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Fermato il borettese Lamine Traorè

Fermato il borettese Lamine Traorè

Sono 33 i club coinvolti, 50 i fermati e tra questi il terzino del Santarcangelo prelevato a casa e condotto alla Pulce

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CATANZARO. Quindici calciatori, 5 presidenti di società sportive, 8 dirigenti sportivi, allenatori, direttori generali. Sono le persone fermate nell’ambito dell’inchiesta “Dirty Soccer” della procura di Catanzaro che ha portato all’arresto di 50 persone mentre ne risultano indagate oltre 80 per partite truccate e i rapporti tra la ’ndrangheta e le scommesse in Lega Pro e serie D. Sono coinvolte 33 società tra serie D e Lega Pro.

Nella lunga lista dei fermati c'è anche il nome di Mohamed Lamine Traorè, originario della Guinea classe 1991, calciatore in forze al Santarcangelo e borettese di adozione. Ieri di prima mattina è stato prelevato nella sua abitazione di Boretto dalla polizia di Reggio Emilia e condotto al carcere della Pulce. A Traorè è stato notificato il decreto di fermo e il provvedimento è stato comunicato al pm reggiano di turno Giacomo Forte.

Mohamed Lamine Traorè, terzino destro, arriva in Italia nel 2001 e si stabilisce a Boretto. Nella società rivierasca muove i primi passi negli Esordienti, ma dopo soli sei mesi Daniele Toniato lo nota e lo porta negli Esordienti Fair Play del Guastalla. Sotto la guida dello storico allenatore Dao, scomparso qualche anni fa, Traorè viene notato dal Parma in un torneo a Montecavolo e lo tessera. Fa tutta la trafila nelle giovanili sino agli Allievi Nazionali. Nel 2008-09 è in Eccellenza alla Dorando Pietri Carpi dove vince il campionato e Guidolin lo aggrega alla rosa della A. In questi anni ha militato in Lega Pro con SudTirol, Foggia, poi Crotone, Gubbio, ancora SudTirol e poi Cesena e quest'anno è alla corte del Santarcangelo.

L’aspetto curioso è che Traorè ha sempre sognato di poter giocare nella Reggiana ma quest’anno non l’ha mai affrontata da avversario. Nella gara d’andata a Sancarcangelo era stato relegato in panchina e nella gara di ritorno la società lo aveva sospeso perché è stato "beccato" nel rientrare tardi il venerdì sera, anzi il sabato mattina e così la società ha deciso di escluderlo dai convocati per la partita al Città del Tricolore contro la Reggiana. Un provvedimento disciplinare che aveva colpito anche i compagni di squadra Bardi e Radi.

Nell’inchiesta “Dirty Soccer” della procura di Catanzaro la Reggiana non è stata minimante coinvolta anche se i dirigenti granata trattengono il fiato per gli sviluppi che coinvolgono la Pro Patria che è stata fortemente chiamata in causa. Pietro Vavassori, dopo la turbolente estate, aveva ceduto, accordo poi non rispettato, la quota di maggioranza al gruppo Ulizio, ora al centro dell’inchiesta. E’ bene ricordare che poi Vavassori, a fine gennaio, riprese le redini della società affidandola a Carlo Filippi, oggi dimissionario.

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