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«La Reggiana mi ha aiutato nei primi passi da tecnico»

di Juri Panciroli
«La Reggiana mi ha aiutato nei primi passi da tecnico»

Zanetti racconta la sua stagione, prima da giocatore e poi da aiuto di Colombo «E’ stato facile fare questo salto perché i nostri ragazzi sono eccezionali»

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REGGIO EMILIA. Partito a luglio come uno dei difensori nello scacchiere di Colombo, a metà stagione ha stupito tutti appendendo le scarpette al chiodo per entrare nello staff tecnico della Reggiana. Insomma, un anno fondamentale per Paolo Zanetti. «Importante per me – commenta l'ex di Vicenza, Empoli e Torino – sotto tanti punti vista dopo scelte di cui sono soddisfatto. Il tutto condito con una stagione esaltante anche sotto il profilo sportivo che ha riportato entusiasmo in questa piazza dopo anni negativi».

Scelta maturata da tempo?

«Il feeling è scoccato subito col tecnico e parlando fra di noi è arrivata questa possibilità mentre mi rendevo conto che la mia esperienza poteva essere più utile fuori dal campo che dentro».

Quindi una parte del successo è anche sua?

«Tutti noi abbiamo piccoli meriti in base al nostro ruolo, poi andrebbe chiesto alla società se sono contenti del mio operato ma quando le cose vanno oltre le aspettative significa che tutti i tasselli erano al posto giusto».

Cosa le sta insegnando questo nuovo ruolo?

«Ho conosciuto il calcio da un altro punto di vista. Da atleta fai allenamento e poi finisce lì, pensando più a te stesso che alla squadra; invece, ragionando da tecnico, ti rendi conto delle tante difficoltà nel dover fare delle scelte e questo i giocatori faticano a capirlo».

Coi calciatori come si è trasformato il rapporto?

«E' stato facile perché i ragazzi sono eccezionali: ho parlato chiaro con loro, esigevo il rispetto dei ruoli e questo ha permesso da subito anche un ottimo collegamento tra loro ed il mister Colombo sfruttando la mia figura».

Tra lei, Colombo e Balugani c'erano compiti precisi?

«Si discuteva di lavoro tutti insieme poi era Colombo a dirci cosa pretendeva ad ogni allenamento ma soprattutto si è creato tanto affiatamento».

Chi sono stati i giocatori più indisciplinati?

«In allenamento sempre tutti bravi ed esemplari tranne qualche caso sporadico, che tra uomini ci sta, ma questo era un gruppo dedito al lavoro, per due ore tutti i giorni e senza mai lamentarsi, un gruppo raro da trovare ed una fortuna da poter allenare».

Come procede il suo cammino da allenatore?

«Ho preso il patentino di primo livello che mi permette di allenare fino alla Berretti nelle giovanili o una Prima squadra fino alla serie D, mentre posso fare il secondo in Lega Pro. Il prossimo step, tra 8 mesi, sarà ottenere il patentino di secondo livello».

Nella Reggiana che incarico avrà?

«Ho tre anni di contratto ed attendo di fare il punto con la dirigenza ma prima devono essere risolte le questioni societarie».

«Sono a disposizione della società ed il mio tipo di crescita andrà di pari passo coi loro bisogni: sarebbe bello restare nello staff di Colombo ma se vogliono spostarmi in una giovanile sono pronto».

Da allenatore dove ripartirebbe con la prima squadra?

«Questa Reggiana ha già un'ossatura importante, con quasi tutti i giocatori di proprietà, e questo consente di dare continuità al progetto avviato quest’anno, poi il direttore generale Raffaele Ferrara saprà come agire sul mercato se qualcuno decidesse di andare via e lo rimpiazzerà degnamente, su questo non c’è alcun dubbio».

Adesso vacanze tra giri in moto e passeggiate al parco con la sua cagna Dea?

«Vedo che avete già imparato a conoscermi bene...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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