La Reggiana deve ripartire dal suo tesoro: i tifosi
In fretta si dovrà consolidare la società per gettare le basi per una squadra competitiva per la serie B
REGGIO EMILIA. E’ banale e scontato dire che occorre ripartire dai tifosi. Ma è così. Occorre ascoltare la voce della passione e fare di tutto perchè i diecimila del Città del Tricolore siano una costante. Non importa come, non importa perché ma bisogna creare le condizioni per portare ogni domenica le famiglie, i giovani, i ragazzini, le donne e gli ultrà allo stadio.
Le vecchie maglie della Reggiana non devono essere riposte nel cassetto in atteso di un altro grande evento. Ogni domenica deve essere una festa com'è stato in questo campionato.
La Reggiana dovrà ascoltare chi ha fatto questo miracolo perché non è sufficiente avere buoni giocatori ma occorre cementare il feeling tra società e tifosi, pur nel rispetto dei ruoli.
Ascoltare significa promuovere iniziative, avere idee, fantasia, radicarsi sempre più nel territorio. Occorre che la Reggiana, com'è stato per il Cesena, sia un modello nuovo di sinergia calcistica.
I tifosi in società? Perchè no. Parliamone. Di sicuro la passione dei reggiani è stato il valore aggiunto ed è ciò che ci ha differenziato a livello nazionale. Disperdere questo patrimonio sarebbe una follia, altro che cedere Mignanelli o perdere Maltese.
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LA RIPARTENZA. Sono arrivati gli sfottò dei tifosi parmigiani o di chi non aspettava altro che la sconfitta della Reggiana per poter starnutire. Sì, perché solo di uno starnuto si tratta. Ma noi siamo reggiani, abbiamo radici contadine e chi ama la terra sa che dopo un raccolto ne viene un altro. Conosciamo il senso della fatica, del lavoro e sappiamo che se semini bene prima o poi il raccolto sarà abbondante.
Noi siamo reggiani e lo abbiamo dimostrato anche a Bassano accompagnando la squadra con entusiasmo, sognando già la finale, versando lacrime a fine partita ma sempre con dignità e rispetto dell'avversario.
E' strano ma è così: stiamo andando verso la globalizzazione ma più ci sentiamo cittadini del mondo e più andiamo alla ricerce delle nostre radici. Del nostro dialetto, di ciò che siamo. Il calcio non fa eccezione, anzi è terreno fertile.
Noi siamo reggiani e il lunedì dopo Bassano è un giorno triste ma uguale a tutti i lunedì della settimana: ci siamo rimboccati le maniche per ripartire. Non siamo capaci di piangerci addosso, abbiamo memoria storica ma anche quell'innato istinto di fate un passo in più in avanti, forse in silenzio ma sempre con tenacia e determinazione. Un Testa Quedra.
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BEPPE ALESSI. Il ritornello è facile seguendo le parole di De Gregori: Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Non si può essere amareggiati per i rigori falliti dai granata perché era scritto nel destino che doveva andare così. Non si può dimenticare che un calcio di rigore, due anni fa a Cuneo calciato da Alessi, ha permesso alla Reggiana di non retrocedere in C2 e forse di scomparire dal calcio professionistico. Dagli undici metri abbiamo saputo arrivare alla semifinale di Bassano, dagli undici metri dovremo ripartire.
Beppe Alessi ha forse chiuso la sua carriera da giocatore con quel calcio di rigore sbagliato e da quel colpo di testa (pensate) uscito di un millimetro. Ma sono gocce di rugiada che il sole della passione dei reggiani cancellerà in fretta. Occorre essere orgogliosi, fieri e grati di aver visto Alessi giocare con la maglia granata. Il dopo Pagani è iniziato con lui e in questi anni è stato tutto per Reggio e per i reggiani. In campo e fuori dal campo. Mai sopra le righe ma sempre con la dignità del capitano, dell'uomo vero.
Alessi aveva pianto di felicità dopo Cuneo, ha pianto a Bassano perché forse voleva chiudere la sua carriera con un altro acuto ma sono certo che questo patrimonio lo saprà trasmettere ai ragazzini dell'Accademia granata.
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LA SOCIETA'. Da questa sconfitta ai maledetti rigori si può ripartire e spetterà a chi di dovere farlo. Il concetto è lo stesso "squadra forte se società forte". Si dovrà ripartire dando certezze. Si potrà ripartire da un gruppo di giocatori che non sarà smantellato ma ritoccato, da un allenatore che amiamo per lo stile, che rispettiamo per la dignità e stimiamo per le sue capacità. Da un direttore generale Ferrara che ama i fatti alle parole, come noi. Che ha dimostrato di conoscere il calcio. E poi da loro, dal popolo granata.
Le immagini dei mille di Ascoli, degli undicimila del Città del Tricolore, dei milletrecento di Bassano sono fotografie di passione che hanno fatto il giro dell'Italia e non potranno mai essere cancellate o offuscate da un calcio di rigore.
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VAVASSORI C'E'. Eravamo preparati all'eventualità di uscire a Bassano ma fa male, malissimo. E' un peccato perché ancora una volta Reggio, la parte migliore di reggio, vale a dire i tifosi, avrebbero meritato la finale. Ma occorre anche ammettere che il Bassano e la sua gente hanno onorato il calcio, l'ospitalità.
Vedere tanti reggiani, la tanta passione e affetto dei reggiani giunti a Bassano è stato commovente. Così in piazza a Reggio. Si deve ripartire da questo elemento: continuare a innaffiare la passione dei reggiani. Come? Vincendo e costruendo una squadra con le stesse caratteristiche: una Reggiana tutta cuore e orgoglio. Poi con una capacità realizzativa maggiore, come saggiamento ha osservato Vavassori.
Ma il futuro può attendere perché prima occorre dire "grazie" a chi ha portato in giro per l'Italia l'immagine di Reggio in modo così fiero e orgoglioso. A Bassano si è ritrovato la Reggiana di Ascoli, quella che non molla mai, che lotta e combatte nonostante le avversità, vedi il forfait di Andreoni all'ultimo istante. Una squadra che piace per come sa stare in campo, anche con i suoi difetti e il primo è che non concretizza mai ciò che costruisce. Ma sono elementi che i tecnici e i dirigenti sanno benissimo e cercheranno in futuro di ovviare. Resta il pensiero di una squadra che è uscita a testa altissima, come mai era capitato nei play off. Basta ricordare le partite decisive di Pagani, di Busto Arsizio e Pescara. Forse solo ad Avellino siamo stati in partita ma mai come a Bassano.
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