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Il Pupazzo si racconta su Twitter

di Adriano Arati
Il Pupazzo si racconta su Twitter

Il personaggio: Polonara risponde ai tifosi tra amuleti, passioni musicali, amici e dubbi gastronomici

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SASSARI. Musica, riti, amici e “pericolosissimi” dubbi gastronomici. Uniti a un’insonnia da tensione figlia della finale scudetto in carriera. Achille Polonara è uno dei dominatori assoluti di questa serie, e non solo in campo, con la sua spontaneità e le sue passioni, che lo caratterizzano come un “vero” personaggio, fra l’altro legatissimo alla famiglia, che lo segue in massa in ogni gara interna ed esterna. Ieri si è raccontato agli appassionati di tutta Italia in una seduta su Twitter organizzata da Legabasket, in cui chiunque poteva fare domande all’ala marchigiana.

Parecchio esperto di social network, “Polonair” ha raccontato di dormire molto meno rispetto al solito, anche nei dopo gara, a causa dell’emozione. E spesso capita di trovarlo impegnato su Twitter o Instagram, magari mentre si guarda le partite Nba in diretta. Non ha faticato quindi a replicare alle decine di quesiti, partendo con gli auguri di compleanno al suo compagno di stanza Riccardo Cervi. Gli interlocutori arrivavano da tutta Italia, con una netta prevalenza di reggiani.

Si è partiti con la “tattica”. «Come fermare Logan? Tirandogli Meo Sacchetti addosso (ma è troppo pesante) o usando la stampella di Mussini». «Il Meo di 30 anni fa l’avrebbe fermato», ha replicato ricordando il grandissimo passato da giocatore del coach sassarese.

Da Reggio arriva la domanda più insidiosa, la differenza fra cappelletti, ravioli e tortelli: un test temibile, per ottenere la patente di reggianità. Ruffiana il giusto la giustificazione: «Non l’ho ancora capita bene però, essendo un bongustaio, mangio tutto!». Tanto da ammettere che «non rispetto sempre la dieta, quando mia mamma mi viene a trovare a Reggio. Di solito, pasta e petto di pollo».

Si parla anche di basket giocato. A parte l’idolo di sempre Massimo Bulleri, gli atleti preferiti sono ali duttili e atletiche, proprio come lui: in Europa il fortissimo serbo Nemanja Bjelica del Fenerbahce, in Nba il nuovo campione coi Golden State Warrios Draymond Green, taggato nella risposta.

Basket vuole dire anche campetto. Polonara, in squadra per il 3 contro 3, vorrebbe Andrea Cinciarini «il re del playground», e Darjus Lavrinovic sotto canestro. A proposito di Cinciarini: con il capitano, il lungo condivide la provenienza marchigiana, e quindi il campanile: «Ma serve Pallacanestro Reggiana per poter far andar d'accordo un pesarese e un anconetano?», chiede un tifoso ricordando la storica rivalità fra la Pesaro di Cinciarini e l’Ancora di Polonara. «E’ la magia del basket», sorride rispondendo. Non mancano le curiosità. La strana esultanza dopo le triple realizzate è «il “3” americano, in modo trombetta»; prima della gara, il rituale prevede l’ascolto di musica hip hop, fra cui il brano prediletto, “Ambition” di Rick Ross. A chiudere, una domanda dal giovane biancorosso Andrea Rovatti, rimasto a Reggio perché impegnato negli esami di maturità. «Chi è il tuo compagno di squadra più swag?», chiede Rovatti usando un termine gergale giovanile di origine afro-americana. «Logicamente sei tu! E studia per l’esame», minaccia paterno Polonara. Degno finale di una mattinata diversa.

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