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Bosco porta a Reggio un po’ di scudetto

di Cristiana Filippini
Bosco porta a Reggio un po’ di scudetto

E’ nello staff della Juventus: «Il nostro rapporto è nato a Pescara, io ero il vice di Galeone e lui il capitano della squadra»

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REGGIO EMILIA. C'è anche un po' di Reggio nel quarto scudetto consecutivo conquistato dalla Juventus. Da quattro anni infatti Roberto Bosco , ex granata e raggiano d'adozione, fa parte della staff di Massimiliano Allegri. Ma il loro rapporto risale alla fine degli anni Novanta.

«Era la stagione 1999/2000 - ricorda Roberto Bosco - io era il vice di Galeone sulla panchina del Pescara e Allegri era il capitano. Io come vice allenatore ero quello che aveva un dialogo più diretto e personale con i giocatori e così è iniziato il nostro rapporto».

Fu "amore" a prima vista?

«In un certo senso sì. Ci siamo capiti al volo fin dal primo giorno».

Dopo cosa è successo?

«Che le nostre strade si sono divise. Lui ha continuato la sua carriera di giocatore e io quella di allenatore. Ma nonostante questo, si era creato un rapporto di amicizia che non si è mai interrotto».

E quando si tornano ad incontrare le vostre strade?

«Quando lui arriva ad allenare il Cagliari. Io ero fermo, ed è lui che mi chiama per chiedermi di andare a vedere qualche giocatore. Da allora le nostre strade non si sono più divise».

Con l'arrivo di Allegri al Milan, da semplice osservatore entra in modo stabile nel suo staff.

«Esatto. Il primo anno mi occupo del settore giovanile mentre dall'anno dopo entro nel suo staff».

Le malelingue penseranno che Allegri l'abbia fatto per amicizia e non per meriti?

«Non era obbligato a prendermi nel suo staff. Credo che mi abbia scelto perchè credeva nel sottoscritto. Il fatto che sia con lui per il quarto anno consecutivo mi fa pensare che forse c'era anche del merito».

Dopo tre anni di Milan, Allegri e Bosco arrivano alla Juve per raccogliere l'eredità, non semplice, di Antonio Conte. Come furono i primi giorni alla Juve?

«Io arrivai il secondo giorno, ma non ci furono tappeti di rose ad accoglierci. Ma ci stava».

Quale fu la reazione di Allegri a quell'accoglienza?

«Riconosco ad Allegri un grosso pregio: quello di affrontare tutte le situazione in modo sereno. E così fu anche in quell'occasione».

Si percepiva il fantasma di Conte?

«Non per lo staff. Ma all'inzio l'ambiente non fu tenero. Allegri però continuava ad essere sereno e consapevole del fatto che per lui, quella stagione, sarebbe stata fondamentale».

Troppo facile dire che trovò una squadra già da "quadrata".

«E' vero. Sicuramente ha lavorato su quello che ha trovato ma ci ha messo tanto anche di suo».

C'è posto adesso sul carro dei vincitori?

«Troppo facile chiedere oggi, a scudetto conquistato, di salire sul carro».

Il suo compito nello staff di Allegri è quello di andare a vedere le partite e fare le relazioni.

«Non è proprio così - interrompe la domanda Bosco - fare l'osservatore non significa solo andare a vedere le partite e fare una relazione,. Dietro c'è un lavoro molto più complesso».

Le rimane un po' di tempo per seguire le vicende granata?

«Certo, e so tutto. Mi fa piacere che la Reggiana abbia conquistato i play off e le auguro di andare in serie B. Si vede che la squadra è stata costruita da gente competente. Peccato però che questo risultato sia stato raggiunto solo adesso: si sono buttati via troppi anni con scelte discutibili. Ho avuto l'impressione che si sia andati alla ricerca di chissà cosa, come spesso è successo in passato, quando ci potevano essere soluzioni più vicine e comode. Mi pare che Marcello Montanari, giusto per fare un'esempio, stia facendo un miracolo a Busto Arsizio».

Conosce il tecnico Alberto Colombo?

«Non personalmente ma vedendo la Reggiana mi pare una squadra ben messa in campo e che gioca un buon calcio. Non si raggiungono mai certi risultati per caso».

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