La Reggiana sfiora la A, è Crippa show
Dal sogno del 1960/61 alla retrocessione in C, poi la rinascita che regala emozioni, grandi partite e grandi giocatori
Anni sessanta finalmente siete arrivati. E' il boom economico, anche i reggiani preferiscono comprarsi una casa in periferia, mentre la Cinquecento diventa l'utilitaria di massa. Tutti in fila per il mare. La riviera adriatica se la possono permettere quasi tutti.
A Reggio, nel luglio del 1960, mentre Nencini vince il Tour de France e Umberto Bindi canta "Il nostro concerto", la polizia spara durante una manifestazione non autorizzata e si contano cinque morti. Per i giovani con le magliette a strisce è un dramma che lascerà segni profondi. Magari son gli stessi che poco dopo, al Mirabello, si esalteranno per il miglior campionato granata del quindicennio. Del Grosso aveva provato a vincere una nuova scommessa. Via Pinti, al Lanerossi Vicenza, via Pistacchi e Ramusani, al Simmenthal Monza, via anche Baldisserri al Venezia (viene convocato per la nazionale alle Olimpiadi di Roma), arrivano gli sconosciuti terzini Martiradonna e Calvani dal Teramo, il centromediano Zennaro dallo Spezia, la mezzala Sardei dallo Schio, poi i giovani Greatti dalla Fiorentina (partirà centravanti, poi giocherà mezzala) e la giovane punta Volpi dal Monza, oltre all'attempato portiere Dreossi dalla Sambenedettese.
Si comincia male. "Questa volta", caro Gigi, "hai toppato", si pensa. Poi la rinascita. Col Genoa, il 4 dicembre del 1960, si vince per 5 a 0, con Volpi protagonista: nei distinti i nostri battono i piedi e intonano un A ian ciapè la bala. Nel girone di ritorno al Mirabello si vince sempre, fino alla quart'ultima. Siamo a un passo dalla serie A, al terzo posto, appaiati al Palermo. Mantova e Venezia sono già in Paradiso che può attendere … noi.
Arriva il Messina strasalvo e il nostro sgangherato stadio è stracolmo di pubblico. Il "Forza Reggiana" titola "Febbre a quaranta". Ma i messinesi, che vogliono fare un piacere al Palermo, ci azzannano come cannoli siculi e ci infilzano come spiedini di pesce spada con tre gol. Pazzesco. Si batte il Catanzaro e i rosanero sono ancora pari a noi.
Ad Alessandria si trasferisce metà Reggio con pullman e bandiere confezionate dal buon Grimaldo Ferrari. Ma anche i grigi non ci stanno e negli ultimi minuti il futuro granata Fanello ci condanna alla serie B. Finisce 2 a 1 e noi sbagliamo un rigore. I tifosi si lamentano: In A ag vòlen mia andèr.
Tra crisi di Cuba e governo Fanfani, mentre Renzo Bonazzi è il nuovo sindaco di Reggio, cediamo solo Calvani e Sardei (al solito Palermo), ma dai siciliani arrivano l'ex granata Grevi e l'ala sinistra Morosi. Da Brescia preleviamo il mediano Martini e dall'Inter il prestito del terzino Robbiati.
Del Grosso è spaventato perché i tifosi ci credono. Si batte il record degli abbonamenti che arrivano a tremila. L'incaglio sono i militari, Tribuzio, Greatti e Morosi, che non ingranano. E dopo tre vittorie consecutive si perde a Parma (2 a 0). Il campionato diventa un calvario.
Dopo la sconfitta interna con la Sambenedettese, del 25 marzo 1962 Del Grosso se ne va e arriva mister Piccioli. Non serve. La Reggiana retrocede in serie C, dove resta due anni. Il primo campionato è deludente, si salva bomber Campanini.
Ma coi fratelli Bertini, il terzino Villa, i giovani Fantazzi, De Nardi, Correnti e l'ala sinistra Facchin c'è l'intelaiatura giusta per tentare la scalata. Nell'estate del 1963 ritorna Del Grosso come direttore sportivo, assieme al nuovo mister Giancarlo Cadè.
