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La Reggiana conosce l'onta della IV serie

di Mauro Del Bue
La Reggiana conosce l'onta della IV serie

Vince il derby con il Parma ma viene denunciata da un dirigente crociato e punita con 20 punti per illecito sportivo

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Gli anni cinquanta, i meravigliosi anni cinquanta, si aprono per noi reggiani nel clima di Peppone e don Camillo, il film che nel 1951 interpreta umoristicamente lo scontro politico italiano. Tra democristiani e comunisti, tra coppiani e bartaliani, tra milanisti e juventini, l'Italia si riduce a due. Anche la Corea si divide in due dopo la guerra.

Mentre il Po tracima ed è alluvione, la Reggiana resiste in B. Due, solo due anni. Anzi nel 1950-51 col giovane Frignani, che sarà poi al Milan e in Nazionale, alimenta sogni di promozione. Si gioca perfino contro la nazionale di Pozzo al Tardini di Parma, coi parmigiani che ci invidiano. Si vendicheranno dopo tre anni.

Difficile per mister Antonini, già calciatore al Milan, sostituire Frignani, Scagliarini, Torti, Cafasso, Dal Bon, tutto l'attacco. Così l'anno dopo si tentenna, nonostante il grande e grosso attaccante ex livornese Tieghi.

Dopo qualche partita, nel novembre del 1951, arriva anche la mezzala Mannocci e si racconta un curioso aneddoto. Tieghi era ex partigiano e di orientamento comunista, Mannocci era ex fascista e politicamente di destra. Dicono che in campo non si parlassero. E raramente si passassero il pallone. Anche Giorgio Degola entra in società con Visconti e Lari e iniziano le promesse da marinaio sul nuovo stadio di Reggio.

A poco serve la buona lena del giovane terzino Guido Vincenzi (sarà all'Inter e in Nazionale, poi a lungo nella Sampdoria). Unica nota lieta il derby stravinto col Modena al Mirabello il 16 dicembre del 1951 per 5 a 2. Poi è solo delusione, culminata nel desolante 7 a 0 nel match contro la Roma al Mirabello.

Dopo dieci anni torniamo in serie C. E si parte proprio dai romani. Come allenatore arriva l'ex portiere giallorosso dello scudetto 1942, e cioè Guido Masetti, poi dalla capitale lo seguono il centromediano Lovagnini e l'ex laziale Flamini.

Ci sono anche i quasi stranieri Sandukcic e Lipizer, torna il bagnolese Danilo Bonini. Eppure la Reggiana non ingrana. Avrebbe bisogno, per maggiore tranquillità, di vincere il derby del 27 marzo 1953 al Tardini contro un tranquillo Parma, e qui succede il finimondo.

La Reggiana vince regolarmente per 2 a 1 e respira, ma un dirigente del Parma, il conte Carrega, denuncia la società granata per tentativo di illecito. Un altro conte, Rognoni, l'aveva accompagnato ad un incontro sospetto con Giorgio Degola.

La Reggiana viene penalizzata di venti punti e retrocede in Quarta Serie. Da Reggio si minaccia la marcia su Parma (quella su Roma aveva portato male) e vengono boicottati tutti i prodotti che provenivano dalla città di Maria Luigia.

Si riparte in crisi. Visconti, Lari e Degola minacciano di lasciare la Reggiana. Il Comune viene loro incontro e stanzia risorse, in cambio dell'immissione in società di tre consiglieri (Felisetti, Baldi e Landini).

Il primo campionato è un pianto e anche il secondo, anche se nel 1954 da Parma era arrivato il nuovo allenatore Gigi Del Grosso. Visconti aveva profetizzato: "Un parmigiano ci ha fatto discendere, un altro parmigiano ci farà risalire". Siamo obbligati a giocare contro squadre che si chiamano Caravaggio, Ponte San Pietro, Vobarno, Casalmaggiore.

