Parma, stavolta è finita dovrà ripartire dalla D
Ieri, ultimo giorno utile, non è pervenuta alcuna offerta d’acquisto del club Le due cordate spiegano la retromarcia, per il futuro sbuca l’ingegner Dallara
REGGIO EMILIA. Stavolta è finita per davvero, il Parma ripartirà dalla serie D; se completerà l'iter in tempo. I tifosi granata aspettavano questo momento da un decennio fa, con il fallimento della Parmalat, allora però fu abile il dg Luca Baraldi a far rientare la società crociata nella legge Marzano e così il Parma era rimasto nel grande calcio sino al mese scorso. Un quarto di secolo indimenticabile, con appena una stagione in B, il 2008/09 e immediata risalita.
La società delle 8 coppe in 10 anni, dal 1992 al 2002, ripartirà dai dilettanti, probabilmente nel girone della Correggese e della matricola Lentigione, dove troverà gli ex Doriano Tosi e Gigi Apolloni, già giocatore e anche allenatore della Reggiana.
LA FINE. Le due cordate interessate alla B si sono defilate prima delle 14 di ieri, termine ultimo per presentare le offerte. E' andata così deserta l'ultima asta possibile, era la sesta, a trattativa privata. Domenica sera aveva abbandonato la competizione Giuseppe Corrado, l'imprenditore delle multisale con il marchio The Space cinema, partito per primo nel progetto di salvataggio.
«I debiti complessivi rendono impraticabile il percorso economico – spiega nel comunicato – tra le cifre ammesse allo stato passivo, quelle in corso di maturazione, i contenziosi di prossima definizione e gli impegni contrattuali già sottoscritti con i calciatori, per i prossimi anni».
Ufficialmente l'impegno immediato era di 22 milioni, più anche solo un paio da mettere sul piatto per portarsi a casa la società. Si rischiava però di arrivare a 55 milioni, partendo dai 5 che la Lega rivoleva, smentendo le garanzie che il comitato creditori ebbe dal presidente Tavecchio, che a propria volta non voleva esporsi ai ricorsi di molte società: a partire dal Brescia, candidato a subentrare in serie B.
GLI ALTRI. Nuovo Parma era il nome del club pensato da Mike Piazza, fra i coach della nazionale di baseball, ma si è ritirato ieri mattina per gli stessi motivi della cordata cinematografica.
«Non erano sostenibili gli investimenti necessari – annota – e l'avviamento dell'attività era fortemente pregiudicato». Era appoggiato da altri personaggi del "batti e corri": l'americano Bill Holmberg, di Miami, e l'allenatore del Parma ed ex della Reggiana Baseballi Gilberto "Gibo" Gerali, mentre un ruolo tecnico sarebbe andato all'ex portiere del Cagliari calcio Maurizio Franzone.
Nel pomeriggio, dunque, il giudice Rogato ha dichiarato il fallimento societario, l'esercizio provvisorio si è chiuso ieri e l'unica deroga riguarda la squadra dei Giovanissimi nazionali che insegue lo scudetto con l'ex granata Maurizio Neri.
Nel frattempo, i curatori Guiotto e Anedda proseguono in 4 operazioni: "Quantificare il debito non sportivo e liquidare l'attivo; accertare le responsabilità del dissesto e del mancato controllo, con le azioni risarcitorie conseguenti".
Alla fine molto ricadrà su Tommaso Ghirardi, l'ex presidente però sostiene di essere stato truffato dall'albanese Taci, che aveva acquistato il Parma, a novembre, ma poi ci ripensò.
IL FUTURO. L'industriale bresciano è distrutto, si sente come chi ha buttato 8 anni della sua vita e in più i tifosi lo considerano il colpevole, mentre vorrebbe che gli fossero riconoscenti per quell'Europa league conquistata sul campo, un anno fa. E' accusato di bancarotta fraudolenta, mentre l'ex Pietro Leonardi deve rispondere di concorso in questo reato. Dieci anni fa aveva lasciato la Reggiana in anticipo di qualche mese, lasciando che il parmigiano Ernesto Foglia fallisse da solo. Adesso è consulente del Latina, in serie B.
«Questo mi fa schifo – accusa l'ex capitano Alessandro Lucarelli – la federazione non deve permetterlo. Piazza e Corrado hanno provato a salvarci, ma in due mesi e mezzo non hanno potuto quantificare l'intero debito futuro. Ciò fa capire l'entità dei danni provocati da quei due». Appunto Leonardi e Ghirardi.
SERIE D. La ripartenza dalla serie D avverrà forse con l'ingegner Giampaolo Dallara, il costruttore di F1 e poi ci sono vari pretendenti da fuori, interessati a investire sui 5 milioni per riportare i crociati in Lega Pro.
Ai 110 calciatori di proprietà del Parma andranno le briciole degli stipendi che aspettavano. Se ne vanno a parametro zero, il più richiesto è Josè Mauri vicino alla Fiorentina, più che al Milan. Galloppa vorrebbe trasferirsi a Toronto, raggiugendo così l'ex Giovinco, mentre il vicecapitano Gobbi ha già firmato per il Chievo.
Il portiere Mirante ha mercato, mentre i tanti in comproprietà (come il francese Defrel, del Cesena) dovrebbero finire alle società che detenevano l'altra metà del cartellino.
Fra i tifosi del Parma qualcuno si augurava la ripartenza dalla serie D, considerandola più equa di quest'agonia. Ora l'arlia è tutta della tifoseria ducale, che dall'89 guardava la Reggiana dall'alto verso il basso: di classifica o categoria, compresi i 3 anni condivisi dai granata in serie A.
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