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«Bisogna rafforzare la Reggiana con nuovi soci»

di Wainer Magnani
«Bisogna rafforzare la Reggiana con nuovi soci»

L’azionista Stefano Compagni ha le idee chiare: «Bisogna allargare la base sociale e costituire un tesoretto per la gestione»

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REGGIO EMILIA. Compagni, partiamo dalla fine, la delusione per la sconfitta a Bassano.

«Non sono riuscito ancora ad accettarla».

Era in Cina per lavoro come l’ha seguita?

«Rimanendo collegato al sito della Gazzetta di Reggio, guardando in streming ma non era facile, con messaggi».

Un calvario?

«Di più».

Cosa l’ha delusa?

«L’idea che Reggio debba ancora andare a confrontarsi con realtà come Santarcangelo».

E’ la Lega Pro.

«Ci va sempre più stretta. Io ci credevo perché ero convinto che i tifosi avrebbero spinto la Reggiana oltre qualsiasi ostacolo. Il calcio deve appartenere a club che hanno alle spalle un popolo».

Questo è il passato e il futuro?

«E’ necessario cavalcare l’onda, utilizzare questo entusiasmo travolgente per creare le basi per una società vera, forte, strutturata e solida».

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Belle parole, tradotto in soldoni?

«La mia idea è sempre la stessa: coinvolgere tanti piccoli imprenditori con una quota di partecipazione in parte azionaria e in parte come sponsor».

Vuole dare vita a una nuova Iniziativa Tricolore?

«Bisogna allargare la base sociale e rafforzare la compagine societaria».

Servono risorse più che bei propositi.

«Appunto. Una società in Lega Pro produce disavanzo e per reggere il passo, tenere fede alle aspettative occorre mettere soldi in società, avere un tesoretto, stilare un budget e mantenere fede agli impegni».

Concretamente?

«Allargare la società ad altri imprenditori per creare questi presupposti finanziari: ognuno deve mettere quello che può. Non è un problema se uno mette 5 e l’altro 10».

E Pietro Vavassori?

«Pietro farà la sua parte, come sponsor e speriamo in futuro come azionista quando avrà trovato una soluzione valida per la Pro Patria».

Alessandro Barilli è in sintonia con questo progetto?

«Onestamente non ne vedo altri. La Lega Pro quest’anno ha generato 100 milioni di debiti, 17 società sono state penalizzate. Di cosa stiamo parlando? Barilli si è sempre detto propenso ad allargare la base del club, questo è il momento».

Luca Mancini, presidente del San Marino, vorrebbe dare dei giocatori alla Reggiana.

«Noi abbiamo bisogno di azionisti-sponsor, non di giocatori. Se Luca Mancini viene in società come azionista, le porte, mi pare, siano aperte».

Ma ci sono imprenditori disposti ad entrare, oltre ai suoi amici della BiTecnology?

«La BiTecnology è un’azienda importante ma devo dire la verità, sono tanti gli imprenditori che mi fermano per strada e mi parlano di Reggiana. Dai loro discorsi traspare un interesse».

La sua idea di società è dunque dieci imprenditori che mettano 100mila euro come azioni e altrettanti come sponsor per costituire il tesoretto?

«Mettere soldi in società, poi ognuno entra in relazione alle proprie possibilità. Non c’è un tetto o un minimo».

E poi?

«La Reggiana deve ripartire dal digi Raffaele Ferrara e dall’allenatore Alberto Colombo».

Farà lei il presidente?

«Non è la carica che mi interessa ma vedere una Reggiana solida. A Reggio si può fare calcio e bene ma solo con questi presupposti: l’unione fa la forza».

E’ un appello?

«Mi sembra un’occasione irripetibile per chi ama il calcio e la Reggiana. Non si può buttare al vento questa opportunità che è figlia di una Reggio che ha ritrovato la sua grande passione per la squadra della città».

Cosa direbbe a un imprenditore reggiano che vuole entrare in società?

«Il primo presupposto deve essere la passione e l’amore per la Reggiana. Non ci sono altri secondi fini. Poi gli garantirei il suo investimento: conti trasparenti, rigido rispetto del budget, controllo sulla gestione. Come in qualsiasi azienda».

I tifosi vorranno, però, alzare l’asticella.

«A maggior ragione c’è bisogno di una società solida. Squadra forte se società forte».

Ha pensato alla squadra del prossimo anno?

«Non è mio compito, però il principio deve essere chiaro: 25 giocatori tutti di livello. Per essere competitivi occorrono due titolari per ruolo. Il digi Ferrara, in ogni caso, sa dove bisogna intervenire».

C’è bisogno anche di professionalità?

«Ci sono già valide figure professionali e devono essere valorizzate e rafforzate ma: ognuno deve fare il suo».

Divisione dei ruoli?

«Competenze e rispetto».

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