Arriva dal Padova il forte mediano Bon, dal Rapallo il centravanti Mognon, dal Mantova la giovane mezzala Tomy. La Reggiana viene inserita nel più agevole girone A e stravince il torneo. Gigliola Cinquetti canta Non ho l'età, ma noi l'età per la serie B l'abbiamo, eccome. Nuova rivoluzione estiva di Del Grosso con Ballacci che sostituisce Cadè. Vengono ceduti i pezzi pregiati. Fantazzi e il goleador Facchin al Catania (arriva lo stopper De Dominicis), De Nardi al Bari, Correnti al Mantova (in cambio di Giagnoni e Recagni). Alla fine arriva anche il centravanti Gipo Calloni. Sarà un mito.
Al termine del girone di andata siamo a ridosso delle prime. Il Mirabello è la fossa dei leoni. Battiamo il Verona (per 4 a 0), il Bari (per 2 a 0), il Lecco (per 1 a 0).
Poi nel ritorno è flessione e ci accontentiamo di una larga salvezza. Poi un campionato di transizione, coi giovani Badari e Gavazzi in vetrina, il nuovo mister Bizzotto e una salvezza dopo la vittoria tremacuore col Catanzaro per 3 a 2 . Ma nel 1966, mentre impazzano i Beatles, arriva lui, Dante Crippa show. E' un repulisti. Via Villa, Perucconi e Malavasi (tutti al Palermo) in cambio di Giorgi, Fogar e tanti soldi, via De Bernardi, Meregalli, Recagni, Correnti, arrivano anche i giovani Corni, Bonci, poi Lampredi, Pienti, Mazzanti, più avanti Corradi e Volpato.
Cominciamo così così, poi esplode Crippa e la Reggiana vola col suo passo doppio da ballerino del Lago dei cigni. Siamo terzi, ma in A vanno solo in due.
Grevi, nella gara di fine campionato col Genoa a Marassi, conclusa 8 a 1 per i rossoblù, schiaffeggia l'arbitro e viene squalificato a vita. D'estate si vede l'erba al Mirabello. Finalmente alle spalle gli anni neri della carbonella. Arrivano l'esperto Fanello, il difensore Ranzani, il nuovo portiere Boranga, coi giovani Vignando e Zanon, ritorna Fantazzi. Da Guastalla sulla rampa di lancio un ragazzo che farà carriera: Negrisolo. Lottiamo per la serie A, fino alla sciagurata trasferta di Verona, dove si spostano 4mila reggiani, accompagnati dalla banda musicale di Castelnovo sotto. Sarà per l'anno dopo?
Ma d'estate un'altra rivoluzione: via Negrisolo, Ranzani, Fantazzi, Mazzanti, Zanon, arrivano solo giovani, tra i quali Picella, Orlandini, Passalacqua, Manera, Toffanin, mentre Grevi viene amnistiato dopo la vittoria della Nazionale agli europei.
Poi ci raggiunge la mezzala Ragonesi e torna anche Calloni. I tifosi mugugnano. E' un bene. Dopo un avvio incerto, la vittoria d'autunno di Ferrara (2 a 0 alla Spal con reti di Donzelli e Crippa) ci schiude orizzonti di gloria.
Quattro partite interne a cavallo di andata e ritorno e quattro vittorie (con Cesena, Lazio, Foggia e Bari) ci proiettano in zona promozione.
Dopo la vittoria di Lecco del 23 marzo 1969 (1 a 0 e gol di Fanello) sembra fatta. Poi arriva la sconfitta di Modena (un 3 a 0 da suicidio).
Ma a due giornate dal termine siamo pari al Bari in terza piazza. I pareggi di Cesena e di Roma ci tolgono la serie A per un solo punto a vantaggio dei pugliesi. Per un punto, per un palo, per un pelo. Ancora sfiorata una promozione che dovrà attendere "solo" 24 anni…
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