Coppi nel 1953 aveva vinto il mondiale, dopo avere battuto Koblet al Giro, ma tutti parlano in quegli anni della sua dama bianca, mentre la balena bianca si interroga dopo l'eclissi di De Gasperi e la bocciatura della cosiddetta legge truffa. La Reggiana riparte dallo sconosciuto Catalani, che verrà promosso professore, da Lucianetti, Mazzucchi, dal solito Cappi. Si vince e stranvice. E' l'anno buono.

Siamo primi e nello spareggio col Bolzano esce il "Forza Reggiana", che titola: "Tre ore decidono un anno". Vinciamo davanti a diecimila persone stipate al vecchio Mirabello grazie a un bolide di Mazzucchi a pochi minuti dal termine. E rivinciamo in Alto Adige grazie a Cappi, poi festeggiamo cantando "Aprite le finestre" e mangiando strudel. La C è nostra. E nel campionato 1956-57 puntiamo in alto.

D'altronde anche Reggio ha il suo grattacielo grazie a Degola. Coi giovani reggiani Sereni e Malavasi, il nuovo centromediano Zoppelletto, il centravanti Perli, che si infortunerà gravemente, i fratelli Di Mauro, sogniamo la B.

Mentre Budapest è in fiamme, dopo la drammatica invasione dell'Urss, con la forte Salernitana è solo pari al Mirabello davanti a diecimila anime appassionate. Alla fine ci accontentiamo di un buon campionato e rinviamo tutto a quello dopo. Gigi Del Grosso non sbaglia un colpo e l'orchestra del professor Catalani diventa sublime con l'innesto dei tre carrarini Grevi, Rosini e Latini, mentre dal Palermo arriva il longilineo Pistacchi, poi Maselli, Gardoni, Corsi, Masoni.

Quando nella primavera del 1958 ospitiamo la Sarom Ravenna, seconda in classifica, ci sono undicimila persone stipate ovunque e i nostri prevalgono per 3 a 0. Si canta "Volare" e noi ci alziamo "più in alto del blu dipinto di blu". La sconfitta di Legnano, penultima gara, ci regala la gioia della promozione che festeggiamo in casa con la Pro Patria. Aveva ragione Visconti: "Un parmigiano ci ha fatto risalire", e addirittura in B. Gigi Del Grosso, sei l'unico d'Oltrenza che ha fatto marameo ai crociati di serie C.

"Vendetta", vorremmo gridare con Rigoletto del parmigiano Verdi.

Il Mirabello è inadeguato per la B e si innalza la nuova gradinata dei distinti, mentre viene montata un'altra gradinata sempre in ferrotubi nella parte sud. La Reggiana perde Catalani, prelevato dal Simmenthal Monza, ma arriva il nuovo centravanti, Dimitri Pinti, un attaccante che farà sfracelli a Reggio assieme a Pistacchi (in questo campionato la P 2 segna la bellezza di 25 gol). In porta l'esperto Orlandi, all'ala destra il giovane Tribuzio e in difesa l'eccellente terzino Gatti. La Reggiana sogna la Serie A. Batte sia il Parma sia il Modena al Mirabello. E al Tardini i nostri vincono per 2 a 1 vendicando ancora l'offesa (vinceranno per tre anni consecutivi, fino al 1961). Alla fine arriviamo quarti e in A sono promosse Palermo e Atalanta. Nel 1959 (con Baldisserri, il ritorno di Brunazzi, il bagnolese Fabio Bonini, l'ala sinistra Ogliari e a novembre il ritorno di Catalani) partiamo a razzo. Dopo sei partite siamo in testa da soli. Poi col Torino, al Mirabello, si infortuna Pinti e cominciamo a rallentare. Ma è solo la gara col Catania del 27 marzo del 1960 che ci condanna ... alla serie B. Un gol in fuorigioco del siciliano Morelli, impattato da una zuccata di Pinti, ci nega la speranza di un balzo in Paradiso. Che può attendere, solo altri 33 anni ...

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