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Anni Settanta, San Siro porta fortuna alla Reggiana

di Mauro Del Bue
Anni Settanta, San Siro porta fortuna alla Reggiana

Nel 1971 si sale in B con numeri da record, nel 1975 la salvezza arriva nello spareggio con l’Alessandria a Milano

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REGGIO EMILIA. Tu vai pure ad applaudire Del Grosso, mentre anche Lombardini entra in società e il triunvirato diventa quadrunvirato. Gigi da San Secondo ti porta a Reggio la punta Galletti (ma sarà un centrocampista), la mezzala Nardoni, riporta da noi Silvio Zanon, convince Dante Crippa show a restare ancora un anno prima di appendere le scarpe al chiodo, anche se a metà tempo (l'altra metà la dedica all'azienda di famiglia a Brescia). E sai che quando applaudi il magico Gigi gli vengono i brividi. Ancora una volta la Reggiana, che sembra votata alla A, si impiglia nell'imprevista palude di risultati deludenti, si incastra in nuove difficoltà (la volontà di Boranga e di Ragonesi di passare al Brescia, in serie A) e all'ultima di campionato, mentre l'Italia batte il Messico per 4 a 1 ai mondiali, i granata sono fermati a Catanzaro dal risultato più inutile. E' uno zero a zero che per un solo gol di scarto ci condanna alla serie C. Gli azzurri di Valcareggi ci fanno sognare. Dopo il 4 a 3 con la Germania andiamo tutti in piazza con il tricolore, anche i sessantottini che inneggiavano alla bandiera rossa, alle prese con l'amletico dubbio: "Meglio Mazzola o Rivera?".

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Dopo la lezione di calcio del Brasil di sua maestà Pelè ritorniamo sulla terra come quell'Armstrong che l'anno prima era volato sulla luna. Si riparte da mister Ezio Galbiati in coppia col nuovo direttore sportivo Giampiero Grevi. Ritorna in porta il biologo Boranga che sceglie anche l'ospedale di Reggio, ritorna anche Sileno Passalacqua, viene lanciato come terzino destro il giovane Zuccheri, in coppia con Giorgi, in mezzo Barbiero e Stefanello, a centrocampo Vignando, Picella (o Galletti), Zanon, davanti Spagnolo, Passalacqua (o Frisoni) e Rizzati. Battisti canta "I giardini di marzo", e a marzo spicchiamo il volo. Dopo la stentata vittoria col Venezia al Mirabello, stacchiamo l'Alessandria e dopo il colpo di Trieste, con gol di Spagnolo in semirovesciata, è serie B. Merckx vince Tour e campionato del mondo, Gimondi è ancora secondo, noi acquistiamo dal Padova Flaviano Zandoli (il sacrificio economico è il più alto), poi dal Catanzaro, dove passa il nostro Zuccheri, arriva l'esperto Marini.

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Il Mirabello non è agibile e bisogna costruire i sostegni in cemento delle gradinate in tubolari. Il Comune stanzia più di cento milioni, ma la gara di Coppa Italia col Bologna si deve disputare a Modena. Il 29 agosto 1971 perdiamo 2 a 1 davanti a 18mila persone. Il campionato ci sorride. In casa maciniamo Foggia (4 a 1), Genoa (3 a 0),impattiamo col fortissimo Perugia (1 a 1), battiamo la Reggina (2 a 0). Il pubblico riempie a dismisura il vecchio Mirabello. Sempre tra le 12 e le 16 mila presenze.

Il 28 novembre grande scontro diretto con la Lazio di Chinaglia e qui succede il finimondo. Boranga ne combina una delle sue. Testata a Long John e l'espulso è quest'ultimo. Vinciamo su rigore (gol di Vignando), ma ce la faranno pagare. Si infortuna gravemente Giorgi (la sua carriera finisce qui), arriva Tentorio, che tirava sempre. Tutti gridavano Tiratentorio.

