«Sono io quel bimbo in foto col Vandelli»
Giuseppe Fornaciari è il testimonial “di padre in figlio”
REGGIO EMILIA. «Ma quel bambino sulla bandiera tra Rosina e Gardoni sono io» è stata l’affermazione, tra l’incredulità e lo stupore di Giuseppe Fornaciari, oggi 60enne. In effetti, il manifesto che campeggia nel settore Distinti, simbolo del Gruppo Vandelli e della filosofia “di padre in figlio a Reggio Emilia” ritrae il piccolo Giuseppe in una foto storica.
«Non so dove i ragazzi del Vandelli siano riusciti a trovarla – commenta Giuseppe Fornaciari – fa parte del mio archivio, forse Del Bue poteva averla. Sono passati 50 anni ma ancora mi ricordo bene quei momenti e quel particolare periodo».
Com’è nata quella foto?
«Mio padre Giannetto frequentava l’ambiente granata, per la precisione il bar Cadorina in via Emilia che era adiacente al negozio Cimurri sport. Era il ritrovo dei giocatori della Reggiana. Così mio padre riuscì a farmi diventare la mascotte della squadra. Mi portavano con loro in campo ed è nata quella foto al Mirabello».
Che effetto le ha fatto rivedersi come simbolo del Gruppo Vandelli?
«Mi sono stupito ma è stata una bella sorpresa. Qualche mese fa dei miei amici mi hanno parlato di quella foto e mi sono rivisto. Un’immagine che è del 1958, io avevo tre anni».
Sabato scorso è tornato allo stadio?
«A Natale avevo contattato il Gruppo Vandelli e ho acquistato quindici sciarpe da regalare agli amici. Seguo sempre la Reggiana ma da tempo non frequentavo lo stadio. Mio figlio Davide, invece, è quasi sempre presente sugli spalti. Sabato ne ho approfittato per vedere il derby con la Spal e posare sotto la mia foto da bambino».
Emozionato?
«Sono passati tanti anni. I ragazzi del Gruppo Vandelli, che non conoscevo, sono stati stupendi. Io ho delle difficoltà nella deambulazione e quei trenta gradini per arrivare in tribuna sarebbero stati una barriera insuperabile ma Gigi e amici mi hanno portato dentro in braccio».
Gigi Bagnoli ha buone braccia...
«Mi piace come interpretano la passione per la Reggiana: sono ultrà diversi, speciali. Ammiro la loro vocazione nel trasmettere ai ragazzi la passione per la Reggiana e i valori della reggianità. Il motto “di padre in figlio” è perfetto».
Ma la Reggiana ce la farà ai play off?
«Mi è sembrato un buon gruppo, affiatato anche se è difficile dire se riuscirà a conquistare la serie B. Ci proverà anche con l’aiuto di questi meravigliosi tifosi».
E’ un calcio diverso?
«Sì, molto».
Reggio merita un’altra categoria rispetto alla Lega Pro?
«Lo dice la nostra tradizione anche se il calcio è cambiato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
