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Insulti razzisti a Lawal, Sassari minaccia di non giocare

Insulti razzisti a Lawal, Sassari minaccia di non giocare

Il giorno dopo la sconfitta in gara 5, il presidente del Banco di Sardegna Stefano Sardara se la prende con i tifosi biancorossi: "Se ricapita non scendiamo in campo" e scatta il botta e risposta tra sui social

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REGGIO EMILIA  Il patron della Dinamo Stefano Sardara, il giorno dopo la sconfitta di gara 5, si sfoga su Facebook. Nel mirino nè i suoi giocatori, né gli avversari né tantomeno gli arbitri. Ma solo i tifosi della Grissin Bon per via degli insulti a sfondo razzista di cui è stato oggetto Shane Lawal. «Non riesco a digerire gli insulti razziali contro Shane, se ricapitano e nessuno interviene, noi non giochiamo finché non verranno presi i giusti provvedimenti».

Più ci penso e più non riesco a digerire gli insulti razziali contro Shane ieri. Lo dico ora così poi nessuno si...

Posted by Stefano Sardara on Lunedì 22 giugno 2015

Questa la denuncia che il presidente della Banco di Sardegna affida al suo profilo virtuale. Secondo il patron della squadra sassarese, impegnata in questi giorni nella tiratissima serie contro Reggio Emilia per la conquista dello scudetto, il centro Shane Lawal è stat il destinatario dei cori azzisti di alcuni tifosi della Grissin Bon, assiepati nel vecchio PalaBigi per assistere a gara 5, poi vinta al fotofinish dai padroni di casa, che ora conducono la serie per 3-2.

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«Più ci penso e più non riesco a digerirli, lo dico ora così poi nessuno si scandalizzerà - si sfoga Sardara - Siamo nel 2015 e ancora dobbiamo sentire i 'buù e gli insulti per il colore della pelle? Inaccettabile». Tempo un paio d'ore e il tam tam sulla rotta Sassari-Reggio Emilia scatena un dibattito cui prendono parte i «baskettari» di tutta Italia, tanto che il presidente biancoblù ha scritto ancora per precisare ulteriormente il proprio pensiero.

La nostra ricostruzione. Da una parte della curva sono partiti ripetuti cori all'indirizzo di Lawal, da "scimmione" a "negro di merda". Ne sono prova indiretta le due foto che pubblichiamo qui: in una, Lawal replica imitando proprio uno scimmione. Nell'altra, indica agli ultrà biancorossi Chikoko in panchina, toccandosi il braccio come a dire: "Il colore della nostra pelle è lo stesso".

«Qui non si tratta della partita - dice Sardara - se avessi voluto polemizzare su quella avrei percorso strade tanto usate da altri, che mi avrebbero dato discreta soddisfazione - è la frecciata scoccata dalla sede di via Nenni - e non si tratta neanche del caldo tifo di Reggio, che ha giustamente sostenuto la propria squadra».

Al contrario, insiste Sardara, «si tratta di stigmatizzare il comportamento di alcuni imbecilli che nel terzo millennio pensano ancora di poter usare gli insulti razzisti per sfogare le proprie repressioni». Occorre una reazione ferma. «Se tutti insieme non stigmatizziamo questi comportamenti, anche il nostro sport si ammalerà come avvenuto da altre parti - conclude il numero uno della Dinamo - trovo assurdo che uno solo sulla faccia della terra possa difendere questi comportamenti». Nessuna reazione ufficiale, per ora da parte dello staff dirigenziale della Pallacanestro Reggiana.

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Tuttavia dall'ambiente della società emiliana trapela un certo disappunto non tanto per l'accaduto in sé, in quanto si ritiene che le eventuali parole offensive verso Lawal siano opera di individui isolati e comunque da stigmatizzare, quanto per la modalità scelta dal massimo dirigente sassarese per divulgare la notizia.

Sempre stando a fonti ufficiose in casa reggiana si vuole evitare di rinfocolare le polemiche in merito a una finale scudetto che, partita dopo partita, come del resto è sempre avvenuto, ha visto accrescere le emozioni ma anche le baruffe extracestistiche.

Si vuole gettare acqua sul fuoco insomma. In casa biancorossa comunque si tende a ricordare che i più grandi idoli del palasport di via Guasco erano di origine afroamericana: Roosevelt Bouie, Mike Mitchell, Alvin Young, giusto per citarne alcuni.

Il commento del direttore. Come direttore della Gazzetta di Reggio vorrei dire alla società e agli amici sardi che mi dissocio completamente da qualsivoglia insulto razziale, a prescindere dalle eventuali cause di scatenamento. Io ero al PalaBigi e non me ne sono accorto, ma in quella bolgia può essere oggettivamente successo di tutto. Mi risulta anche che la curva si sia già dissociata. Comunque sia andata, questa non è Reggio. E questo non è il basket che tutti noi - credo - amiamo. Spero che gli animi si possano rasserenare, e che gara 6 e l'eventuale gara 7 abbiano tutta la carica agonistica (in campo e sulle tribune) che l'evento merita, senza trascendere. Auguri a entrambe le squadre e, come sempre, #vincailmigliore (ore 14.38)

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