Catania nei guai, la Reggiana più vicina alla serie B
Arrestati i dirigenti del club etneo che rischia grosso, la società granata ha le tutte carte in regola per sperare nella cadetteria
REGGIO EMILIA. Prima l’inchiesta dirty soccer a Catanzaro con il coinvolgimento pesante del Teramo, fresco di promozione in serie B; poi, siamo a ieri, la bufera che ha travolto il Catania portando all’emissione di sette ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dirigenti etnei a partire dal presidente Antonino Pulvirenti e dal suo vice Pablo Cosentino. L’accusa, pesantissima, è quella di aver comprato alcune partite del campionato cadetto appena terminato così da portare in salvo la squadra rossoazzurra.
L'inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catania e le accuse ai dirigenti arrestati sono, a vario titolo, di frode in competizioni sportive e truffa. Per l’esattezza sono cinque le partite per cui la Procura di Catania «ritiene accertata la combine»: Varese-Catania0-3; Catania-Trapani 4-1; Latina-Catania 1-2; Catania-Ternana 2-0; e Catania-Livorno 1-1. Accertamenti sono in corso anche su Catania-Avellino (1-0).
Ora bisogna attendere il pronunciamento della giustizia sortiva ma la possibilità che Teramo e Catania vengano escluse dalla serie B (gli etnei rischiano addirittura la radiazione) sono concrete e questo, unito al fallimento del Parma, prefigura da uno a tre ripescaggi per riportare in numero di squadre a 22. Ma come si procederà per individuare i club ripescabili?
Entro il 30 giugno il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, su delega del consiglio federale, comunicherà i criteri per la selezione e l’entità dell’eventuale contributo a fondo perduto necessario per presentare domanda ( si parlava addirittura di un milione e 200mila euro, ma la Lega Pro è insorta e si è messa di traverso). I criteri in ogni caso non dovrebbero cambiare e questo dà speranze anche alla Reggiana, premesso che il posto lasciato libero dal Parma andrà all’appena retrocesso Brescia. Ovviamente scalpitano le altre retrocesse Entella e Varese ma anche altri club di Lega Pro – oltre ai granata – quali Lecce e l’Ascoli e, perché no, il Bassano che ha perso la finale dei play off. Va sottolineato che, norme alla mano, i bianconeri marcigiani non possono essere ripescati (i club è rinato come Ascoli Picchio nel 2014 dopo un fallimento), ma guardano con attenzione la situazione del Teramo, che rischia la retrocessione per illecito sportivo. L’Ascoli, secondo in campionato ma poi eliminato dalla Reggiana nei play off, ma si sente parte lesa e quindi con tutti i diritti di subentrare ai cugini teramani in B.
La Reggiana, stilando una graduatoria in base ai criteri vigenti, sarebbe comunque messa bene e, senza illudersi, ha tutti i diritti di sperare.
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