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«Si sta avverando il sogno che avevo da piccolo»

di Aldo Spadoni
«Si sta avverando il sogno che avevo da piccolo»

Ciclismo, Eugert Zhupa parteciperà al Giro d’Italia: «Prima era un gioco ora sono un professionista»

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SCANDIANO. Eugert Zhupa il ciclista albanese ma d’adozione scandianese, essendo cresciuto nella città del Boiardo da bambino e sportivamente nei team reggiani di Ciclistica 2000, Team Barba e Cycling Team Nial Correggio, ha in questa stagione coronato il sogno di una vita diventando un professionista e partecipando per la prima volta al Giro d’Italia.

Si può dire che in questa stagione ha coronato il sogno di ogni ragazzo che inizia questo sport, accettando sacrifici e cadute...

«Sì, finalmente sto vivendo il sogno che avevo da ragazzino, quando per una scommessa con mio padre iniziai a praticare questo bellissimo sport. Non mi sembra ancora vero però, è una cosa meravigliosa».

Non è stato facile raggiungere certi livelli.

«Ho fatto veramente tanti sacrifici per realizzare questo sogno: dopo ogni caduta mi sono rialzato con più grinta che mai. Ma è stato durissimo anche scegliere di andare a letto presto piuttosto che uscire e divertirmi con i tanti amici che ho, ma alla fine direi che ne è valsa la pena».

A chi deve dire grazie?

«Innanzi tutto ai miei familiari che hanno fatto veramente tanto per me, e lo stanno ancora facendo. E poi al mio primo allenatore Giovanni Cerio, una persona eccezionale che resterà sempre nel mio cuore: mi veniva a prendere a casa per allenarmi perché i miei genitori non mi facevano uscire per paura dei pericoli della strada. Un ringraziamento speciale anche a tutte le altre persone che mi hanno aiutato a crescere sia come sportivo che come uomo».

Qual é a suo avviso la differenza tra gareggiare tra i dilettanti e i professionisti?

«La differenza è immensa, si tratta veramente di un altro ciclismo. Nei professionisti sei più sereno: gli atleti quando aprono il gas vanno, mentre da dilettante è uno stress mentale notevole, e c’è troppa pressione. Ma poi sono tante le altre differenze, ed è inutile elencarle tutte, ora che sono tra i professionisti».

Può tracciare un bilancio di questa sua prima parte di stagione?

«Penso di aver iniziato come mai avrei pensato: le gare in Belgio mi hanno fatto notare molto, e un giorno spero di giocarmele».

Con i suoi compagni come si trova?

«Con i miei compagni mi trovo benissimo, specialmente con il grande Alessandro Petacchi che mi sta insegnando molto, è veramente una persona semplice, speciale e fantastica».

Quali sono gli obiettivi della squadra e suoi per questa edizione del Giro d’Italia?

«Il primo obiettivo personale è quello di arrivare a Milano e, perché no?, vincere una tappa al Giro. Non sarebbe male riuscirci. Ma l’assoluta priorità è quella di dare una mano ad Alessandro Petacchi negli arrivi in volata».

Quali tappe a suo avviso possono essere adatte alle sue caratteristiche?

«Sinceramente voglio godermelo questo Giro, vedremo tappa dopo tappa quello che viene. Tutte le occasioni comunque possono essere buone per entrare nella fuga giusta».

Ha un’idea di quali tappe potrebbero essere la chiave per la vittoria finale?

«Sicuramente la cronometro di 60 chilometri e le dure tappe in salita, poi potrebbero fare la differenza anche le tappe iniziali tutte altimetricamente interessanti».

Chi sono secondo lei i favoriti?

«Per me sono tre: Contador, Porte ed Uran».

Il suo Fans Club la seguirà?

«Aspetto tutti i miei sostenitori sui tornanti dell’Abetone. Penso agli amici e agli appassionati ciclisti, anche quelli meno “giovincelli”, che mi conoscono. Spero che sarà una bella giornata per tutti».

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