Gazzetta di Reggio

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«Un gemellaggio nato nel mio bar»

di Luigi Vinceti
«Un gemellaggio nato nel mio bar»

Matteo Lasagni racconta il perché dell’amicizia fra Arsan e Commando sassarese

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REGGIO EMILIA. Avversari ma “gemelli”. E’ una curiosa combinazione quella che mette di fronte Reggio e Sassari. Di primo acchito, ad accomunare le due tifoserie sembra esserci solo la passione per il basket cresciuto in due comunità di limitate dimensioni. Due club di provincia, simpatici ma poco avvezzi al grande palcoscenico, allenati da due coach distanziati in età da quasi un quarto di secolo. Il caso ha però voluto che i sostenitori dei due club si conoscessero, si stimassero e diventassero talmente amici da scambiarsi complimenti e… souvenir gastronomici.

Sì perché non manca occasione, quando si confrontano, per farsi dono di ghiottonerie: da un lato scaglie di Parmigiano Reggiano, dall’altro saporiti frutti della terra sarda.

Come è accaduto sabato sera a Sassari, in un “terzo tempo” anticipato a pochi minuti prima della gara 4 di finale.

Com’è nato tutto questo? A chiederlo ad alcuni superfans reggiani si fatica a individuare un momento ufficiale. L’unico indizio concreto lo offre Matteo Lasagni, il cui bar è riferimento per molti supporter e che ricorda: «Tutto ebbe inizio 7-8 anni fa quando venne a lavorare a Reggio un giovane sassarese, Alessandro Cossu, oggi forse quarantenne, che era appassionato di pallacanestro e che cominciò a frequentare il nostro palasport. Ci conoscemmo e iniziammo a condividere valutazioni e opinioni cestistiche. In pratica diventammo amici e quando lui fece ritorno in Sardegna restammo in contatto e finimmo per coinvolgere i rispettivi compagni d’avventura. In occasione delle trasferte ci scambiamo i sapori delle nostre terre. Inoltre, tifando entrambi per club poco blasonati, sognavamo di prenderci qualche rivincita sulle “grandi”. Quel giorno è arrivato: ci stiamo battendo per lo scudetto».

Il basket di provincia dimostra dunque che si può essere rivali ma con rispetto e simpatia. Colpiscono in effetti i cori non “contro” ma anche “per” gli avversari. Un gesto di civiltà che rende ancora più bello lo spettacolo della pallacanestro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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