Il Sassuolo stronca il Milan con Berardi
Finisce 3-2: primo gol fantasma, rimonta rossonera ma l’attaccante neroverde è implacabile e firma la tripletta
Che dire? Domenico Berardi è l’autentica bestia nera del Milan. Manco un toro nell’arena si scatena così quando vede rosso. Quattro gol l’anno scorso, tre ieri. E avrebbe potuto essere un altro poker se l’attaccante calabrese non avesse sbagliato quello più facile a tu per tu con Diego Lopez. Nel gennaio scorso Berardi sancì l’esonero di Max Allegri, ieri ha certificato l’inadeguatezza di Inzaghi sulla panchina di un Milan povero di idee e qualità. In tribuna Adriano Galliani, seduto accanto a Braida e a pochi metri da Squinzi, non sapeva se essere più arrabbiato con l’arbitro, coi suoi giocatori o con la bestia nera Berardi. Un attaccante di 19 anni che in due stagioni di serie A ha già messo a segno 30 gol oltre ad un’infinità di assist e, se completerà il percorso di maturazione tattica e caratteriale, ha i numeri per misurarsi in una big. Magari quella Juve che versando a giugno nelle casse del Sassuolo 15 milioni potrà rilevarne l’intero cartellino. Berardi vorrebbe però rimanere un’altra stagione a Sassuolo, sempre con Di Francesco in panchina. Vedremo quel che succederà, di certo il Milan si augura una soluzione all’estero per non ritrovarselo più di fronte. In quattro partite Berardi ha segnato ai rossoneri la bellezza di 7 gol e il Sassuolo ha ottenuto tre successi a fronte di una sola sconfitta, peraltro ininfluente. E il 3-2 di ieri, oltre a sancire la quarta sconfitta nelle ultime cinque partite di Bonera e compagni, significa anche l'aritmetica estromissione del Milan dall'Europa League.
Gol fantasma e proteste
A fine partita Pippo Inzaghi si è attaccato agli errori arbitrali per giustificare la sconfitta. E non ha tutti i torti. Vero che sul primo gol di Berardi, viziato da una papera colossale di Diego Lopez, la palla dà la sensazione di non varcare interamente la linea di porta. Un episodio accaduto quando il match era iniziato da appena 13 minuti. Altrettanto vero che Berardi sull’azione del raddoppio al 33’ pare scattare in fuorigioco sul lancio di Missiroli, questione di millimetri comunque. Vero che l’espulsione di Bonaventura è parsa eccessiva anche se a termini di regolamento ci sta. Ma ci stava pure - e questo non l’ha detto - un rigore per un atterramento di De Jong su Berardi in area rossonera. Al di là di queste (lecite) reciminazioni sull’arbitraggio del signor Guida, resta il fatto che il successo del Sassuolo ha messo impietosamente a nudo tutti i limiti di questo Milan. Che, coi nervi a fior di pelle, ha chiuso in nove (rossi a Bonaventura e Suso) oltre a rimediare quattro cartellini gialli. I rossoneri, con 12 espulsioni, sono la squadra più “cattiva” del campionato.
Inutile rimonta
Descritto il primo tempo, ecco due brevi cenni sulla ripresa dove Inzaghi passa dal 4-3-3 ai tre trequartisti dietro la punta. Grazie alla vivacità di Suso, il Milan torna in partita e pareggia con Alex che, di testa, sfrutta un’uscita sballata di Consigli. Ma l’espulsione di Bonaventura per doppia ammonizione regala al Sassuolo la superiorità numerica. Berardi spreca il primo match point tirando addosso a Diego Lopez ma non il secondo, con un tocco di sinistro su assist - più o meno volontario - di Zaza.
Di Francesco resterà
A fine partita Sassuolo a ricevere l’applauso dei tifosi (a proposito, bellissima la coreografia realizzata in curva prima del match). Ma le notizie migliori arrivano dalla sala stampa dove Eusebio Di Francesco, dopo i tentennamenti delle ultime settimane, se n’è uscito con una frase rassicurante, almeno all’apparenza: “Non parlo di percentuali ma le probabilità che io resti sulla panchina del Sassuolo sono molto alte”. Evidentemente nelle ultime ore ci deve essere stato un chiarimento con i vertici societari, approfittando della presenza del patron Squinzi e della moglie Adriana Spazzoli: dunque, salvo colpi di scena, Di Francesco onorerà anche l’ultimo anno di contratto col Sassuolo e da oggi la società potrà iniziare a programmare la prossima stagione. Per quanto riguarda il Milan niente contestazione: gli ultrà rossoneri hanno infatti proseguito nella protesta, decidendo di non presentarsi al Mapei Stadium. Commovente lo striscione esposto da alcuni supporters rossoneri provenienti dall’Est: “Noi: dalla Polonia 30 ore. Voi: neanche 90 minuti con il cuore”. A consolarli non è bastato nemmeno rivedere in campo dopo quattro mesi il “faraone” El Shaarawy.
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