensabile portare l’attuale capienza di cinquemila posti del Cabassi ai ventimila indicati dalla Lega di Serie A. Una messa a norma complicata per i posti a sedere, la tribuna, stampa, il settore ospiti ma soprattutto per il servizio d’ordine. Lo stadio Cabassi è nel cuore del centro storico di Carpi.

Per questo motivo il tema “dove andare a giocare” è di stretta attualità per il Carpi. E’ bene ricordare che quando la società biancorossa era in serie C1 e il Cabassi non era a norma, il Carpi era stato ospitato dalla Reggiana allo stadio Giglio. Una possibilità che, però, oggi sembra utopia dato che lo stadio è stato acquistato dal Gruppo Mapei e ci giocano, in alternanza Sassuolo e Reggiana. Su questo argomento si era anche pronunciata Adriana Spazzoli: «Il Carpi al Mapei Stadium? Saremmo onorati ma è impossibile. Il terreno di gioco non può reggere tre squadre, è già un notevole impatto per il nostro impianto la concomitanza di Sassuolo e Reggiana». Tra l’altro il Sassuolo, spesso e volentieri, svolge la rifinitura al Mapei.

Le soluzioni possibili sono lo stadio Braglia a Modena (dista 20 chilometri), il Tardini a Parma e anche il Martelli a Mantova.

La scelta più logica potrebbe essere quella del Braglia ma c’è un particolare, il Modena calcio pone una pregiudiziale: farsi carico del mutuo che grava sullo stadio. Era la stessa richiesta che la dirigenza del Modena aveva chiesto al Sassuolo, oltre naturalmente a dividere le spese per la gestione della struttura. L’altro aspetto non del tutto trascurabile è la poca affinità tra le due tifoserie. Carpi è sempre stato un feudo granata e con Modena c’è sempre stata poca simpatia, peggio ancora che col Sassuolo. Si potrebbe ripetere la stessa querelle tra Modena e Sassuolo del 2013 quando in molti oltre Secchia salutarono con soddisfazione la decisione del patron Squinzi di andare a Reggio salvo poi molti maldipancia soprattutto da parte dei politici e amministratori locali. La serie A a Modena manca da oltre undici anni (stagione 2003/2004) e dalle forze economiche locali viene vista come un volano per lo sviluppo del commercio.

La soluzione alternativa è di portare nuovamente la serie A allo stadio Tardini dato che il fallito Parma è destinato, ben che vada alla serie B ma molto più probabilmente dovrà ripartire dai dilettanti, forse in serie D. E’ bene ricordare che per poter mantenere la serie B chi acquisterà il titolo dal curatore fallimentare dovrà garantire gli attuali 74 milioni vantati dalla Federcalcio. Un costo eccessivo e solo se sarà ridotto di due terzi si potrà pensare di salvare la serie B altrimenti non rimarrà che ripartire dai dilettanti.

L’idea da parte del Carpi è di offrire al pubblico parmigiano ancora il palcoscenico della serie A. L’inconveniente è che Parma dista 65 chilometri da Carpi. Molto più agevole e comodo, invece, un eventuale trasferimento allo stadio Martelli di Mantova. Carpi dista 50 chilometri da Mantova e l’attuale società è in Lega Pro con poca fortuna a livello sportivo e societario.

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