Il Milan degli anni d’oro narrato da Sacchi è poesia
Il “profeta di Fusignano” ospite al Csi per presentare il libro “Calcio Totale” L’amicizia con Ancelotti e con il vescovo Camisasca, ex cappellano rossonero
REGGIO EMILIA. «Il calcio è uno sport di squadra nato come offensivo e in Italia lo abbiamo trasformato in difensivo e individuale. Il mio Milan è stato giudicato una delle squadre più grandi di tutti i tempi perché cambiò questa mentalità». Parola di Arrigo Sacchi, il profeta di Fusignano, che martedì sera, ospite del Centro sportivo italiano, ha dispensato il suo verbo calcistico di fronte a un vasto pubblico al Teatro Regiò, dove ha presentato il libro Calcio totale, insieme all’amico e vescovo di Reggio Massimo Camisasca, per quattro anni cappellano del Milan. La serata è stata per molti versi un momento d’amarcord e orgoglio per i milanisti, che hanno lasciato correre la memoria ai bei tempi in cui al Real Madrid venivano rifilati 5 gol, la Steaua Bucarest asfaltata in finale di Coppa Campioni e in campo scendevano calciatori come Gullit, Van Basten, Baresi e Ancelotti.
Tanti gli anedotti, alcuni anche boccacceschi, dispensati al pubblico. Ma tante anche le riflessioni, sollecitate dal giornalista Enrico Lusetti, sul degrado del calcio, «specchio di un Paese pieno di problemi», e sulla mancanza di cultura sportiva negli stadi.
«Quando sento certi cori – ha detto l’ex ct azzurro – o sento dire che conta solo vincere, indipendentemente da come si raggiunge il risultato, sono deluso. Oggi i nemici del calcio sono il troppo business, il divismo e la violenza».
Sacchi ha elogiato l’accoglienza festosa dei tifosi juventini alla squadra sconfitta in finale a Berlino dal Barcellona, «segno che finalmente qualcosa sta cambiando e sono felice se anche qui i tifosi abbiano fatto lo stesso con la Reggiana». L’ex allenatore rossonero ha parlato del suo pupillo Carlo Ancelotti, che quando arrivò sulla panchina del Milan la società non voleva comprargli. «Un giorno Berlusconi mi disse che avevo voluto un direttore d’orchestra che non conosceva la musica. Lo dissi a Carletto, dicendogli che il presidente aveva ragione e ci mettemmo d’accordo per una dose extra d’allenamenti».
Un atteggiamento paterno che il mister ebbe anche anni dopo, quando difese Ancelotti, che nelle vesti di allenatore della Reggiana incontrava delle difficoltà iniziali della carriera . La chiacchierata con Arrigo è filata via piacevolmente, con toni sempre pacati. Il mister ha avuto un sussulto quando gli è stato chiesto cosa ne pensasse delle critiche che sono seguite al Mondiale negli Stati Uniti, dove l’Italia perse la finale ai rigori con il Brasile. «Non posso farmi carico dell’ignoranza degli altri – ha risposto seccamente – e auguro a tutti un giorno di essere i secondi migliori del mondo in quello che fanno». Il vescovo Massimo Camisasca, che ha parlato della storia d’amicizia con Arrigo e della sua esperienza a Milanello, ha detto di apprezzare “la tensione ideale dell’allenatore, la sua grande passione ma anche la sua capacità di vedere la vita nella sua interezza”, senza tralasciare la famiglia, le amicizie e tutto quello che c’è oltre il calcio.
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