Per la gara di ritorno, a Roma, partiamo con un treno speciale che non arriva mai. All'Olimpico siamo circondati dai laziali, inscatolati e zittiti. Boranga si esibisce in una pièce teatrale di rara qualità. Prende per i fondelli 40mila persone e poi si lascia scivolare sotto la pancia un pallone innocuo calciato da Massa. Sotto la pioggia perdiamo anche la faccia. La A può attendere ancora nonostante la grande vittoria sul titolato Palermo al Mirabello per 1 a 0. Sarà per il campionato seguente.

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Parte Picella (all'Atalanta), ma arrivano l'interista Fabbian, gli atalantini Moruzzi e Donina e l'ex parmigiano Fava. Sembriamo imbattibili e ci qualifichiamo per la fase finale di Coppa Italia. Il campionato, però, è deludente. Ci consoliamo con l'amletico dubbio in salsa mazzolian-riveriana: "Meglio Zanon o Galletti?". Ma, soprattutto, con le finali di Coppa. Con l'Inter di Mazzola e Boninsegna, sul 3 a 2 per loro, salta l'impianto di illuminazione e i 13mila restano al buio. Si saprà che è stato un attentato. L'estremismo dilaga anche, anzi soprattutto, a Reggio. Con la Juventus di Bettega e Anastasi è sconfitta per 2 a 1 e addio Coppa. Repulisti. D'estate si cambia tutto. Via Spagnolo e Benincasa al Catania arrivano Rado, Montanari e Francesconi, via Vignando, Moruzzi, Fabbian, Fava, mentre Boranga si accasa al Cesena. Poi arrivano D'Angiulli, Carrera, Albanese e il giovane Monari. Ci raggiunge anche l'ex enfant prodige Giovanni Sacco. Sarà croce e delizia. Rado ci aveva fatto impazzire. Col suo Catania era sempre 0 a 0, con parate da un metro, da un centimetro, da un millimetro. Porta granata sbarrata? Il fatto è che Rado non parava da lontano e alla prima in casa col Varese lo sapevano. Sconfitta per 4 a 0 perché a Rado servivano gli occhiali.

Esplode l'austerity e la domenica si va tutti a piedi (o a cavallo). Dopo la sconfitta di Varese al ritorno, il 10 febbraio 1973, Ezio Galbiati se ne va e al suo posto ecco il duo Campari-Grevi che ci porta alla salvezza dopo il pari di Arezzo e la vittoria al referendum sul divorzio.

Ai mondiali in Germania la Polonia umilia i nostri messicani, mentre Tito Corsi è il nuovo allenatore granata. "Adesso siediti su quella seggiola", vecchio Tito, biondo mediano granata. Bello e senz'anima?

No, un'anima ce l'ha la sua Reggiana all'olandese. Ma i risultati non arrivano nonostante i nuovi Memo, Parlanti, Restelli, Savian. Dopo la sconfitta in casa col Genoa Corsi è esonerato e arriva don Carmelo Di Bella, che compie il Miracolo a Milano.

Nello spareggio di san Siro del 26 giugno 1975 i granata battono l'Alessandria per 2 a 1 (gol di Francesconi e Passalacqua). L'anno successivo è un supplizio e coi nuovi Volpati e Serato si torna diritti in C.

Le Brigate rosse cominciano ad uccidere. Molti di loro provengono dalla nostra città. Dal rosso al granata. Se ne vanno Carrera (col Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi arriverà secondo in campionato) e altri e la Reggiana lancia i giovani Galparoli e Testoni, con Caciagli e poi Guido Mammi in panca. Ma nei due campionati successivi non si sfonda.

Poi nel 1978 arrivano il reggiano Pigozzi e la punta Sperotto, mentre Romano si rivela un futuro campione e sfioriamo la promozione in B, malamente sciupata a Trieste dalle micie di Piccoli che il 6 maggio del 1979 costano la panca a Mammi. Si resta in C anche nel campionato successivo (il carrozzone va avanti da sé, caro Renato…) con Marini trainer, il quadrunvirato che abdica e Vacondio amministratore unico. E' vigilia di promozione.

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