«Sei uno scimmione» Cori razzisti su Lawal
Il presidente della Dinamo: «Inconcepibili quegli insulti razziali» I fans biancorossi negano cori e offese, quelli sardi rincarano la dose
REGGIO EMILIA. Prima «scimmione», poi «negro di merda». I cori partono a ripetizione dalla curva biancorossa. La tensione, al PalaBigi, è a mille. Lawal risponde a modo suo: prima imitando uno scimmione, poi indicando Chikoko seduto in panchina toccandosi il braccio, come a dire: «La mia pelle è come la sua». Accuse di razzismo, scambi di battute al veleno, toni che faticano a rimanere nella giusta carreggiata.
È stata una brutta pagina, quella di gara 5 al PalaBigi. Ad accendere la miccia, il presidente della Dinamo Sassari Stefano Sardara, tramite i social network parlando esplicitamente di cori razzisti. Altri tifosi sardi presenti al Bigi hanno parlato anche di un coro altrettanto sgradevole, pecorai, a loro rivolto dagli spalti biancorossi. «Più ci penso e più non riesco a digerire gli insulti razziali contro Shane. Lo dico ora così poi nessuno si scandalizzerà... Se ricapitano e nessuno interviene, noi non giochiamo finché non verranno presi i giusti provvedimenti. Siamo nel 2015 ed ancora dobbiamo sentire i buuu e gli insulti per il colore della pelle??? Andiamo, è inaccettabile!», ha scritto Sardara generando centinaia di commenti, fra reggiani che negano l’accaduto e sassaresi che lo spalleggiano.
Poche ore dopo, Sardara ha fatto una precisazione: qui non si tratta della partita. Non si tratta neanche del caldo tifo di Reggio che ha giustamente sostenuto la propria squadra», ha aggiunto difendendosi dalle accuse di voler strumentalizzare in vista di gara 6: «Qui si tratta di stigmatizzare il comportamento di alcuni imbecilli che nel terzo millennio pensano ancora di poter usare gli insulti razzisti per sfogare le proprie repressioni. Se tutti insieme non stigmatizziamo questi comportamenti, anche il nostro sport si ammalerà come avvenuto da altre parti. Trovo assurdo che uno solo sulla faccia della terra, possa difendere questi comportamenti!», ha concluso, senza però rinunciare a discutere, senza eccedere nei toni, con chi ha commentato il suo post. La risposta del tifo organizzato biancorosso non è tardata: «la curva di Reggio non ha fatto il coro pecorai nei confronti dei sardi. Ci dissociamo se questo è stato fatto. Addirittura prima e dopo abbiamo scandito Dinamo, non vorremmo che fosse stato tutto costruito ad arte per infoiare l'ambiente. E ve ne diciamo un'altra: uno dei vecchi della curva ha origini sassaresi... dopo questa, chi vuole capire bene chi non vuole capire amen», è il commento apparso sulla pagina Fans di Pallacanestro Reggiana. Diversi sassaresi però continuano ad attaccare, ribadendo di aver sentito bene un coro, tanto chiaro da essere ascoltabile pure dalla diretta tv, anche se di controprove non ve ne sono. «Qualcuno può aver esagerato e nessuno lo nega, ma un conto è un idiota isolato, un conto dire che avremmo fatto dei cori di gruppo di questo genere, e proprio contro la Dinamo», replicano tanti tifosi della Grissin Bon.
Idem per le offese razziste contro Lawal. Qualche reggiano ammette di aver sentito «qualche parola di troppo, ma non so se erano rivolte a Lawal e non credo fossero offese razziste. Offese sì, ma come ne volano sempre. E purtroppo qualche stupido lo si trova in ogni palazzetto, Reggio e Sassari incluse, ma non vuole mica dire che siamo razzisti».
L’onda comunque non si è fermata, nel consueto dialogo fra sordi in cui queste discussioni tendono a finire. I tentativi di mediare e di calmare le acque non sono mancati, ma per ogni “pacifista” spuntavano un paio di persone pronte a rinfacciare torti subiti ed episodi precedenti Ad ogni modo, le due curve non hanno ceduto: «altro che rompere il gemellaggio, possiamo anche andare a gara 7 che noi rimaniamo amici e non ci facciamo influenzare da nessuno», hanno ribadito biancorossi e biancoblù. Il direttore della Gazzetta Paolo Cagnan ha così commentato: «Mi dissocio completamente da qualsivoglia insulto razziale, a prescindere dalle eventuali cause di scatenamento. Comunque sia andata, questa non è Reggio. E questo non è il basket che tutti noi - credo - amiamo».
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