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«Tre anni di lavoro durissimo per poter arrivare così in alto»

di Adriano Arati
«Tre anni di lavoro durissimo per poter arrivare così in alto»

Il coach Max Menetti: «Prima di gara 4 eravamo con le spalle al muro ma abbiamo saputo reagire Dedico questo risultato alla società e a Dado Lombardi che per primo ci portò in semifinale»

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REGGIO EMILIA. Già dalla mattina vedevo le facce dei giocatori e capivo che erano pronti e motivati. Per una sera ci godiamo la qualificazione, da domani penseremo a Venezia».

Max Menetti è gonfio di orgoglio per la semifinale ottenuta dalla sua Grissin Bon: «Ci abbiamo messo tre anni per fare questo nuovo passo, ad alto livello non si improvvisa nulla, ci voleva questo tempo e adesso ce l’abbiamo fatto. Torniamo in semifinale, è un risultato storico, e dal 1998 di tempo ne è passato parecchio. Di quel gruppo c’eravamo io e Dalla Salda, sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto. La prima dedica è per la società, la seconda per Dado Lombardi, che ci ha portato in semifinale la prima volta. Sarebbe molto bello averlo di nuovo qui fra noi a Reggio».

Gara 5, alla fine, è stata la più semplice: «E’ stata una serie strana, con squadre in ritmo che vengono riprese nelle gare in cui giocano meglio, come è successo a noi in gara 2. Non è stato assolutamente un percorso facile, ma l’esperienza degli anni scorsi è servita eccome. Prima di gara 4 eravamo con le spalle al muro, e non credo sia un caso che abbiamo reagito così quando eravamo in difficoltà, il percorso fatto negli altri due anni è servita eccome». E la pazienza di chi ha tenuto insieme il gruppo: «Questo risultato lo dedico alla dirigenza, alla proprietà, se lo meritano, ci hanno sempre dato fiducia». E lo stesso ha fatto il pubblico: «I tifosi sono stati fantastici, ci hanno sempre sostenuto in ogni frangente, senza mai mollare la presa, non si sono scaricati dopo i primi 5’, sono stati fantastici».

Adesso, arriva Venezia. «Abbiamo due giorni per prepararla, Venezia è una squadra forte. Pagheremo lo sforzo? Anche loro hanno giocato cinque partite, e non credo che come età media loro siano molto più giovani di noi».

Di umore meno allegro, ma sereno, il coach ospite Piero Bucchi. «Questa partita l'ha decisa l’esperienza, giocatori come Kaukenas e Lavrinovic non avranno più i 35’, ma sono decisivi. I miei, rispetto a loro, sono bambini, di talento ma bambini. Loro ci hanno menato: non è una polemica, è una constatazione, Reggio ha fatto quello che si poteva fare».

Inevitabile parlare dell'espulsione: «Il primo tecnico l'ho cercato, ma neanche tanto. Il secondo è arrivato inaspettato. Mi era stato detto che potevo parlare, e io stavo semplicemente parlando».

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