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Dal coma alla scherma in carrozzina: la forza di Simone

di Wainer Magnani
Dal coma alla scherma in carrozzina: la forza di Simone

Dopo il grave incidente stradale del 2009, il reggiano Rabitti  si è risvegliato e ha ripreso la sua attività sportiva con grande passione

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REGGIO EMILIA. «Io sono rinato nel 2009, quindi ho sei anni anche se a novembre ne festeggio 40». Simone Rabitti scherza sulla data del suo compleanno. Sei anni fa Simone è rimasto coinvolto in un terribile incidente in via Emilia all'Angelo. Rabitti, titolare era in sella alla sua moto «Triumph» quando si è scontrato con una Bmw. Dopo un lungo periodo all’ospedale a Correggio ha iniziato una seconda giovinezza, anche come atleta.

«Mi sono cimentato nella scherma – rimarca – e dopo una prima gara d’approccio a Busto Arsizio, nella seconda a Rovigo sono riuscito a superare le eliminatorie, uscendo solo agli ottavi».

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Simone Rabitti è sempre stato uno sportivo, come il papà Marino, preparatore atletico della Reggiana e la mamma Daniela appassionata di pallavolo. Lo stesso Simone aveva iniziato ad allenare i ragazzini delle giovanili granata anche se la sua grande passione era lo snowboard e lo skateboard. «Ho partecipato anche a una gara europea – sottolinea – e questo mio hobby era diventato il mio lavoro». Simone aveva trasformato la sua passione per questi sport, aprendo proprio il negozio «Tavola Calda».

«Adesso mi alleno con il Koala – prosegue – il mio maestro è Massimo Bertacchini. Mi piace e sto migliorando tanto che ho vinto un paio d’incontri. Le paraolimpiadi? No, non sono a questi livelli ma mi diverto. A Rovigo sono arrivato dodicesimo ed era la mia seconda gara da spadista. E’ stato bello anche se difficile ma continuerò».

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Simone gareggia in carrozzina e arrivare alla stoccata è un’impresa. «Lo sport mi dà forti motivazioni, la scherma in particolare anche se mi piace andare in piscina. Frequento la piscina piccola di via Melato e sono seguito da Giacomo Civelli della Gast».

La Gast (giochiamo anche se triboliamo) è una onlus che ha preso a cuore la storia di Simone che non ha dimenticato la sua passione per lo snowboard. «Mi piaceva ed ero bravino ma anche adesso con la scherma me la cavicchio e poi l’importante è divertirsi».

Simone Rabitti è conosciutissimo a Reggio tanto che la sua pagina facebook è sold out. «Sto molto tempo sul web e mi dà la possibilità di conoscere tanti amici».

Adesso Simone è tornato anche a lavorare. «Per quattro giorni alla settimana sono da Maicol Sport in via Emilia. Se poi aggiungiamo la piscina e la scherma, si può dire che ho la giornata piena. Mi tocca fare gli straordinari».

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La laurea in scienza alimentare per il momento resta nel cassetto ma un giorno chissà. Si muove in carrozzina anche se in casa è abbastanza autonomo. «I miei primi 40 anni li festeggerò con gli amici bevendo una birra. Le ragazze? Per il momento sono in sciopero – rimarca sorridendo – ma c’è tempo».

Simone è circondato dall’affetto di due splendidi genitori: mamma Daniela e papà Marino. «Sono stupendi – sottolinea con una certa emozione – e vorrei dedicare loro la mia prima vittoria in una gara di scherma».

«Simone è rimasto in rianimazione per 28 giorni – ricorda la mamma Daniela – e quando si è svegliato è stato trasferito in ospedale a Correggio dove è rimasto per un anno prima di tornare a casa».

Il messaggio che i genitori di Simone vogliono urlare è che anche attraverso lo sport si può tornare a una nuova vita. «Per nostra fortuna eravamo dell’ambiente sportivo e abbiamo trovato persone splendide che ci hanno aiutato. Mio marito è un insegnante di educazione fisica, io bazzicavo nella pallavolo. Il ritorno a casa è stato traumatico, però questi ragazzi della Gast e il presidente Civelli sono stati meravigliosi. Dopo un trauma cranico il difficile è il risveglio per poter svolgere le più normali attività. Simone è seguito da un educatore e ha sempre amato lo sport tanto che oltre alla scherma ha partecipato anche all’ultima Maratona delle Quattro porte arrivando al traguardo assieme a quaranta ragazzini».

Lo sport come pretesto per ritrovare i piccoli gesti quotidiani. «In casa si muove in modo autonomo ma ha una grave staticità alla parte sinistra e per questo motivo utilizza anche la carrozzina. Simone era un ragazzo che amava lo sport, la musica (suonava in un gruppo rock) e quando si è risvegliato ha dovuto ricominciare da capo. Lo sport l’ha aiutato, oltre a tutti coloro che gli stanno vicino. Attorno a noi c’è un mondo fatto di volontariato e di solidarietà meraviglioso per chi come Simone vuole riprendersi in mano la vita».

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