Rientro tra gli applausi per il team bianconero
TORINO. Delusi sicuramente, ma non abbastanza da dimenticare il “miracolo” della “loro” Juve, dallo choc dell'addio di Conte al triplete sfumato solo per la classe, ancora inarrivabile, del...
TORINO. Delusi sicuramente, ma non abbastanza da dimenticare il “miracolo” della “loro” Juve, dallo choc dell'addio di Conte al triplete sfumato solo per la classe, ancora inarrivabile, del Barcellona. Centinaia di tifosi hanno accolto la squadra bianconera, la scorsa notte, al rientro da Berlino. E oggi sarebbero stati migliaia nel centro di Torino se la società avesse organizzato la festa con il bus scoperto, idea presto accantonata, a prescindere dal verdetto di Berlino, invece per gli impegni dei nazionali. Ma il dubbio che per la Juventus sia stata davvero una «stagione irripetibile», c'è, inutile negarlo.
L'ha fatto capire Massimiliano Allegri nella sintesi fatta nella notte di Berlino: «È stata un'annata straordinaria, di più non potevamo fare. La Champions resta un sogno, ci siamo andati vicino, l'anno prossimo chissà...». Un interrogativo che rivela la consapevolezza di quanta strada debba ancora percorrere la Juventus per avere un “posto fisso” tra le grandi d'Europa. Tornare a contendere la Champions al Barcellona di turno, dopo avere eliminato il Real a casa sua, come è successo quest'anno, non sarà facile, anche se il fatturato cresce a buon ritmo e la società guidata da Andrea Agnelli pensa in grande e programma con oculatezza.
E l'a.d Beppe Marotta si dichiara contento, quasi come se avesse alzato al cielo la coppa più ambita: «La Juve è tornata». Ma niente illusioni né proclami di rivincita immediata. Tanto per far capire, Allegri sistema l'asticella più in basso: «L'obiettivo è un posto in pianta stabile tra le prime otto d'Europa». Questione di realismo: la Juventus in questo periodo è la punta di diamante del nostro calcio, stravince in patria e si è fatta di nuovo ammirare in Europa, ma il gap con le big piene di stelle resta ancora forte. Ed il divario tra Barcellona e Juve è un simbolo del ritardo del calcio italiano: troppi campioni in più dall'altra parte, troppa tecnica raffinata, troppi anni di lavoro e crescita esponenziale, troppe vittorie internazionali di differenza. In fondo, se l'Italia di Conte va venerdì in casa Croazia da sfavorita, nulla da meravigliarsi che la miglior espressione del calcio italiano per club - la Juve - sia ancora così lontana dalle vette blaugrana.
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