Gazzetta di Reggio

Sport

«Alessia deve andare alle Olimpiadi»

di Aldo Spadoni

Il sottosegretario regionale Andrea Rossi: «Se per la legge non è italiana, è il momento di cambiare le regole»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Alessia Korotkova è italiana e deve poter andare alle Olimpiadi indossando la maglia azzurra. La legge che non le dà ancora la cittadinanza deve essere cambiata, per lei e per tanti ragazzi come lei».

È con queste parole che Andrea Rossi, sottosegretario alla presidenza regionale dell’Emilia Romagna, commenta la vicenda grottesca – e purtroppo reale – della 16enne che sogna di vincere le Olimpiadi cantando l’inno di Mameli nonostante la legge italiana glielo proibisca (almeno fino a quando non sarà maggiorenne).

«La mia famiglia è emigrata in Italia dalla Siberia quando avevo 3 anni – racconta la stessa Alessia – e anche se non dimentico le mie radici, io sono italiana. Faccio dunque fatica a capire per quale motivo non posso gareggiare per la bandiera tricolore, che tra l’altro è nata proprio a Reggio, nella mia città».

«Ho condiviso la campagna dell’ex sindaco Delrio “L’Italia sono anch’io” – continua il sottosegretario regionale Rossi – e questo è il momento di tornare a lottare per dare la cittadinanza italiana ai giovani immigrati, a cui spetta ben prima dei diciotto anni. Una battaglia di civiltà, per le tante Alessia del nostro Paese».

Alessia, che ha vissuto a Reggio Emilia 13 dei suoi sedici anni, continua ad allenarsi per la disciplina nella quale è un’autentica promessa, il taekwondo, ma non lo fa più con la serenità di un tempo.

«Mi alleno sei volte a settimana più le gare – racconta – e anche se è difficile conciliare l’impegno sportivo con quello scolastico (studia alla Filippo Re, ndr) do tutta me stessa. Il mio sogno sarebbe quello di cantare l’inno di Mameli sul podio delle Olimpiadi di Tokyo nel 2020, l’obiettivo più immediato invece – spiega – sarebbe quello di partecipare agli Europei d’ottobre in Turchia. Solo che, per riuscirci, dovrei affiliarmi a una federazione estera e non potrei più partecipare alle gare giovanili con quella italiana. E questa conseguenza mi frena molto».

«Penso ai suoi allenamenti, alla passione e all’entusiasmo che l’hanno accompagnata in tutti questi anni – rincara la dose Andrea Rossi –, penso al fatto che lei senta come suo il Paese che l’ha accolta quando aveva solo tre anni. E penso ai suoi compagni di scuola e di squadra. Per lei lo sport ha rappresentato l’incontro con gli altri e la partecipazione attiva alla sua comunità, quella reggiana, che è capace di accogliere e includere. Nonostante tutto questo, però, e anche se la si potrebbe a tutti gli effetti definire italiana – prosegue il sottosegretario regionale – per la legge Alessia Korotkova sembra non esserlo abbastanza, e così non può nemmeno sognarsi di sfoggiare la divisa italiana ai giochi olimpici. Alessia forse non è italiana per l’anagrafe – conclude Andrea Rossi – ma lo è nel cuore, e lo è anche sicuramente per tutti quelli che, come il sottoscritto, vorrebbero vederla difendere i colori azzurri alle prossime Olimpiadi». (m.r.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google