Più è lontano e più segna Sacchetti si gode Dyson
Quel canestro da nove metri della guardia americana che ha affondato Reggio Ma il coach non è soddisfatto: «Abbiamo rischiato di buttare una gara già vinta»
SASSARI. La fiducia per tirare da sette metri e mezzo. L’autostima per riprovarci da 8 metri e poi ancora più in là. Nove metri e ancora canestro, con il palazzetto che viene giù e i fantasmi fatti comparire dai giocatori di Reggio Emilia che si dissolvono. «Dipende tutto da me, se ho la mente sgombra non ho paura di prendermi tiri difficili. E di segnarli».
Dopo tanti alti e bassi, Jerome Dyson di fantasmi non vuole più sentire parlare. Ventotto punti in gara 4, cinque triple segnate da lontanissimo e una prestazione da leader.
«Sì, devo sforzarmi di essere leader, devo farlo con il modo di giocare – dice la guardia americana, già grande protagonista in gara 3 – In questi giorni ho ripetuto spesso che tutto parte dalla difesa e ne sono sempre più convinto. Quando difendiamo bene, poi andiamo in ritmo anche in attacco e tutto diventa più facile. Abbiamo giocato un’ottima partita sulla scia di gara 3, ci sono da sistemare alcuni dettagli difensivi su alcuni giochi che loro eseguono molto bene. Abbiamo fatto molte cose buone e l’unico grande errore è stato smettere di spingere forte in attacco, a un certo punto. Quello ci ha frenato e ha permesso a Reggio di risalire».
«C’è un altro problema – prosegue Dyson – abbiamo sbagliato tantissimi tiri liberi: quando inizi a sbagliarne uno poi ti condizioni e si prosegue con queste strisce di errori. E vincere tirando con il 50 per cento è difficile».
La Dinamo ora ha l’inerzia della serie. «Il 2-2 ci da la possibilità di andare a Reggio Emilia evitando di fare ciò che abbiamo fatto in gara 1 e 2, con partenze leggere che non ci hanno fatto giocare la nostra pallacanestro. In queste due partite abbiamo preso molta fiducia, andiamo da loro per giocarcela senza troppi condizionamenti. Serve una grande difesa. E dobbiamo giocare per tutti i 40 minuti».
Pensa già a gara 5, e non potrebbe essere altrimenti il coach Meo Sacchetti. Sulle spalle di chi peserà di più la fatica dell’overtime?
«Lavrinovic di regola giocava 20 minuti a partita e ora ne sta facendo più di 30, compreso sabato – rimarca il tecnico della Dinamo – Si riparte da zero a zero, hanno tutti energia e bisogna vedere partita per partita, perché questi sono i playoff, non c’è domani, e l’energia la si trova sempre».
Non c’è un domani ma il Banco di Sardegna, facendo rispettare il fattore campo, si è conquistato anche un dopodomani (ovvero gara 6 di mercoledì, di nuovo al pala Serradimigni): giovedì con Logan, sabato con Dyson. «Hanno sempre raddoppiato David ed è emerso Jerome. Bene», commenta Meo Sacchetti, che vede in crescita anche Shane Lawal: «E’ stato reattivo e produttivo a rimbalzo ma, complessivamente, sotto canestro dobbiamo fare meglio nel tiro da 3-4 metri che loro concedono spesso. Dobbiamo essere più cinici nelle situazioni nelle quali ci viene concesso un po’ di spazio».
Poi, Sacchetti, ritorna per un attimo al match di sabato: «L’abbiamo sfangata. Ma, dopo aver prodotto un buon break, ci siamo spenti e abbiamo perso fiducia, concedendo anche tiri facili. Cinque punti sopra a poco più di un minuto dalla fine e due errori madornali, compreso il tiro da tre concesso. E giocare un tempo supplementare è difficile in queste condizioni, dopo un finale di tempo regolamentare gestito in quella maniera. Poteva subentrare lo scoramento».
L’arbitraggio?
«No, non chiedete a me, io degli arbitri e dell’arbitraggio non parlo. Che devo dire? Che chi questa partita l’ha vista in televisione e non tifa né per Sassari né per Reggio Emilia si sarà divertito e avrà visto una partita bella, avvincente».
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