Carra: «Resterò qui, sono innamorato di Trieste»
Il play maker novellarese ripercorre i suoi 4 anni a Trieste: «Iniziai con due tifosi al seguito chiudo con i seimila del PalaRubini e i trecento a Brescia. Ma mi vedrete spesso»
TRIESTE. Era nell’aria, ma nessuno ne voleva parlarne apertamente quasi a voler scacciare il pensiero e non svegliare il Lupo che dorme. Ma quella ostinazione in campo mercoledì sera a Brescia, anche quando ormai la partita era persa, quasi a voler mettere la firma sul biglietto dei saluti e quella passerella finale con abbracci di allenatori e compagni, erano stati sintomatici. Raggiunto a sorpresa nello spogliatoio, subito dopo essere uscito dalla doccia, Marco Carra non era pronto a fingere. «È stato tanto emozionante uscire con l’abbraccio dei compoagni e il calore dei tifosi...».
Capitano, è stata la sua ultima partita? In linea di massima dovrebbe finire qui. Come “dovrebbe”? Dalmasson in sala stampa ha già dato il suo ritiro per certo... Non l’avevo ancora detto a tutti di persona, ma se il coach lo ha comunicato allora posso confermare: è stata la mia ultima partita, chiudo qui. Cosa le rimane, a botta calda, di questi quattro anni a Trieste? Guarda, stavo giusto pensando una cosa durante il riscaldamento pre-partita: la prima che ho giocato con la maglia di Trieste, a Bari, avevamo due tifosi al seguito; alla seconda, in casa contro Latina, ci saranno state forse ottocento persone scarse. Sono passati quattro anni e l’ultima partita giocata in casa è stata davanti a seimila spettatori abbondanti e stasera (mercoledì, ndr), fuori casa e per giunta in infrasettimanale, ce n’erano almeno trecento al seguito. Questo dice tutto di quello che è stata Trieste per me. Se l’immaginava così, quando accettò l’offerta dell’allora Acegas? È stato un finale di carriera che non mi sarei mai aspettato. Ringrazio tutti, dal coach alla società che mi hanno messo nelle migliori condizioni per giocare, al mio fisico che ha retto, ho avuto la fortuna di non farmi male. E naturalmente grazie ai tifosi e ai compagni di squadra. Adesso metterà giacca e cravatta? Sì, ma non pensate di esservi liberati di me. Mi vedrete ancora tanto e spesso... Dunque lo conferma, resta a vivere qui?
«Sì. Non avrei mai, mai, mai immaginato, quando ho firmato per Trieste, di trovare una città di cui mi sarei innamorato, con la possibilità di avere un lavoro, di farci nascere mio figlio. Mi ha veramente cambiato la vita, in tutti i sensi. Veramente a volte la vita prende delle strade che non ti aspetti. È davvero sorprendente». Seduto di fronte c’è Coronica, Carra lo guarda: «Da mezzanotte e un minuto sarai tu il capitano di questa squadra. Adesso sono fatti tuoi...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
