«In 18 anni ho corso 5mila chilometri e adesso festeggio»
Luca Salardini sta per affrontare la sua 112esima maratona «Ho iniziato per dimagrire poi mi sono appassionato»
LUZZARA. Compirà 42 anni tra qualche giorno, lavora come carrellista, ha una moglie e due figli e, da 18 anni, corre più che può. Non per raggiungere una qualche destinazione, ma solo per sentirsi libero. E per cercare di spostare, ogni metro di più, l’asticella dei suoi limiti.
Si chiama Luca Salardini e ha corso ben 111 maratone. «E con quella del 25 maggio saranno 112», precisa lui.
Parliamo di circa 5mila chilometri: un’infinità...
«Decisamente. Ma da quando mi è venuta questa passione non sono più riuscito a smettere. Nel 2004 ho corso 30 maratone, tutte sotto le 3 ore».
Ma quando ha iniziato a correre?
«Esattamente 18 anni fa. Avevo trovato la ragazza e mi ero un po’ appesantito, come capita a tanti. Allora invece di andare solo in palestra ho iniziato a camminare e poi a correre, per calare e perdere peso. Vedevo tanti che correvano, anche miei colleghi di lavoro, e mi è venuta voglia di fare lo stesso».
Non dev’essere stato facile all’inizio, con il fiato corto, il dolore alla milza...
«È stato pesantissimo. Non solo non ero allenato, ma non avevo nemmeno la struttura adatta per correre: sono sempre stato un po’ pesante e tutti i dottori mi hanno sempre sconsigliato la corsa. Però non ho mollato e alla fine sono riuscito a correre anche i 42 chilometri».
Quando ha corso per la prima volta una maratona?
«Era il 1997, in occasione della decennale di Carpi. Dopo due mesi ho corso anche quella a Reggio Emilia con mia cognata, una podista molto conosciuta, Antonella Benati».
E poi è passato a farne 30 all’anno?
«Ci sono arrivato con calma. Inizialmente dopo aver corso una maratona avevo dolori dappertutto, ai muscoli, sotto i piedi, alle tibie, ma poi sono riuscito ad abituarmi. Diciamo che il mio corpo ha capito di doversi adattare alla testa, è sempre quella che comanda. Ma nel 2005, dopo che l’anno prima ne avevo corse 30, i conti mi sono arrivati tutti insieme e da lì ho iniziato a calmarmi un po’».
Come mai questa passione per la corsa?
«Io vado anche in bici, faccio percorsi con la mountain bike, ma correre è più bello. Ti senti libero. Decidi tu se correre tanto o poco, a che velocità andare, fin dove spingerti. Dipende tutto da te, sei tu che ti metti alla prova».
C’è una maratona che le è piaciuta più di altre?
«Come dice Giorgio Calcaterra ogni maratona è una storia a sé. Ho corso quella di New York, quella di Berlino, quella di Montecarlo. Ho corso quando c’erano 30 partecipanti e anche dove ce n’erano 38mila. Le maratone sono tutte belle. Ovvio che i percorsi in cui hai il pubblico che fa il tifo per te sono più gratificanti e stimolanti, ma a me piace anche correre da solo, in montagna per esempio. La sfida è sempre con me stesso».
Quindi non corre in compagnia?
«Subito dopo il matrimonio ho attaccato la “malattia” della corsa a mia moglie e aveva iniziato a venire con me. Poi però sono arrivati i nostri due bambini e lei è rimasta un po’ indietro diciamo».
Il 25 maggio festeggerà i suoi 42 anni e 195 giorni correndo una maratona organizzata da lei a casa sua, da dove è nata questa idea?
«Quando ho iniziato a correre, 18 anni fa, il grande William Govi aveva festeggiato i suoi 42 anni e 195 giorni così e io, chissà perché, ho pensato che se fossi riuscito a diventare un maratoneta avrei fatto lo stesso».
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