«L’Ascoli è favorito ma può essere tradito da troppa pressione»
REGGIO EMILIA. Terminati gli impegni con la Nazionale under 19, per Alessandro Pane (complice anche questo anticipo d’estate) è già tempo di Versilia. E tra un calcetto con gli amici e una partita a...
REGGIO EMILIA. Terminati gli impegni con la Nazionale under 19, per Alessandro Pane (complice anche questo anticipo d’estate) è già tempo di Versilia. E tra un calcetto con gli amici e una partita a tennis, ricorda i due play off giocati con la Reggiana, entrambi persi.
Mister, la parola play off è ancora un incubo?
«No. È vero che è legata ad opportunità mancate e a stagioni che non si conclusero positivamente, ma è anche vero che la squadra disputò ottime prestazioni».
Ci fu molto amaro in bocca?
«Certo, ma ricordo anche un grande affetto di pubblico».
Perdere due play off su due non fu una buona media.
«È così, ma i percorsi che portarono a quei play off furono molto diversi».
Ripercorriamoli: da quale vuole partire?
«Andiamo in ordine cronologico».
Vuole farsi subito del male parlando di Pagani?
«Il Dio del pallone aveva deciso così, perché per mole di gioco e organizzazione, in quel campionato la Reggiana fu superiore a tutte le avversarie».
Un appuntamento, quello con la promozione, rimandato di un anno?
«Per due motivi: avevamo costriuto un buon gruppo e ci eravamo rafforzati».
La sconfitta ai play off con la Pro Patria nel campionato 2008/2009 brucia ancora?
«In un certo senso sì».
Ricorda che la Pro Patria, sull’orlo del fallimento, si rafforzò nel mercato di gennaio?
«E come potrei dimenticarlo: ma sono le cose che succedono ancora oggi. In quella stagione la Pro Patria era già forte di suo e nel mercato di gennaio mise a segno altri colpi importanti».
Eppure...
«Eppure riuscimmo a perdere entrambe le gare in un modo incredibile».
Tipo 5-4 dopo essere stati in vantaggio per 3-0?
«Esatto. La Reggiana giocò una mezzora praticamente perfetta e si portò sul 3-0. Poi ci fu il black out e prima dell’intervallo arrivarono i due gol della Pro Patria».
Cosa dice un allenatore ai suoi giocatori nell’intervallo quando capitano quelle cose?
«Impiegammo tutto il tempo per pensare a quello che era successo ma era già scattato qualcosa nella testa dei giocatori».
A proposito di testa: i play si preparano con la testa o con le gambe?
«Soprattutto con la testa, la condizione fisica diventa secondaria. È necessario mettere a fuoco pochi concetti senza però essere assillanti».
Quindi niente carichi di lavoro?
«È compito del preparatore, che ha la situazione sotto controllo, capire dove e se c’è da lavorare».
Arrivare ai play off non da favorita, è un vantaggio?
«Assolutamente sì. Sarà l’Ascoli, partito per vincere, ad avere le maggiori pressioni. E lo dice uno che in quella piazza c’è stato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
